Il suono della Terra. I Semiconductor al Sónar+D di Barcellona

L’installazione audio-visiva del duo inglese ha affascinato il pubblico del Sónar+D, la sezione del festival musicale spagnolo dedicata all’intreccio tra creatività, tecnologia e business. Un’immersione nei Big Data scientifici della conformazione terrestre, in forma di immagine e suono. Ecco il report.

Semiconductor, Earthworks, 2016 - SónarPLANTA - photo Alba Ruperez
Semiconductor, Earthworks, 2016 - SónarPLANTA - photo Alba Ruperez

LA TERRA E I BIG DATA
La monumentale installazione a cinque canali Earthworks è stata presentata durante il Sónar+D di Barcellona, dal 16 al 18 giugno, all’interno di uno dei padiglioni della Fira Montjuïc, quale produzione 2016 per SónarPLANTA, iniziativa di collaborazione fra Sónar e la Sorigué Foundation. Dopo Carsten Nicolai (aka Alva Noto) e lo studio ART+COM, quest’anno PLANTA ha invitato il duo inglese Semiconductor (aka Ruth Jarman e Joe Gerhardt) a esprimere la sua poliedrica creatività, basata sulla raccolta, sull’elaborazione e sulla traduzione di Big Data scientifici (come terremoti, attività vulcanica, dati climatici), declinandola secondo le attività della fondazione e i suoi valori.

L’ESPERIENZA DEI SEMICONDUCTOR
Il nostro lavoro si concentra sulla possibilità di visualizzazione dei Big Data raccolti scientificamente e provenienti dal mondo naturale” – raccontano Joe e Ruth. “Earthworks è la trasposizione audio video generativa della conformazione della Terra e dei suoi cambiamenti nel tempo, all’interno della (nostra) nuova era geologica denominata Antropocene. In questo lavoro ci sono quattro diverse fonti di dati sismici: tellurica, glaciale, vulcanica e urbana. Ognuna è ben distinta da quattro colori e suoni diversi e i dati urbani che rappresentano l’Antropocene sono molto più rumorosi, visivamente e acusticamente – il che è molto interessante”.
In riferimento alle origini del lavoro, i Semiconductor ricordano: “Ci siamo ispirati al landscape della cava di Planta, dove si possono vedere chiaramente i diversi strati di conformazione del terreno. Grazie alla collaborazione con il laboratorio dell’Università di Barcellona, poi, abbiamo conosciuto il loro sistema di modellazione analogica per la replica della formazione del paesaggio, attraverso l’utilizzo di strati colorati di sabbia e l’applicazione della pressione. I risultati sono davvero sorprendenti e suggestivi, così abbiamo cercato di ricrearli digitalmente. Vista la nostra esperienza nell’animazione del paesaggio e ricorrendo alla traduzione dei dati acquisiti dalla fonte stessa, abbiamo scelto di lavorare con dati sismici e di ricreare il paesaggio di partenza per suggerire una sorta di time-lapse della sua formazione”.
Questi dati sono stati raccolti dall’archivio pubblico IRIS (Incorporated Research Institution for Seismology) e dai dintorni di PLANTA – la cava della Fundació Sorigué nelle vicinanze di Balaguer (Leida) – con l’assistenza degli esperti in geotecnologia della scuola di Scienze della Terra dell’Università di Barcellona.

Semiconductor, Earthworks, 2016 - SónarPLANTA - photo Alba Ruperez
Semiconductor, Earthworks, 2016 – SónarPLANTA – photo Alba Ruperez

IL RESPIRO DEL PIANETA
Ciò che colpisce di Earthworks e della poetica dei Semiconductor è il concetto di “raw data” e la traduzione immediata cui gli artisti danno vita: trattandosi di dati prevalentemente numerici, la trasposizione come onde prima e come suoni poi risulta –in un certo senso – naturale. “Il punto di vista umano è piuttosto dominante nella raccolta scientifica di dati provenienti dal mondo fisico” – spiegano Joe e Ruth –, “soprattutto per i fenomeni che si verificano oltre i limiti della percezione: la scelta di cosa catturare e come comporta interpretazione e semplificazione. Amiamo lavorare con i dati “puri”, i “raw data”, creando dei software che semplicemente siano in grado di leggerli e riportarli secondo chiavi estetiche di basilare associazione audio visiva. I numeri formano naturalmente onde, e le onde suonano. E il suono è l’elemento generativo portante dell’opera. A livello video, invece, abbiamo lavorato con un programmatore per sviluppare un software generativo che seguisse le onde sonore”.
Il tema è affascinante e le scelte artistiche sono decisamente ben riuscite, Earthworks è un lavoro unico e irripetibile, per dimensioni ed effetto ambientale. Immersivo e ipnotico, partendo dalla visualizzazione del paesaggio arriva a creare – grazie all’elemento generativo algoritmico – un essere vivente artificiale, che respira e muta di fronte allo spettatore. Ora Joe e Ruth si interrogano su come, e se, sarà possibile avere nuovamente a disposizione queste circostanze straordinarie anche al di fuori di PLANTA. Noi ci auguriamo che le occasioni non manchino.

Federica Patti

www.plantaproject.org
www.semiconductorfilms.com
www.sonarplusd.com/activity/earthworks/

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Federica Patti
Federica Patti (Bologna, 1983) è curatrice che vive e lavora a Bologna. La sua ricerca si concentra sulle arti multimediali, su progetti interattivi e partecipativi e sulla scoperta di giovani artisti emergenti. È uno dei membri fondatori di roBOt, festival internazionale dedicato alle arti digitali e alla musica elettronica. Dal 2010 gestisce a Bologna SPAZIOBARNUM, uno spazio non profit dedicato alla presentazione e allo sviluppo di tutti questi argomenti di ricerca. Nel 2012 è entrata a far parte de LaRete Art Projects; ha lavorato come project manager per "Aelia Media" di Pablo Helguera. Ha partecipato alla realizzazione della mostra video “The Eye of the Collector”. Insieme a Julia Draganović ha curato “Funding for Isola”, quarta tappa della serie "Click o Clash? Strategie di collaborazione".