Driven to Abstraction: il documentario sulla più grande truffa dell’arte contemporanea

80 milioni di dollari in 15 anni: la storia vera di come una delle gallerie più famose di New York ha venduto a peso d’oro 40 dipinti contraffatti.

Driven to Abstraction
Driven to Abstraction

Un colpo da 80 milioni di dollari passato quasi inosservato. A non passare inosservata è stata la chiusura, violenta e inaspettata nel novembre 2011, della galleria d’arte Knoedler & Company, istituzione mondiale e gemma dell’Upper East Side. Oggi sappiamo che i due eventi sono correlati: il documentario Driven to Abstraction, disponibile in lingua inglese, spiega come sia stato possibile che la Knoedler, fondata nel 1846 e sopravvissuta a due guerre mondiali e tre crisi economiche, abbia portato avanti una truffa di proporzioni epiche per anni.

Daria Price
Daria Price

DRIVEN TO ABSTRACTION: UN COLPO LUNGO 15 ANNI

La falsificazione è stata colossale, e ha coinvolto nomi forti dell’arte contemporanea americana: Mark Rothko, Jackson Pollock e Robert Motherwell sono tra gli artisti contraffatti in almeno 40 tele. Nel documentario viene descritta come “la più grande truffa di arte americana mai vista“. Lo scandalo è stato ancora maggiore data la nomea della galleria: chi aveva lavorato con la Knoedler e la sua storica presidente Ann Freedman afferma: “non ti chiedevi nemmeno se una loro opera potesse essere falsa, davi per scontato che fosse perfetta“, come ha riferito la regista Daria Price al TheGuardian. Glafira Rosales (la responsabile, una collaboratrice di Freedman mai vista dai compratori) ha convinto la presidente dell’esistenza di un misterioso cliente, tale “Mister X”, che cercava di vendere un tesoro in tele ereditate senza certificati. E così Mister X e il figlio avrebbero venduto alla galleria tele preziose per 15 anni. Freedman si è definita, per questo, “la prima vittima di Rosales”.

DRIVEN TO ABSTRACTION: LA VERA ORIGINE DEI DIPINTI

I lavori erano in realtà dipinti da un immigrato e imitatore cinese chiamato Pei-Shen Qian, che dal suo studio nel Queens vendeva le tele per cinquemila dollari l’una attraverso il fidanzato di Rosales José Carlos Bergantiños Díaz e il fratello Jesús. Questi l’avrebbero aiutato a “invecchiare” i dipinti macchiandoli con bustine di tè. Quando il caso è esploso nel 2016, con un processo da 25 milioni di dollari su denuncia di un cliente scontento, tutti i responsabili erano già fuggiti. L’unica inchiodata dalla giustizia è stata Rosales, trovata colpevole di frode ed evasione fiscale nel 2013. Ma il processo è andato avanti anni: solo nell’agosto 2019 si è chiusa la decima causa contro la galleria Knoedler.

Dal documentario Driven to Abstraction
Dal documentario Driven to Abstraction

DRIVEN TO ABSTRACTION: UN MONDO PIENO DI SEGRETI

Con l’indagine sono emerse sconcertanti incongruenze: nessuno si era chiesto perché, su una tela, Pollock fosse scritto sbagliato (senza la c)? E nessuno si era chiesto perché alcuni dipinti fossero realizzati con materiali inesistenti al tempo della datazione? Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile se il mondo delle gallerie e dei compratori non fosse così opaco e il mercato dell’arte privo di regolamentazione. “Questa non è una mancanza accidentale di trasparenza: è come va nell’ambiente”, ha detto Price, ricordando che nessuno dei compratori abbia parlato con gli altri, condividendo i propri dubbi. “Ai collezionisti piace l’anonimato, lo stesso vale per i compratori e i prezzi… tutto contribuisce a creare un mondo dove questo può accadere”. Per non parlare dell’imbarazzo del trovarsi coinvolti nello scandalo: inutile dire che nessuno dei compratori abbia partecipato al documentario. “Sapevo sarebbe stato complicato, per via di quella segretezza che ha permesso che la truffa andasse avanti così a lungo” ha concluso la regista.

– Giulia Giaume 

https://www.driventoabstractiondocumentary.com/index.html

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.