“D. Time”. Il documentario che ricorda Lady Diana, donna controcorrente e icona di stile

Ripercorre le vicende di vita di uno dei personaggi più amati dal popolo inglese (e non solo) il documentario che Rai Uno manderà in onda la sera del 31 agosto: “D. Time – Il tempo di Lady D.” racconta come Diana Spencer sia diventata un’icona pop e di stile

Lady Diana
Lady Diana

Era trentaseienne quando Diana Spencer – nota a tutti come Lady Diana – perse la vita a Parigi, schiantandosi con l’auto contro un pilone della galleria sottostante il Pont de l’Alma. Nel giorno dell’anniversario dalla morte, avvenuta il 31 agosto 1997, Rai Documentari dedica alla sua memoria la prima serata su Rai Uno trasmettendo D. Time – Il tempo di Lady D., documentario sulla vita della principessa. La conduttrice del Tg1 Laura Chimenti è la voce narrante che scandisce il racconto della vita di Lady D. e dei trentasei anni che l’hanno vista protagonista della scena internazionale: il documentario mostra filmati d’archivio inediti, insieme a scene iconiche, frame dei cambiamenti culturali, sociali, economici vissuti in prima persona da Lady D. negli anni ’80 e ’90. “Abbiamo deciso di partecipare alla produzione di questo documentario perché, diversamente dalle altre biografie, ci rivela la principessa Diana come elemento di trasformazione della società, mettendo in luce come la sua personalità abbia cambiato per sempre il modo di percepire la sua epoca”, dichiara Duilio Giammaria, direttore di Rai Documentari.     

Diana icona moda anni '80
Diana icona moda anni ’80

LADY DIANA DETTA LO STILE

In 16 anni, cioè dal suo matrimonio con il Principe del Galles Carlo fino alla sua morte, Lady Diana è riuscita a rivoluzionare lo stile britannico andando oltre il protocollo della casa reale; per fare ciò ha dovuto mettere in discussione anche se stessa e il mondo al quale apparteneva. Quindici milioni di persone sono rimaste incollate alla TV per assistere alla celebrazione del matrimonio con Carlo, più grande di lei di 12 anni. Per l’occasione, il suo abito da sposa fu disegnato da David ed Elizabeth Emanuel che avevano cominciato la loro attività sartoriale solo 4 anni prima. Il vestito aveva uno strascico di sette metri ed era decorato con rari merletti antichi. Nel 1981 le sue mise erano ancora antiquate, la trasgressione alla norma è iniziata infatti dopo il divorzio dal Principe Carlo, diventando un’indiscussa icona di stile: ogni anno Diana spendeva 1,2 milioni di sterline in abbigliamento, personal trainer e terapie varie, aveva un’ossessione per il fitness ma il suo modo di apparire le permetteva di districarsi dall’etichetta troppo severa della corte inglese. Il suo modo di presentarsi al pubblico è cambiato nel tempo: all’inizio a prevalere è la Diana timida, più tardi la ribellione sfocia in una sensualità elegante e non volgarmente ostentata. L’alleanza-amicizia con Gianni Versace, che dal 1992 supporta il suo estro con outfit che hanno fatto la storia della moda, le fa raggiungere l’effervescenza: tailleur trasformati in power suit e vestiti da gala impeccabili. Prima di Versace, aveva scelto giovani ma promettenti designer: Catherine Walker, Bruce Oldfield, Victor Edelstein e Jasper Conran.

Diana Spencer
Diana Spencer

LADY DIANA ICONA POP 

Tuttavia, è il modo di costruire la propria immagine e di interpretare gli abiti che ha rapito il cuore degli inglesi, e non solo: Lady Diana era capace di intuire la situazione sociale, di assecondare le cortesie diplomatiche pur rimanendo fedele al suo brio e alla sua personalità. Ecco che in Scozia si presenta in tartan; a Hong Kong sfoggia l’Elvis dress, ricoperta di perle dalla testa ai piedi; davanti al Taj Mahal osa con gli accostamenti cromatici rosso – che per la cultura indiana è di buon auspicio – e viola. La ricordiamo in alcuni celebri scatti del 1985 di Pete Souza mentre si scatena in un ballo con l’attore John Travolta: si trovava alla Casa Bianca, avvolta in un nuvolo di velluto blu notte, un abito a sirena con ampio scollo disegnato dallo stilista Victor Edelstein. Insomma, Lady D. è riuscita a farsi amare e a trascinare l’opinione pubblica dalla sua parte, leggiadra e decisa, fragile e allo stesso tempo forte, con il suo indiscusso savoir faire. Rimane un’icona pop, non solo di stile.

– Giorgia Basili

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.