Apre a Firenze il Supercazzola Store dedicato alla saga Amici Miei

Il film scritto da Pietro Germi, diretto nei primi due capitoli da Mario Monicelli e poi da Nanni Loy, è celebrato da questo negozio che vende gadget, tshirt, film e anche vini firmati Tognazzi

Gastone Moschin in Amici Miei di Monicelli
Gastone Moschin in Amici Miei di Monicelli

Quante volte avete usato nella vostra vita il termine Supercazzola? E quante volte avete cercato di fare una Supercazzola a qualcuno sviando una situazione difficile o imbarazzante? Se è capitato è perché evidentemente siete seguaci della famosa trilogia, scritta in prima battuta da Pietro Germi, poi girata nei primi due capitoli da Mario Monicelli e nel terzo da Nanni Loy.

Amici Miei
Amici Miei

IL NEGOZIO SUPERCAZZOLA STORE

La saga di Amici miei attraversa un decennio: l’Atto I è del 1975, l’Atto III è del 1985. Le vicende dei cinque amici scavezzacollo percorrono la storia d’Italia; le loro storie si sviluppano nella città di Firenze, che non è solo fondale, ma compagna di vita, sorella, complice dei loro scherzi, drammi, pasticci. Ed è proprio Firenze a dedicare loro il primo store per fedelissimi, ovviamente il Supercazzola Store, una vera e propria mecca per aficionados, sulle tracce del Conte Mascetti, del Necchi, del Sassaroli, del Melandri, del Perozzi. Un viaggio che si fa iconico a partire dalla via in cui si colloca il negozio: Via de Renai, nota per l’intramontabile scenetta del vigile. In vendita gadget, magliette, dvd, i vini de La Tognazza, azienda fondata da Ugo e portata avanti dal figlio Gian Marco, un angolo food, ma anche oggettistica dai film che si possono inserire in un afflato comune ad Amici Miei, come Fantozzi, Il Ragazzo di Campagna con Renato Pozzetto, Il Marchese del Grillo, con Alberto Sordi, Febbre da Cavallo, con il recentemente scomparso Gigi Proietti, tutti accomunati dallo humour nero, il senso del dramma, l’amore per la celia, come atto esistenziale. Non mancheranno eventi, iniziative e un tour fiorentino alla scoperta dei luoghi. 

AMICI MIEI E IL SUPERCAZZOLA STORE

Amici Miei è un film che oggi non si potrebbe girare. Crudo, sfrontato, antiretorico, privo di filtri, sicuramente non politically correct, è la storia di una amicizia virile (e spesso parecchio maschilista) tra cinque esponenti della piccola borghesia fiorentina. C’è l’Architetto Rambaldo Melandri, interpretato da Gastone Moschin, che lavora al Comune, ma nel cuore è un fragile poeta sempre incline a innamorarsi e a lanciarsi in disperate avventure per compiacere la Beatrice del momento. C’è il giornalista Giorgio Perozzi, interpretato da un grande Philippe Noiret, il più brillante dei cinque, che diventa il grande assente del gruppo per la prematura scomparsa. E il Conte Lello Mascetti, aristocratico decaduto e squattrinato, con il volto di Ugo Tognazzi (peraltro la coppia Noiret Tognazzi era già stata varata ne La Grande Abbuffata di Marco Ferreri, nel 1973). Insieme a loro il barista Guido Necchi, proprietario dell’omonimo bar punto di ritrovo e base per i loro scherzi, interpretato prima da Duilio Del Prete e poi da Renzo Montagnani. Si aggiunge il cattivissimo chirurgo Alfeo Sassaroli, con la voce e le fattezze del grande Adolfo Celi, l’attore dei due mondi, diviso tra l’Italia e il Brasile. “Cari amici miei”, diceva il Perozzi. “Mentre me li guardo a uno a uno mi domando, con improvvisa tenerezza, come mai quest’amicizia è durata tanto. Un’amicizia con regole precise anche se non ce le siamo mai dette. (…) E poi il diritto al reciproco sfottimento e alla canzonatura. E la totale e tacita solidarietà appena si tratta di giocare con l’esistenza. Ma più che altro la voglia di ridere e il gusto difficile di non prendersi mai sul serio”. Mitologici per i fan, nella realtà disperati, con le vite distrutte o quasi, famiglie impossibili, amori e matrimoni che non funzionano, figli disgraziati o pieni d’odio per il genitore. Personaggi che mettono in gioco il comune senso della morale. Il gesto esistenziale dello scherzo diventa così la via di fuga, lo sguardo dolce amaro sulle cose del mondo, la “Carriola” di Luigi Pirandello. Un film da riguardare senza pregiudizi o filtri. Magari con la voglia di ridere e di non prendersi sul serio.

Santa Nastro

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.