L’Odissea di Christopher Nolan è stata tutta girata in IMAX. Ecco perché
“L'Odissea” rappresenta il progetto più personale e ambizioso del regista britannico, a cominciare dalla realizzazione di un sogno: girare un intero film in IMAX
Per Christopher Nolan, l’Odissea non rappresenta semplicemente un nuovo adattamento del poema di Omero, ma il punto di convergenza di una ricerca artistica e tecnologica che attraversa tutta la sua filmografia. Il primo incontro con il poema risale all’infanzia, quando rimase affascinato dal Cavallo di Troia, dal Ciclope e dalle Sirene. Una fascinazione destinata a sedimentarsi negli anni fino a trasformarsi nell’ambizione di confrontarsi con quello che considera uno dei racconti fondativi dell’immaginario occidentale. Distribuito da Universal Pictures, il film ha esordito in testa al box office italiano, sfiorando i 10 milioni di euro nel primo fine settimana.
L’Odissea in IMAX: il sogno di Nolan
La scelta di adattare L’Odissea nasce infatti da una duplice consapevolezza. Da un lato, Nolan riconosce nel poema uno dei testi fondativi della cultura europea, un modello narrativo che ha attraversato secoli di letteratura fino a diventare una delle matrici del linguaggio cinematografico. Dall’altro, individua un’apparente lacuna: nonostante la sua centralità nell’immaginario collettivo, il viaggio di Ulisse non era mai stato affrontato con l’ambizione produttiva e formale del grande blockbuster contemporaneo. Il progetto diventa così l’occasione per misurarsi con un mito universale utilizzando gli strumenti del cinema spettacolare senza rinunciare alla complessità del racconto. L’adattamento diventa così meno un cambio di rotta che una dichiarazione d’origine del suo cinema. Da Memento a Oppenheimer, il regista ha costruito il proprio cinema attorno a figure costrette a ricomporre identità frammentate, attraversare il tempo e confrontarsi con dilemmi morali. Ulisse diventa così non tanto un nuovo personaggio ma il modello originario dei suoi protagonisti.

L’Imax come linguaggio e come ossessione
Ma L’Odissea rappresenta anche il compimento di un’altra ossessione del regista: il formato IMAX. Dopo averne progressivamente ampliato l’impiego negli ultimi quindici anni, Nolan realizza per la prima volta un lungometraggio interamente girato con cineprese IMAX a pellicola. Un risultato reso possibile dallo sviluppo, insieme agli ingegneri dell’azienda, di una nuova generazione di macchine da presa silenziate, in grado di registrare anche le scene di dialogo senza rinunciare alla qualità dell’immagine. Più che un primato tecnico, si tratta della concretizzazione di un’idea di cinema perseguita da tempo, in cui il dispositivo diventa parte integrante dell’esperienza percettiva dello spettatore. Per Nolan, l’IMAX non coincide con la spettacolarizzazione dell’immagine, ma con la sua materialità. La scelta di girare interamente in pellicola di grande formato si inserisce nella sua battaglia, ormai ventennale, contro la progressiva smaterializzazione del cinema digitale. Insieme al direttore della fotografia Hoyte van Hoytema, Nolan definisce il film una ‘”epopea intima”: una storia che utilizza la monumentalità dei paesaggi e la scala dell’immagine per raccontare, in realtà, il desiderio profondamente umano di un uomo di ritornare a casa. L’immensità del viaggio diventa così il contrappunto emotivo di una vicenda privata, fondata sul rapporto con Penelope, Telemaco e sul continuo confronto con i propri dilemmi morali.

Lo stile visivo e l’epica del racconto ripresi da vivo
Questa tensione tra epica e intimità trova corrispondenza anche nelle scelte stilistiche. Come in tutta la sua filmografia, Nolan privilegia location reali, effetti pratici e riprese dal vivo, utilizzando la tecnologia per rafforzare la credibilità dell’immagine piuttosto che sostituirla. Emblematica è la sequenza del sacco di Troia, girata di notte attraverso un innovativo sistema di illuminazione sviluppato per riprodurre il comportamento naturale del fuoco senza ricorrere alla tradizionale illuminazione cinematografica. Ancora una volta, l’obiettivo non è l’esibizione della tecnica, ma la costruzione di un’immagine capace di restituire una percezione fisica e concreta dello spazio.
In questo senso L’Odissea sembra sintetizzare l’intero percorso di Christopher Nolan: un cinema che continua a interrogare il rapporto tra tecnologia e materia, spettacolo e realismo, mito e contemporaneità, nella convinzione che l’innovazione tecnica abbia valore solo quando riesce a tradursi in un’esperienza emotiva e sensoriale autentica.
Margherita Bordino
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