Interdependence, un film corale sul rapporto tra uomo e natura. L’incontro con i registi

Consapevolezza, sensibilità e diffusione sono le parole chiavi per indagare e riflettere sul fattore umano in relazione alla natura. Direttamente dalla Festa del Cinema di Roma

KA MUA KA MURI di Karin Williams, New Zeland
KA MUA KA MURI di Karin Williams, New Zeland

È stato presentato alla stampa della 14esima Festa del Cinema di Roma Interdependence, un film composto da 11 corti firmati da registi internazionali che hanno dato un respiro ampio e riflessivo alla delicata tematica del cambiamento climatico. L’attenzione è posta sull’umanità e sulla sua responsabilità rispetto alla natura, la quale assume un aspetto sempre meno favorevole. Un mondo che con l’andare del tempo va deteriorandosi sotto l’occhio volutamente cieco di chi lo abita. I registi che hanno partecipato a questo progetto sono: Faouzi BensaÏdi (Marocco), Ása Hjörleifsdóttir (Islanda), Salomé Lamas (Portogallo), Bettina Oberli (Svizzera), Shahrbanoo Sadat (Afghanistan), Mahamat-Saleh Haroun (Chad), Leon Wang (Cina), Nila Madhab Panda (India), Daniela Thomas (Brasile), Silvio Soldini (Italia), Karin Williams (Nuova Zelanda).  Hanno sposato il progetto di ART of the World, associazione non governativa associata al dipartimento ONU dell’Informazione Pubblica (UNDPI) fondata da Adelina von Furstenberg che vanta una vasta rete di contatti e collaborazioni in tutto il mondo.  L’obiettivo è quello di porre l’attenzione sui principali effetti dei cambiamenti climatici, come: la siccità di aree e di fiumi e le prospettive economiche e sociali che si sviluppano, la qualità dell’aria che respiriamo, lo scioglimento dei ghiacciai causato dal surriscaldamento globale, l’inquinamento e la crisi sanitaria ad esso legata, la distruzione di ecosistemi a causa di un turismo invadente e poco attento. Questo e molto altro è raccontato nelle undici storie all’interno di un film che vuole far riflettere, educare e che, a tal proposito, verrà diffuso capillarmente nelle università, nei musei, nelle istituzioni culturali e scuole insieme ad attività educative di supporto, come seminari e talk. Abbiamo parlato di questo film e di questo progetto con Faouzi BensaÏdi e Silvio Soldini.

Quanto è stato difficile affrontare la drammatica situazione ecologica cercando comunque di mantenere la poesia e l’armonia di un mondo che stiamo irrimediabilmente perdendo?
Silvio Soldini: Non è semplice perché la situazione è veramente drammatica. Il mio tentativo era quello di lasciare comunque quel barlume di speranza, visto che delle cose si possono ancora fare. Il problema è che manca la volontà, a livello politico, globale, da parte di molte Nazioni. Il problema non è più reversibile però si può placare, tamponare, si può anche arrestare. Magari, in un futuro si riuscirà ad assorbire anche parte dell’anidride carbonica che c’è nell’atmosfera – il 150% di più di quando ci fu l’avvento della rivoluzione industriale.

Faouzi BensaÏdi: Io penso che sia una tematica vicina al formato del cortometraggio. Un modo di raccontare attraverso piccole storie. È come catturare un momento. Dopo, magari, ci potrà essere la possibilità di fare un film più lungo, un documentario, ma il formato del cortometraggio è più concentrato, capace di ‘imporre’ una certa precisione e una forte attenzione.

Questo film sarà diffuso nelle università, nei musei, nelle istituzioni culturali. Che riscontro pensate di ottenere dagli spettatori più giovani?
Silvio Soldini: Beh, i giovani stanno diventando un battaglione. Questo movimento del Friday For the Future un segno lo sta lasciando e se ne parla sempre di più. Però bisogna che a livello politico vengano prese decisioni e si facciano delle cose concrete; allo stesso è necessario che ognuno, nel proprio piccolo, smetta di pensare a sé stesso e alle proprie comodità e abitudini. Ogni azione ha un effetto sull’ambiente che ci circonda, e quindi bisogna iniziare a pensare anche come spostarsi, che senso ha prendere un treno o un aereo. Il ruolo degli alberi e delle piante in questo mondo è enorme, ma noi non gli diamo abbastanza valore. È un atteggiamento difficile da scalfire, da cambiare. Ma bisogna provarci.

Faouzi BensaÏdi: Io credo che i giovani siano molto più coscienti – nei loro quattordici e diciotto anni – e i movimenti di tutto il mondo ne sono la prova. E penso davvero che possano influenzare le menti adulte. Il film spero che si indirizzi a differenti categorie. Spero anche che abbia un’importanza per i “climato-scettici” per farli svegliare. Sfortunatamente ancora non c’è una coscienza urgente.

Consapevolezza, sensibilità, diffusione sono le parole chiave per risolvere il problema o cercare di arginarlo. Quanto è importante l’arte (tutta) in questo arduo compito?
Silvio Soldini: Non so se sia nodale ma sicuramente un ruolo ce l’ha. È giusto che un prodotto del genere venga fatto, che undici registi di undici parti del mondo vengano coinvolti su un tema del genere, e ognuno porti un suo piccolo tassello, una sua goccia, una propria visione del problema. Mi è sembrato molto interessante partecipare ad un progetto del genere e spero che lasci un segno. Non si può pretendere che il cinema (in generale) o un film facciano cambiare la direzione in cui sta andando il mondo, però possono dare un aiuto.

Faouzi BensaÏdi: Io penso che l’arte possa sensibilizzare il pubblico poiché parla attraverso l’emozione, la sensibilità e la bellezza. L’arte non si limita ad un “adesso”, è sempre stata non un mezzo ma una possibilità di comprensione. Un qualcosa in più. L’arte agisce in modo naturale. Porta messaggi diretti, qualcosa di importante e necessario.

-Valentina Muzi

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