My So-Called Life: il teen drama con Claire Danes ha compiuto 25 anni

Prima di diventare una star di Hollywood, l’attrice di Homeland è stata la quindicenne imperfetta e insicura di My So-Called Life: la serie della ABC che raccontò gli adolescenti in maniera autentica diventando una pietra miliare del genere teen drama. Ovunque, tranne in Italia

My So-Called Life
My So-Called Life

Il 1994 non è un anno come gli altri, televisivamente parlando. È un anno più vispo del solito. Sul piccolo schermo George Clooney indossa il camice in E.R. – Medici in prima linea, Roma Downey scende giù dal cielo in Il tocco di un angelo mentre una ben assortita compagnia di giovani newyorkesi si fa conoscere bevendo tazzone di caffè in Friends. Sono loro a inaugurare la nuova stagione televisiva nel settembre di quell’anno ed entro breve inizieranno a spartirsi gli indici di ascolto. Nelle retrovie c’è però un piccolo teen drama che dal mese prima scalpita per mettersi in mostra. Si intitola My So-Called Life e lo trasmette ABC il giovedì sera. All’opposto dei ragazzi di Beverly Hills 90210, ormai da quattro anni saldamente al comando nel cuore del pubblico americano, gli adolescenti di My So-Called Life sono intenzionati a raccontare com’è complicata la loro vita. Sul serio e senza sconti. La protagonista assoluta della serie si chiama Angela Chase (Claire Danes), la sua voce narrante si fa largo sullo schermo portando allo scoperto pensieri, interrogativi e timori di un’intera generazione. Per esempio, dichiara che “la scuola è come un campo di battaglia per il cuore” e, giusto per scuotere la sua vita ordinaria e perfetta, decide di tingersi i capelli di rosso. Come se fosse una sfida a se stessa. Con i suoi occhi dolci e inquisitori al tempo stesso a frugare dappertutto, Angela è diventata l’adolescente qualunque del piccolo schermo anni Novanta, facendo strada ai teenager di Dawson’s Creek, Roswell, One Tree Hill e Freaks and Geeks.

LA PRODUZIONE

Dietro le quinte scalpita pure la premiata ditta Edward Zwick e Marshall Herskovitz, coppia di sceneggiatori e produttori da tempo al lavoro su un genere di televisione dal sapore eminentemente familiare tra confronti generazionali, fitte al cuore e qualche pugno allo stomaco: basti pensare a Thirtysomething del 1987 o ad Ancora una volta (1998) con la giovanissima Evan Rachel Wood di Westworld. Non sempre facili da digerire e privi di ruffianerie, i loro tv drama sofisticati e prestigiosi continuano a incontrare il favore degli executive delle reti americane, anche quando i dati di ascolto sembrano remare contro. E a una serie sofisticata sugli adolescenti, Zwick e Herskovitz pensano in effetti dal 1976 mentre sono nello staff di In casa Lawrence, altro celebre telefilm familiare di ABC. Quando nel 1991 la rete chiude Thirtysomething, i due si rivolgono alla scrittrice Winnie Holzman per progettare una serie sui teenager mai vista prima in tv. I paragoni con la generazione cui appartengono Zwick e Herskovitz sbilanciano ogni iniziale entusiasmo. I teenager cambiano, dicono loro. E invece no, ribatte Holzman, sono tutti uguali ovunque e in qualunque tempo. Dopo aver frequentato in incognito l’ambiente delle high-school, la scrittrice si presenta ai due con decine di pagine piene di annotazioni e pensieri. Angela Chase è nata in quelle pagine. C’è così tanto materiale a disposizione che il programma inizialmente pensato di 25 minuti a episodio viene allungato a un’ora.

EVERWOOD

L’impatto di My So-Called Life sul pubblico più giovane, nel bene e nel male, è simile all’impatto che eserciterà sulla nuova generazione di showrunner televisivi. Greg Berlanti, l’autore di Everwood (2002), a Entertainment Weekly confesserà che la serie possedeva il ritratto più autentico e doloroso dell’adolescenza mai offerto in tv. Il produttore di Beverly Hills 90210 Paul Stupin si innamorò della sua onestà narrativa, mentre Kevin Williamson prelevò particelle esistenziali di Angela Chase gettandole nell’impasto televisivo da cui uscirà il suo osannato Dawson’s Creek (1998). I temi affrontati in My So-Called Life mettono spesso a dura prova la pazienza degli spettatori. La vocazione per il reale che esce dalla writers room si dimostra un’arma a doppio taglio quando il team di sceneggiatori, tra cui spicca il Jason Katims di Friday Night Lights, comincia a parlare di omosessualità, armi introdotte a scuola, insegnanti libertari in stile John Keating. Pur con le sue nomination agli Emmy Awards, i milioni di spettatori davanti alla tv, My So-Called Life spinge subito il piede sull’acceleratore, perdendo per strada parecchi suoi iniziali estimatori proprio a causa di eccessiva spontaneità (lo confidò Jeff Bader, uno dei produttori dello show, al Minneapolis Star Tribune nel gennaio 1997). Forse per tale ragione è diventato la gemma preziosa dei teen drama che conosciamo facendosi apprezzare anche all’estero. E tuttavia in Italia, per ragioni ignote, My So-Called Life non s’è mai visto.

