Le giornate di Ciné. Uno sguardo al cinema italiano

Durante Ciné – Le giornate di Cinema, la rassegna tenutasi dal 4 al 7 luglio a Riccione, si è parlato molto della situazione del settore cinematografico italiano – dai vistosi cali di incassi al botteghino alle nuove alleanze alle frizioni tra produttori, esercenti e distributori, fino a una legge che fatica a essere messa in pratica. Le prospettive future e la volontà di rilancio hanno tenuto banco durante diversi incontri, nei quali sono intervenuti esponenti di spicco dell’industria.

Ciné – Le giornate di Cinema, Riccione 2017
Ciné – Le giornate di Cinema, Riccione 2017

Una delle battute che lo storico sceneggiatore e giornalista Ennio Flaiano ripeteva più spesso era: “Il cinema italiano è in crisi”.
E lo diceva prendendo in giro il cinema, perché ogni volta che andava a cena da qualcuno, che fosse Fellini o qualche grande produttore o sceneggiatore, la portata principale era sempre il cinema italiano è in crisi. A 45 anni dalla sua morte, la sua ironia risulterebbe più attuale che mai. Durante le giornate dedicate alla presentazione dei listini per il prossimo semestre da parte delle grandi case di distribuzione e agli incontri tra le più importanti figure del settore italiano, lo spettro che aleggiava sullo sfondo era sempre la vecchia cara frase di Flaiano.
A sentire Francesco Rutelli, presidente ANICA intervenuto a molte conferenze, ci si trova in un periodo di passaggio, in cui c’è grande fermento ma anche grande confusione. Si può parlare di un vero e proprio cantiere a cielo aperto. L’innovazione più attesa era l’entrata in vigore della legge Franceschini relativa al cinema, una vera e propria legge di sistema a lungo richiesta, che purtroppo non è stata ancora attuata. Dall’altro lato, un buon punto di partenza può essere il ritorno nella sfera pubblica di Cinecittà o la possibilità di un rilancio dei David di Donatello.

Ciné – Le giornate di Cinema, Riccione 2017
Ciné – Le giornate di Cinema, Riccione 2017

Nonostante questo, i dati presentati da Box Office parlano di un vero e proprio annus horribilis per il cinema italiano. Le quote di mercato del nostro cinema rispetto a quello internazionale sono ai minimi storici (18,6% rispetto al 29% dello scorso anno), la media degli incassi dei film italiani è crollata vertiginosamente, e non basta aggrapparsi alla scusa che quest’anno non è approdato in sala alcun film di Checco Zalone, perché, anche in considerazione di questo fattore, i numeri sono impietosi. A peggiorare il quadro c’è da dire che la stagionalità del cinema italiano, per cui d’estate non escono molti film e difficilmente qualcuno di importante, non fa sperare in un recupero nella seconda parte dell’anno.

I PARERI

Partendo da tale analisi e dalla prospettiva fiduciosa di Rutelli, diverse figure centrali dell’industria hanno espresso il loro parere.
Secondo Giampaolo Letta, AD e vicepresidente della Medusa Film, bisogna concentrarsi maggiormente sullo spettatore e seguirlo di più. Il pubblico è diventato molto più selettivo, e un grosso problema della realtà nostrana coincide con la scarsa innovazione e qualità degli sceneggiatori, per cui si può addirittura parlare di una mancanza di mestiere. In assenza di qualità ed empatia, la conseguenza è una disaffezione dal grande schermo. A sostegno di questo parere, l’esempio del successo di Lo chiamavano Jeeg Robot o Perfetti Sconosciuti dimostra che se ci fossero più film italiani di livello, i risultati sarebbero altri.

