La “Favola” di Filippo Timi dal teatro arriva al cinema con il film diretto da Sebastiano Mauri

Identità e genere, colori e costumi, cose dette e non dette. È una Favola, è la nostra vita che dal teatro arriva sul grande schermo, con protagonista Filippo Timi e con la regia di Sebastiano Mauri. Un evento cinematografico distribuito da Nexo Digital

“Favola” di Filippo Timi dal teatro arriva al cinema con il film diretto da Sebastiano Mauri

“Il nome è una cosa molto importante. Nel nome sta scritto il carattere di ognuno di noi”, recita Filippo Timi in Favola. Il film diretto da Sebastiano Mauri è stato presentato allo scorso Torino Film Festival ed esce in sala con Nexo Digital come evento speciale in 200 sale italiane fino al 27 giugno. Colori, vestiti, tagli, scenografia. Tutto ricorda i meravigliosi anni 50, quelli di Grease. Con Favola, tratto da uno spettacolo teatrale firmato dallo stesso Timi che porta in scena dal 2011, lo spettatore viene catapultato negli Stati Uniti, tra barboncini impagliati, tè corretti al whisky, peccaminose lezioni di mambo e minacce d’invasioni aliene. Mrs. Fairytale, la nostra eroina, passa le sue giornate rinchiusa nella sua meravigliosa casa dei sogni e senza un attimo di respiro. Un mondo surreale in cui le aspirazioni e i sogni dei personaggi prendono corpo, si scontrano, crollano e si realizzano. Un sogno, forse, in cui chiunque può finalmente essere chi vuole, ma dietro al quale si cela un’altra, sconvolgente realtà. Una commedia “fantastica” e surreale per confrontarsi con il tema attuale dell’identità, attraverso un’estetica sfarzosa e sorprendente.

TIMI, LA CASALINGA AMERICANA

Verità, leggerezza e divertimento sono i “pantoni” migliori per descrivere un film come Favola. Non si tratta di un semplice film, ma di un’esperienza di visione e racconto che accoglie lo spettatore grazie anche a una finissima interpretazione che non coinvolge solo Filippo Timi ma anche Piera Degli Esposti, Lucia Mascino, Luca Santagostino e Sergio Albelli. Favola è un quindi un film corale e si fonda su “l’allegro ma non troppo” mostrando una prigione di donne, vittime del mondo esterno ma anche di loro stesse. Tema centrale della narrazione è un sottile quesito: che male fa l’amore? Tacchi alti numero 47 e sessioni di trucco interminabili per Filippo Timi che interpreta Mrs Fairytale, una casalinga americana molto e ben stereotipata che vive in una vita apparentemente perfetta e monotona. Come avviene sempre, dietro la facciata perfetta si nascondono segreti terribili e verità ovvie ma taciute per troppo tempo. E la narrazione “prende una piega diversa” quando nella Favola “cominciano a succedere delle piccole cose, finché non ne succede una che lascia tutti a bocca aperta: mi spunta un pisello!”, afferma l’attore.

“Favola” di Filippo Timi dal teatro arriva al cinema con il film diretto da Sebastiano Mauri

DONNE, PARITÀ E TEATRO

Come detto prima, Favola conduce lo spettatore negli Stati Uniti degli anni Cinquanta, periodo in cui le donne erano forzate ad essere felici dall’immaginario del momento, costrette ad essere affascinate da… un’aspirapolvere. In un’intervista Filippo Timi dice: “nel dopoguerra, quando i mariti sono tornati a casa, si sono ritrovati le mogli che avevano tirato avanti benissimo. Per metterle sotto, le costrinsero a indossare bustini che spostavano gli organi interni, gonne ampissime, tacchi alti e a essere pettinate sempre perfettamente. È complicatissimo fare le faccende domestiche così”. La versione cinematografica di Favola è stata ovviamente adattata al grande schermo: sono stati ridotti i monologhi, i personaggi della piece sono stati ridimensionati e altri nuovi sono stati creati. Anche la casa in fase di adattamento ha guadagnato più respiro e per questo dalle sue finestre si può ammirare il Canyon, lo skyline di una grande città e i quartieri classici e rassicuranti che conosciamo bene dalla serialità televisiva. Con le stesse parole di Timi: “è un film sull’emancipazione femminile, su quanto sia difficile emanciparsi, togliersi il giudizio degli altri e affermare se stessi, unici per quello che si è. Cosa che ancora oggi è difficile”.

– Margherita Bordino

 

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.