Archivio Antonioni alla Palazzina Marfisa d’Este a Ferrara? “Una falsa pista”. Sgarbi smentisce

Già da tempo a Ferrara si parlava della nuova destinazione dell’archivio del grande Michelangelo Antonioni, che alla fine sarà ospitato nello spazio PAC della Galleria d’Arte Moderna. Ma tra le ipotesi c’era la Palazzina Marfisa d’Este, che aveva fatto discutere non poco gli studiosi. Ecco perché.

Palazzo Massari, Ferrara. ph. Nicola Quirico
Palazzo Massari, Ferrara. ph. Nicola Quirico

È stata data la notizia ufficiale della apertura dello Spazio Antonioni al Padiglione Arte Contemporanea in corso Porta Mare di Palazzo Massari a Ferrara, che sorge all’interno della Galleria d’Arte Moderna. Uno spazio espositivo permanente che celebrerà la vita e l’opera del grande regista ferrarese, insignito dell’Oscar alla carriera nel 1995. “Ci piace l’idea che lo spazio Antonioni sia per Michelangelo un ritorno a casa”, ha spiegato la regista, attrice e moglie di Antonioni, Enrica Fico in occasione di un evento legato alla riapertura del Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara. Come riportato da Ansa, “non sarà quindi un museo a lui dedicato, ma una vera e propria casa. Le case di Michelangelo erano piene di atti creativi. Lo spazio Antonioni a Ferrara non sarà quindi solo il posto dove vedere i suoi film, i suoi quadri, le sue 11mila foto, ma inviteremo anche le persone che, nel nome di Michelangelo Antonioni, vogliono fare e insegnare arte, non solo cinema. Perché il Pac? Michelangelo amava i posti ampi e luminosi, e la luce cambia continuamente. Starà anche a noi valorizzarla”, ha concluso. “Il giardino attorno al Pac potrà inoltre diventare un cinema all’aperto“.

Palazzina Marfisa d'Este Ferrara
Palazzina Marfisa d’Este Ferrara

L’ARCHIVIO ANTONIONI: LE ALTRE OPZIONI IN BALLO

Quella dell’archivio di Michelangelo Antonioni pare essere una vicenda che, dopo anni di stallo, si conclude con il lieto fine. Un finale non scontato, tuttavia, a causa delle polemiche sorte attorno alla sua futura sede. Le ipotesi in ballo erano diverse: da Palazzo Diamanti, troppo connotato, a Palazzo Prosperi, dove i lavori di ristrutturazione avrebbero richiesto troppo tempo. Era rimasta la Palazzina Marfisa d’Este, edificata a partire dal 1559 per volere del marchese Francesco, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia e passata nel 1578 in eredità alla figlia Marfisa, amante delle arti e della cultura. Divenuta proprietà comunale nel 1861, fu ristrutturata e aperta nel 1938 grazie a Nino Barbantini, critico ferrarese della prima metà del Novecento, direttore di Ca’ Pesaro e poi dell’Accademia di Belle Arti a Venezia. Fu lui a curare il percorso museale della Palazzina Marfisa d’Este, acquistando grazie alla Cassa di Risparmio di allora (oggi BPER Banca) dei mobili d’epoca, con l’intento di trasformarla in una casa-museo e fornire un esempio di arredamento sul modello estense.

Palazzina Marfisa d'Este Ferrara
Palazzina Marfisa d’Este Ferrara

LA PALAZZINA MARFISA D’ESTE, UNICUM MUSEOGRAFICO A FERRARA

L’eventualità della collocazione del museo dedicato ad Antonioni alla Palazzina Marfisa d’Este, e quindi il conseguente sconvolgimento del percorso museale realizzato da Barbantini, aveva suscitato le polemiche degli studiosi. “Lo smantellamento distrugge un unicum museografico sino ad ora conservato”, dice ad ArtribuneRanieri Varese – storico dell’arte precedentemente direttore dei musei ferraresi, poi ordinario di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Ferrara – che già nel 2019 aveva espresso il suo dissenso tramite una lettera aperta firmata anche dallo scrittore Roberto Pazzi, per la salvaguardia del bene storico. “Il Museo fu costruito da Nino Barbantini negli anni Trenta con l’intenzione di dare visivamente ai visitatori l’idea di una dimora rinascimentale, proponendo l’identità della città”, prosegue. “Tutto l’arredo, acquistato sul mercato antiquario fu comprato dalla Cassa di Risparmio; ora ne è proprietaria la subentrata BPER, la quale tace. Già la passata amministrazione e, in continuità, quella attuale hanno negato l’allestimento Barbantini utilizzando l’edificio per mostre di arte contemporanea”. La palazzina estense è infatti oggi utilizzata per mostre temporanee (attualmente riaperta con la personale Claudio Koporossy. Invisibilia), che allo stesso modo modificano il percorso originariamente concepito. “È stato annunciato che il museo Antonioni sarà collocato al PAC di Palazzo Massari. Resta grave che si sia pensato di collocarlo alla Marfisa; egualmente grave che continui e sia stata istituzionalizzata la destinazione della palazzina a sede di mostre di arte contemporanea che ne cancellano l’allestimento”.

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

LA VICENDA DELL’ARCHIVIO ANTONIONI A FERRARA. IL COMMENTO DI SGARBI

Quella della palazzina Marfisa d’Este è stata una falsa pista”, ha commentato Vittorio Sgarbi, raggiunto da Artribune, “la vedova di Antonioni ha già visitato gli spazi del PAC assieme a Michele Placido, approvandoli”. Per quanto riguarda lo svolgimento delle mostre temporanee, però, non è dello stesso avviso, sminuendo in parte il lavoro di Barbantini e definendolo un “allestimento fossile, con arredi acquistati da un antiquario”, che non avrebbe altrimenti visibilità né capacità di attrazione per il pubblico, secondo il critico d’arte ferrarese. La questione pare, per ora, conclusa.

– Giulia Ronchi

https://www.archivioantonioni.it/

Dati correlati
AutoreMichelangelo Antonioni
CuratoreVittorio Sgarbi
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.