Inaugura il Torino Film Festival 37. Anteprima italiana per Jojo Rabbit di Taika Waititi

Se ne La vita è bella un bambino attraverso il gioco è protetto dalla guerra, qui un altro bambino è sedotto, manovrato dall’odio razziale. Anteprima italiana per Jojo Rabbit, la commedia amara sul nazismo già presentata al Toronto Film Festival e al London Film Festival

Taika Waititi and Roman Griffin Davis in the film JOJO RABBIT. Photo by Kimberley French. © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
Taika Waititi and Roman Griffin Davis in the film JOJO RABBIT. Photo by Kimberley French. © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

“Sarà una risata che vi seppellirà”. Con lo slogan del movimento del 1977 il direttore del Torino Film Festival Emanuela Martini dichiara l’inizio della 37esima edizione, in corso fino al prossimo 30 novembre. La citazione originale, appartenente all’anarchico russo Mikhail Bakunin, vissuto nell’Ottocento, fu ripresa dall’“ala creativa” del movimento. La risata intesa come ridere del potere, beffarsi di questo, in diversi momenti della storia dell’uomo la risata è stata il mezzo più efficace per debellarlo o per cambiarlo. Citazione più calzante non poteva quindi esistere per introdurre al film d’apertura del Torino Film Festival, Jojo Rabbit, diretto e interpretato da Taika Waititi. Il film basato sul libro Caging Skies di Christine Leunens è una commedia nera con un cast straordinario: Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, Rebel Wilson, Stephen Merchant, Alfie Allen, Sam Rockwell e Scarlett Johansson. Jojo Rabbit è un film Fox Searchlight e Walt Disney e debutterà nelle sale italiane il prossimo 16 gennaio.

Taika Waititi and Roman Griffin Davis in the film JOJO RABBIT. Photo by Kimberley French. © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
Taika Waititi and Roman Griffin Davis in the film JOJO RABBIT. Photo by Kimberley French. © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

INNOCENZA RUBATA

Jojo Rabbit potrebbe sembrare nella sua descrizione una cosa assurda: una commedia sul nazismo. Invece è così, è un’avventura che sembra disperata, che alterna grandi risate a grandi momenti di sconforto e che in qualche momento sa dare anche un forte pugno allo stomaco. Jojo è un bambino di 10 anni che ha un amico immaginario, Adolf Hitler. Fa tutto ciò che lui gli dice, per essere come lui, per non deluderlo. Sono gli anni della Seconda Guerra Mondiale e Jojo vede negli ebrei un nemico pubblico. Jojo è solo un bambino che dovrebbe correre, giocare, salire su un albero e magari cadere. È un bambino manipolato dal potere e dall’odio, in questo caso rappresentato dal nazismo. Per lui c’è ancora speranza. Nei suoi occhi si legge l’innocenza della sua età, della sua poca esperienza nella vita e della bontà che lo contraddistingue e che non gli permetterebbe di uccidere neppure un coniglio. Attorno a Jojo ruotano una serie di personaggi, oltre al suo amico immaginario, un surreale Führer interpretato dallo stesso Waititi. Jojo ha un amichetto vero che vive anche lui inconsapevole il nazismo, una mamma affettuosa e “misteriosa”, un comandante “buono” che vive (o sopravvive) quel momento storico. Jojo Rabbit è un film forte ma leggero, divertente e terrificante, nuovo ma già visto.

LA GUERRA HA COLORE?

Jojo Rabbit è un film che pur se ambientato in tempo di guerra, non mostra questa terribile minaccia, se non sul finale. Anzi, sfrutta i colori pastello. Quei colori che in genere lo spettatore è abituato a gustare in un film di Wes Anderson. La guerra con i suoi colori, i suoi rumori si fa presente solo quando il piccolo Jojo scopre la bugia del potere e del nazismo. Prima il suo era un mondo colorato ma finto. Waititi non solo si serve dello spazio per descrivere il movimento del film e la crescita del suo personaggio, ma studia una colonna sonora ancora più contrastante delle parole. Una per tutte: sceglie di chiudere il racconto con Heroes di David Bowie. Sul finale del film dice la sua Roman Griffin Davis, che interpreta Jojo ed è presente a Torino: “alla fine mi sono riconosciuto un po’ nel personaggio di Jojo. All’inizio è un bambino che è stato manipolato, a cui sono state inculcate delle idee troppo grandi per lui da comprendere. Come Jojo anche io per un certo periodo ho fatto finta di avere un amico immaginario. Era Luke Skywalker, e insieme a lui anche nonno Yoda. Ora però mi ritengo fortunato perché ho veri amici”.

L’ARTE DELLA RISATA, ANCHE BENIGNI ED ECO

Una commedia sull’olocausto noi la conosciamo bene, sempre se commedia la si può definire! La vita è bella di Roberto Benigni ha regalato alla storia del cinema alcune delle scene più belle in cui il gioco è mezzo di protezione e difesa dell’innocenza dei più piccoli. E guardare questo film e non pensare al film di Benigni è impossibile, anche se è una storia raccontata da un’altra angolazione. C’è chi ha definito Jojo Rabbit un’operetta, chi una satira. È semplicemente un film che parla all’oggi di una storia vecchia ma che sotto diverse forme, anche quella del bullismo, si ripete quotidianamente. È un film che vuole esorcizzare le paure e fare riflettere sui demoni del presente accompagnando lo spettatore con una grande risata. È un modo per l’arte di essere invasiva e forse più diretta. La risata è un’arma formidabile. Non a caso lo scrittore Umberto Eco affida al riso un ruolo emblematico nel suo Il nome della rosa. È il riso il segreto che i monaci dell’Abbazia vogliono nascondere, per impedire che contagi le generazioni successive, arrivando dal Medioevo fino a noi.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.