Da serie tv a film. La storia di Deadwood

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Stavolta non si parla esattamente di una serie, ma del film a essa ispirato. “Deadwood: the movie”, diretto da Daniel Minahan, riprende il filo di una serie interrotta dopo la terza stagione.

Nel 2019 è uscito su Sky Atlantic Italia Deadwood: the movie, diretto da Daniel Minahan e scritto da David Milch. Gli affezionati lettori di questa rubrica si chiederanno: come mai su serial viewer si parla di un film? Perché questa produzione, realizzata per la televisione, è stata concepita come l’episodio conclusivo di una “seriona” by HBO andata in onda tra il 2004 e il 2006.
Una storia strana, quella di questa creatura di David Milch: un grande successo di pubblico, riconoscimenti, il plauso della critica. Eppure, dopo la terza stagione e in attesa di cominciare i lavori per la quarta, Deadwood è stata interrotta, vai un po’ a capire perché, lasciando orfani e inconsolabili milioni di fan. Lo scorso anno, tredici anni dopo nella realtà, e undici anni dopo nella finzione, arriva questo film che cerca in qualche modo, e bisogna dire con grande rispetto della serie e dei personaggi (ma non sempre con lo stesso mordente), di rimettere le cose a posto.

LA TRAMA DEL FILM DEADWOOD

Ambientata nel 1876, subito dopo la battaglia di Little Bighorn, nel selvaggio west, Deadwood è un cantiere aperto, una città nascente di pionieri e delinquenti, avventurieri di frontiera e prostitute, ma anche di gente in cerca di una nuova opportunità. La vita della comunità ruota intorno al Gem, il saloon di Al Swearengen, interpretato da uno sfolgorante Ian McShane. La sua nemesi è l’ex sceriffo Seth Bullock, interpretato da Timothy Oliphant, con cui Al instaura un rapporto di odio-rispetto. In città arrivano inoltre il cercatore d’oro Wild Bill Hickok con Charlie Utter e Calamity Jane, l’imprenditore ebreo di origine tedesca Sol Star e l’imprenditore George Hearst.

UNA RICOSTRUZIONE AZZECCATA DEL FAR WEST

Molti aspetti della serie sono naturalmente romanzati e seguono un preciso filone narrativo (alcuni personaggi sono di invenzione, ad esempio la magnifica prostituta Trixie), ma tutte le sopra citate figure sono realmente esistite – come la stessa cittadina di Deadwood – e fanno parte dell’epopea dei pionieri negli Stati Uniti. La ricostruzione è strabiliante, l’atmosfera è avvolgente, la narrazione tiene col fiato sospeso. E francamente il prodotto, dopo tredici anni, non risulta per nulla datato. Anzi, come il vino, è invecchiato proprio bene.

Santa Nastro

USA, 2004-2006
Ideatore: David Milch
Genere: western, drammatico, in costume
Cast: Timothy Olyphant, Ian McShane, Molly Parker
Stagioni: 3 | Episodi: 36 | Durata: 48′-60’ a episodio

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #53

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.