A quando una mostra sulle serie tv?

Autentico fenomeno dell’epoca recente, le serie televisive potrebbero essere un ottimo soggetto per mostre che coniughino ricerca e intrattenimento. Ecco perché

Sofia Helin, protagonista della serie tv Bron/Broen
Sofia Helin, protagonista della serie tv Bron/Broen

Il fenomeno delle serie (chiamarle serie tv è forse anche un po’ rétro) è uno dei fenomeni culturali più importanti del nostro tempo. Basti pensare a come Squid Game abbia portato alla luce un malessere sociale della Corea del Sud, e a come Servitore del Popolo sia riuscita ad anticipare la futura ascesa politica dell’attuale presidente ucraino. Realizzare una mostra dedicata alle serie, definita con una severa metodologia scientifica e con una grande conoscenza non solo delle serie tv, ma anche della realtà che raccontano, potrebbe essere forse l’opportunità di creare, nello stesso prodotto, una mostra che è insieme blockbuster e una mostra di ricerca.

Squid game
Squid game

COME ESPORRE LE SERIE TV

Sarebbero molteplici, infatti, le innovazioni che l’organizzazione di una mostra di questo tipo permetterebbe di affrontare, e di presentare poi al pubblico. Dalle riflessioni più prettamente artistico-culturali alla natura degli allestimenti, fino al difficile e delicato equilibrio tra leggerezza e rappresentatività culturale che il progetto curatoriale dovrebbe garantire, per produrre un percorso espositivo e culturale che non sia né troppo commerciale né troppo sofisticatamente ricercato. Indubbie poi le conseguenti riflessioni in merito alle opere che sarebbero portate in mostra e a quale sarebbe la loro natura una volta trasportate all’interno del percorso curatoriale. Ma le innovazioni riguarderebbero anche aspetti molto meno teorici: dalla gestione dei rapporti e delle autorizzazioni necessarie con le case di produzione sino alla corretta tipologia di display da utilizzare per favorirne la fruizione.

“Una mostra sulle serie tv coniugherebbe blockbuster e ricerca”.

E, non da ultimo, sarebbe interessante considerare le numerose possibilità in termini di organizzazione della mostra, come la possibilità di inaugurare, nello stesso momento, la stessa identica mostra in più Paesi, incrementando in modo considerevole le tecniche e le possibilità di distribuzione di questa peculiare categoria di prodotto artistico, tenendo altresì conto delle connessioni tra questa tipologia di mostra e le recenti introduzioni in ambito tecnologico-digitale, ad esempio la creazione di NFT delle opere esposte.
Una mostra che si presenterebbe sicuramente come un’operazione complessa, ma che permetterebbe al mondo dell’arte di affrontare molteplici elementi che, a oggi, non hanno ancora trovato un proprio preciso inquadramento all’interno del sistema dell’arte contemporaneo.

Stefano Monti

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #28

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.