CHI È CLAIRE DANES

Claire Danes ha appena 13 anni quando le presentano Angela Chase. Al casting avvenuto a New York prima di lei c’è una ragazzina di nome Alicia Silverstone: con il suo aspetto prezioso e perfettino si è appena giocata la parte principale. Zwick e Herskovitz d’altro canto sono alla ricerca di una adolescente che sprigioni una bellezza non del tutto sbocciata. A Claire basta leggere la parte del pilot in cui è previsto che Angela pianga per conquistarli. Quando finalmente gira l’episodio pilota nel gennaio 1993, lei e i genitori sono convocati da Zwick per preparare la ragazza a ciò che l’attende una volta che lo show andrà in onda. Per Claire Danes si tratta della più ovvia postilla all’ossessione per la recitazione germinata in tenera età e che fino a quel momento aveva portato qualche particina in Law & Order e il ruolo di una delle figlie di Dudley Moore in un telefilm mai partito. My So-Called Life riaffiora ancora oggi come l’esperienza più bella e formativa della sua carriera (“Angela sono io, dirà, anche se non mi somiglia per niente”) e la più faticosa tra doveri scolastici e doveri professionali. Nella primavera del ’94 l’attrice è talmente esausta che Herskovitz si vede costretto a chiudere il set per quattro giorni.

UNA ISPIRAZIONE PER I GIOVANI O VICEVERSA?

Nonostante la routine inquisitoria di Angela (Perché la mia ex migliore amica ha il ragazzo e io no? Perché mia madre è più graziosa di me?), My So-Called Life funziona grazie alle storie degli altri ragazzi: la casinista Rayanne Graff (A.J. Langer), in estasi per essere finita su una discutibile classifica realizzata dai compagni di scuola; Brian Krakow (Devon Gummersall), il bravo ragazzo della porta accanto; e ancora: Rickie Vasquez, il primo adolescente gay della tv americana, grazie al quale il suo interprete Wilson Cruz, diciannovenne all’epoca delle riprese, fece coming out davanti alla madre e gli andò bene. Lo fece in presenza del padre e venne sbattuto fuori di casa. Una circostanza subito assorbita nella narrazione di uno degli episodi per volere di Winnie Holzman con effetti miracolosi nella riconciliazione tra padre e figlio. Quanto al non ancora famoso Jared Leto, il suo Jordan Catalano, bello e irraggiungibile, emanava sullo schermo un fascino a tal punto “magnetico” che dopo aver girato il pilot gli autori già immaginano un arco narrativo tutto su di lui.

LA STORIA DELLA SERIE

Soltanto l’indecisione della rete ABC rovina la festa. Soddisfatta dai primi risultati, ma ancora incerta dove collocare la serie in palinsesto, continua a rinnovarla a blocchi di sei episodi alla volta trasformando la vita degli attori in uno snervante andirivieni: la serie è girata in California e la Danes, nata e cresciuta a New York, è costretta a trovare sistemazione provvisoria lì assieme alla famiglia. Alla fine, per la season premiere viene scelto il giovedì sera del 25 agosto 1994. Col senno di poi, una collocazione infausta. Con l’arrivo di Friends su NBC e la presenza di Innamorati pazzi (Mad About You) guidato a tutta birra da Helen Hunt, My So-Called Life resta eufemisticamente asfaltato dalla concorrenza. A questo punto, con irritante lentezza, giunge il nuovo anno senza certezza di rinnovo per la stagione due (il finale è lasciato aperto di proposito). Qualcuno mette in mezzo Claire Danes e il grande schermo che in quel momento la reclama disperatamente: l’attrice ha già girato Little Women accanto all’amica Winona Ryder durante le pause forzate di My So-Called Life e ora l’attende I Love You I Love You Not con Jeanne Moreau. La storia finisce allora così: My So-Called Life viene cancellata ufficialmente a causa del calo degli ascolti e passata a MTV dove sarà replicata decine di volte. I fan si mobilitano in era pre-hashtag e agitazioni social affinché le sia data una seconda chance. Perfino i critici americani danno una mano scrivendo che la serie è uno dei migliori drama della stagione assieme a Cinque in famiglia (Party of Five, il telefilm sui fratelli Salinger interpretato da Matthew Fox e Neve Campbell). Le carriere di Danes e Leto nel frattempo partono in quarta. Per tutti gli altri, pubblico compreso, Angela Chase rimane una vita interrotta: eternamente giovane, eternamente adolescente.

Mario A. Rumor

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Mario A. Rumor
Ha scritto di cinema e televisione per Il Mucchio, Empire Italia, Lettera43, Just Cinema e numerose altre riviste italiane e inglesi, tra cui Protoculture Addicts, TelefilmMagazine, Retro, Widescreen, DVD World, ManGa!, Scuola di Fumetto e Leggere:Tutti. Con Weird Book ha collaborato al volume “Joe Dante. Master of Horror” con un saggio su Gremlins, e pubblicato le monografie “Un cuore grande così. Il cinema di animazione di Isao Takahata” (2019, seconda edizione), “Osamu Dezaki. Il richiamo del vento” (2019). È inoltre autore di “Tōei Animation. I primi passi del cinema animato giapponese” (Cartoon Club, 2012), “Created By. Il nuovo impero americano delle Serie Tv” (Tunué, 2005) e “Come bambole. Il fumetto giapponese per ragazze” (Tunué, 2005). Vincitore nel 2015 del Premio Letterario Nazionale “Trichiana Paese del libro” e del premio speciale Casse Rurali Valli di Primiero e Vanoi nell’ambito del prestigioso premio letterario “Grenzen-Frontiere”.