Arriva nelle sale italiane il film Downsizing, la satira sociale di Alexander Payne

Arriva nelle sale italiane il film Downsizing, prodotto d’apertura della Mostra del Cinema di Venezia 2017, che ricorda nella trama il film campione di incassi The Truman Show

Downsizing
Downsizing

Ricordate The Truman Show? La storia del bambino, poi uomo, cresciuto all’interno di una “scatola”, di un format tv alla Grande Fratello, poi scappato in cerca di libertà, lontano dai controllori, verso un mondo reale? Non è dissimile il messaggio contenuto nel film Downsizing – prodotto d’apertura della Mostra del Cinema di Venezia 2017 e nelle sale italiane dal 25 gennaio con 20th Century Fox -. Il film mostra allo stesso modo un “mondo altro”, nato sempre dalla mente bizzarra dell’uomo. Il principio qui, però, non è l’intrattenimento, ma la salvaguardia del mondo.

LA TRAMA

In Norvegia un gruppo di scienziati trova la formula perfetta per rendere l’uomo più piccolo, trasformandolo in un “oggetto” in miniatura, alto al massimo 10 o 12 cm. Una brillante scoperta che ha come scopo la riduzione dei rifiuti, dei danni ambientali, degli sprechi e quindi la creazione di uno spazio incontaminato che risolva la questione ambiente come quella della sovrappopolazione del mondo. Un buon intento, se non fosse che l’uomo, di grandi o piccole dimensioni, non è mai sazio e contento di quello che ha e rischia di estremizzare, sempre. Il mondo di Downsizing è nuovo, piccolo e artificiale. Qui il sole filtra da grandi tendoni mentre la vita lì fuori va avanti. Qui si può scegliere se diventare minuscoli ed entrare a fare parte della comunità in miniatura, dove anche la ricchezza è quadruplicata, o restare nella normalità e quindi nel grande mondo dello spreco. Downsizing non è un film drammatico ma neanche comico. È un racconto che mette sicuramente molta ansia. Voi cosa fareste? Diventereste piccoli piccoli per una “vita da sogno” ma senza alcuna possibilità di tornare indietro?

LA SCELTA DEI PROTAGONISTI

Non è una scelta facile. Non è un mondo distopico quello di Downsizing, è un mondo altro. O meglio, è il nostro ma estremizzato, come solo l’uomo sa fare. Alexander Payne, alla regia del film con protagonista Matt Damon, traccia una storia tragicomica dai risvolti positivi. Eppure per quanto nel reale l’uomo si sforzi, non esiste una perfezione come quella presentata dal film. La precisione scenografica dei dettagli, i colori tra cui primeggia il bianco latte non lasciano spazio all’interpretazione: è un mondo finto più che perfetto. In uno scambio di battute tra due personaggi uno dice all’altro: “è una comunità davvero sicura. Non esiste criminalità”. In risposta: “è questo che mi preoccupa”. Il personaggio interpretato da Kristen Wiig nel film è forse quello più interessante. Lei decide di farsi rimpicciolire per salvare il mondo ma nel momento propizio si tira indietro, abbandonando il marito al suo destino in miniatura. Il suo “io”, o forse l’egoismo, la fermano giusto in tempo, perché indietro non si può tornare. Payne costringe lo spettatore a una riflessione ben precisa, sulla vita e i cambiamenti “piccoli piccoli” che potrebbero portare alla salvezza.

UNA RIFLESSIONE SULLA NATURA DELL’UOMO

Downsizing riflette con humor sulla fine del mondo e sulla insaziabilità e incontentabilità dell’uomo, ed è pura satira sociale. Se da un lato c’è la questione dell’ambiente e della scarsa cura che l’uomo ha verso di esso, dall’altro c’è il volere costruire, controllare, la voglia di andare sempre oltre. Orazio in Le Satire rifacendosi alla filosofia aristotelica scriveva: “c’è una misura in tutte le cose, vi sono insomma dei precisi confini al di là e al di qua dei quali non può trovarsi il giusto”. Ecco, il film di Alexander Payne è una brillante opera sul senso della misura. C’è un reale troppo grande; e poi c’è un “paese delle bambole” dove tutto è più piccolo, più ricco e si risparmia tempo sulla “fine del mondo”. Andando contro natura.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.