“Fuck normality”. Ecco cosa è successo nei 7 giorni di Sicilia Queer Filmfest 2022

Si è conclusa il 5 giugno la XII edizione del Sicilia Queer Filmfest a Palermo, tra sperimentazione e immaginari alternativi per esplorare la molteplicità instabile del reale. Ha vinto “First Time” di Nicolaas Schmidt

Sicilia Queer 2022 foto Facebook
Sicilia Queer 2022 foto Facebook

Tra il 30 maggio e il 5 giugno i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo hanno accolto il XII Sicilia Queer FILMFEST: sette giornate di proiezioni cinematografiche, incontri letterari, discussioni con i registi e mostre che hanno dato la stura al mese dell’orgoglio queer. In gara 9 lungometraggi e 13 cortometraggi che hanno indagato modalità alternative di essere al mondo, immaginari non consensuali, spesso concepiti e girati da donne. In una congiuntura storica, nella quale persino le conquiste più basilari vengono messe in discussione e i diritti vanno presidiati con fermezza, il festival ha proposto una selezione di film che non riproducono passivamente modelli specifici di amore, intimità e desiderio. Al contrario, invitano a interrogarsi su configurazioni affettive e sessuali fuori dagli schemi e distanti dalle istanze eteronormative descritte e prescritte da una società che ancora fatica ad accettare la diversità.

SICLIA QUEER FILM FEST 2022. IL PREMIO DELLA GIURIA INTERNAZIONALE

Le battute finali di uno dei cortometraggi in concorso, Sad Cowboy Platonic Love di Ciel Sourdeau, condensano le intenzioni del festival: “qualsiasi tipo di disciplina deve essere smantellata”. Dietro la provocazione si cela l’urgenza sottesa a un certo cinema contemporaneo, insofferente alle tassonomie identitarie e ai codici espressivi che le veicolano. Non a caso è l’anti-convenzionalità il registro in cui si declina First Time/The Time for All but Sunset – VIOLET di Nicolaas Schmidt, il lungometraggio che si è meritatamente aggiudicato il premio della giuria internazionale, capitanata quest’anno da Dennis Lim. Un’unica ripresa fissa si limita a radiografare due adolescenti che si ritrovano seduti uno di fronte all’altro su un treno urbano di Amburgo. Nessuna parola tra i due giovani, che restano tuttavia inchiodati ai sedili, anche quando la locomotiva completa il giro delle fermate. Nella semplicità dell’impianto narrativo, nell’assenza dei dialoghi, nella sobrietà dei mezzi espressivi, nell’uso perfetto delle musiche, il film raggiunge una mirabile intensità. A riprova dell’arbitrarietà con cui è stato storicamente privilegiato il pensiero razionale che si articola nella parola, come veicolo prediletto, se non unico, di significato. Nulla in First Time è mediato dalle parole e sono le immagini a far filtrare la tensione del primo amore e le ombre di una sessualità con cui forse ci si deve ancora confrontare.

SICILIA QUEER FILM FEST 2022. LE ARTI VISIVE

È proprio la resistenza al principio di autorità e ai percorsi decifrabili il filo rosso che attraversa le varie sezioni di un festival sempre più multidisciplinare e teso a esplorare le storie ai margini e i meandri dell’indeterminatezza. Per la sezione delle arti visive, Rita Casdia (Barcellona Pozzo di Gotto – Messina, 1977) compone Eden (Museo di Palazzo Riso sino al 27 giugno), un bestiario di figurazioni ibride, in cui si annodano i reami dell’umano, del vegetale e dell’animale, piegando una narrazione tradizionale dell’essere umano come organismo unitario. Di forte impatto anche le proiezioni dell’installazione A Week’s Notice di Tomaso De Luca (Verona, 1988), in cui lo spazio domestico viene deformato in una meditazione sul senso di precarietà e il disfacimento. Ma il protagonista assoluto del festival è stato Mark Rappaport, omaggiato con un’imponente retrospettiva. Sempre presente in sala e disponibile a chiacchierare con amici e sconosciuti, il cineasta americano ha presentato i suoi video-saggi su Jean Seberg, Anita Ekberg e Rock Hudson—tra gli altri—che inanellano disamine sagaci sulle ambiguità dello star system, sui meccanismi di identificazione e rappresentazione come la sessualizzazione del corpo femminile e l’orientalismo del cinema hollywoodiano, con particolare curiosità per quelle stelle nascenti che hanno disatteso le aspettative. Appuntamento all’anno prossimo a fine maggio, quando a Palermo fioriscono le jacarande e gli ex capannoni industriali della Zisa tornano a popolarsi di un pubblico curioso e internazionale, sempre alla ricerca di un cinema che sperimenta, lontano dai modelli rassicuranti del mero intrattenimento.

– Edoardo Pelligra

https://www.siciliaqueerfilmfest.it/

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Edoardo Pelligra
Nato a Catania, vive a Londra e Torino. Ha studiato filosofia in Italia e in Germania, laureandosi in Estetica all’Università di Torino. Si è specializzato in Critical Theory and Gender Studies alla Goldsmiths-University of London, con una tesi sul cinema queer di Bertrand Mandico. Giornalista, iscritto all’Albo dal 2017, ha scritto e scrive di cinema, musica e cultura per testate come Bachtrack, Sistema Musica, OperaClick e Indie-eye. Collabora con Skill&Music, agenzia di comunicazione e ufficio stampa per artisti e istituzioni nell’ambito della musica classica e dell’opera lirica. Ha lavorato per CAMI Music, agenzia di management per le arti performative con sede a New York.