“I cieli di Alice”: il cinema sperimentale di Chloé Mazlo racconta la guerra civile in Libano

Su Iwonderfull, la piattaforma di I Wonder Pictures in collaborazione con Mymovies.it, l’opera prima della regista francolibanese selezionata alla Settimana della Critica di Cannes

“I cieli di Alice”, il film della regista Chloé Mazlo
“I cieli di Alice”, il film della regista Chloé Mazlo

Chloé Mazlo, esperta in arti plastiche e animazione, è al suo esordio nel lungometraggio. Ne I cieli di Alice, che doveva essere presentato a Cannes 2020, l’edizione annullata causa Covid, racconta la storia di famiglia con uno stile inedito e personale. Di origini libanesi, nata nell’Île-de-France, la regista sceglie Alba Rohrwacher e il suo francese per un cinema sperimentale, coraggioso, internazionale.

“I CIELI DI ALICE”, IL FILM DI CHLOÉ MAZLO

Anni Cinquanta, Alice vive in Svizzera con la famiglia. La sua è una realtà chiusa e soffocante, che le va sempre più stretta. L’occasione per aprirsi al mondo e sfidare i genitori arriva quando le viene offerto un lavoro come ragazza alla pari a Beirut, in Libano. La accoglie una città libera, solare, che sorride alla vita. In questo paradiso troverà subito l’amore. Joseph è un astrofisico molto in gamba che progetta di costruire il razzo in grado di mandare il primo libanese nello spazio. Insieme metteranno su la famiglia perfetta. Una felicità apparentemente inesauribile viene ben presto scalfita dal dramma della guerra civile che riversa nella grande casa della coppia nel quartiere Ashrafieh decine di parenti e amici sotto shock. Le bombe e la guerriglia urbana stravolgono l’anima pura di quel paese che anni prima aveva accolto così generosamente la protagonista.

“I cieli di Alice”, il film della regista Chloé Mazlo
“I cieli di Alice”, il film della regista Chloé Mazlo

I CIELI DI ALICE, IL FILM DI CHLOÉ MAZLO TRA FICTION E REALTÀ

Il Libano, tormentato dal lungo conflitto interno iniziato nel 1975, viene raccontato attraverso una coloratissima ed emozionante storia d’amore. In bilico tra dramma e commedia, delicato, bizzarro, il racconto visivamente indimenticabile si ispira alla vicenda reale della nonna svizzera di Mazlo, emigrata in Libano nel ‘55. Ma anche alle tante storie dei libanesi che – come Wajdi Mouawad, il Joseph del film – negli anni furono costretti a riparare in Europa o in America a causa del protrarsi della guerra civile: quindici anni di stragi sanguinose, capovolgimenti di alleanze, ingerenze di Siria e Israele, costati la vita a oltre 150.000 persone tra civili e militari. In particolare il film si concentra sulle avvisaglie dello scontro, la sparatoria nell’aprile del ‘75 e il bombardamento del centro storico nel settembre dello stesso anno.

“I cieli di Alice”, il film della regista Chloé Mazlo
“I cieli di Alice”, il film della regista Chloé Mazlo

NEL CINEMA DI CHLOÉ MAZLO ANIMAZIONE E LIVE ACTION

Le prime sequenze aumentano subito le possibilità narrative alternando magnificamente animazione e live action. L’utilizzo spiazzante e geniale dello stop motion unito ai fondali illustrati restituisce le atmosfere sognanti vissute da Alice sotto i due cieli, quello svizzero e quello libanese. Chloé Mazlo, già vincitrice di un César per il miglior corto animato, ci folgora con le sue scelte favolistiche concentrandole nella prima metà del film, quasi a rimarcare il disincanto e l’impossibilità di aderire a una visione idealizzata quando tutto va in pezzi e la crisi politica si sovrappone a quella di coppia. Le tinte pastello, la fotografia saturata, i modellini, la puppet animation, ambiziose tecniche visive danno corpo a un linguaggio pittorico singolare per un’opera dal carattere quasi allegorico: il cuore di cartapesta che risplende nel petto, le radici che spuntano dalle suole delle scarpe, la pixilation per dar vita a una cicogna che porta i bambini, fino alla guerra in un angolo di strada conteso. Buffe fazioni strattonano una donna-cedro, l’albero simbolo del paese, in un probabile riferimento alla “linea verde” che per anni divise la città separando prima cristiani e mussulmani, poi sunniti e sciiti. Tante intuizioni affascinanti in un esordio intelligente, autoriale, ispirato, che di questi tempi suona come un prezioso inno alla pace.

– Luca Graziani

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Luca Graziani
Classe 2001, romano. Scrivo e parlo in radio da quando ero al liceo. Ora anche tv. Ho sempre avuto due cose in testa: il cinema e il giornalismo, con l’ambizione di farne un mestiere. La mia prima volta a Venezia? Diciottenne, da appena dieci giorni, tra la stampa l’unico in circolazione. Poi Torino e Roma. Una volta ho fatto anche il giurato del David Giovani.