Ciné – Le giornate di Cinema, Riccione 2017
Ciné – Le giornate di Cinema, Riccione 2017

Secondo Richard Borg, invece, AD della Universal Pictures, un grosso limite italiano è l’assenza di una promozione efficace. A suo parere i buoni film italiani esistono, così come i diversi talenti, ma questi non sono valorizzati nella maniera giusta. L’esempio che ha portato è Indivisibili di De Angelis, un film di grande qualità, ma promosso in maniera poco attenta. Non si giustifica altrimenti come il cinema in Italia stia crollando decisamente di più che nel resto del mondo, soprattutto se paragonato alla realtà europea, dove gli altri mercati si stanno assestando sempre di più su buoni livelli.
Un altro problema sorto e sottolineato da Paolo Del Brocco, AD di Rai Cinema, è invece il crescente disinteresse dei giovani nei confronti della sala. Sempre meno ragazzi, specialmente nella fascia 14-21 anni, vanno al cinema. Le risposte a questo dato sono diverse: dalla mancanza di un’espressione di questa generazione nelle sale al prezzo del biglietto troppo alto a una mancanza di incentivi per i giovani alla crescita di realtà alternative come Netflix o Amazon Video.
A tal proposito è interessante quanto affermato da Nicola Maccanico, AD di Vision Distribution, la nuova realtà distributiva del panorama italiano. Secondo Maccanico la sala ha perso la sua centralità, c’è maggiore concorrenza e bisogna dunque elaborare in maniera più strategica le uscite nelle sale e far in modo di conoscere meglio il pubblico.

I PROBLEMI

Andrea Occhipinti, produttore e CEO di Lucky Red, ha sottolineato invece come molti dei problemi risiedano nella comunicazione tra le varie parti coinvolte nella creazione e diffusione di un film. C’è poca collaborazione e, specialmente dal lato artistico, più interesse ad arrivare ai festival ed essere riconosciuti che a comprendere la risposta del pubblico.

Ciné – Le giornate di Cinema, Riccione 2017
Ciné – Le giornate di Cinema, Riccione 2017

In definitiva, alcuni flebili rilanci sono stati proposti, come la presentazione Disney di un film con Fabio Rovazzi, nella speranza di creare un altro fenomeno sulla stessa lunghezza d’onda di Zalone. Oppure l’idea di indirizzare le proprie energie verso una nuova iniziativa che abbia un grande riscontro come è stata quest’anno Cinema2day (il cinema a 2 euro i primi mercoledì del mese), iniziativa che ha avuto un grande riscontro di audience ma che ha fatto forse più danni che altro all’industria. O ancora la volontà di investire molto di più sui giovani, seguendo un modello francese che pone enorme attenzione ai ragazzi.
Ricapitolando, la situazione rimane caotica e tutt’altro che positiva, ma se non altro qualcosa si muove, ci sono contrasto, rabbia e volontà di cambiamento.
La speranza è che, come ha concluso Rutelli, non si rimanga tutti affetti dalla sindrome BANANA: build absolutely nothing anywhere near anything. Perché siamo il Paese più poetico e artistico al mondo, che lo si voglia o no, che lo si valorizzi o meno, e perdere gradualmente questo primato sarebbe un grave danno.
Il cinema italiano è in crisi, è vero, e forse Non ci resta che piangere, citando un famoso film con Benigni e Troisi. L’importante è farlo in maniera ironica e geniale, come alla fine noi italiani siamo sempre stati in grado di fare, specialmente nei momenti di più grande difficoltà.

Tommaso Santambrogio

www.cinegiornate.it

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Tommaso Santambrogio
Milanese classe 1992, Tommaso Santambrogio si è laureato in economia e management per l’arte, la cultura, i media e la comunicazione presso l’Università Bocconi. È appassionato e affamato di tutto, specialmente di ciò che non è economico, come l’arte nella sua totalità, il cinema (più è ricercato o semplicemente geniale meglio è), la musica, la letteratura, la poesia e qualsiasi disciplina culturale e che tocca l’uomo nella profondità dell’animo. Ama viaggiare, come testimoniano le esperienze lavorative in una galleria d’arte contemporanea a Cape Town e presso il festival del cinema indipendente europeo di Parigi. Si considera un regista e uno sceneggiatore, senza però avere il benché minimo diritto per farlo; ha collaborato a diversi progetti culturali e imprenditoriali universitari e non, e ama i sognatori in quanto è l’unica categoria in cui si riesce a identificare.