Molte le vite di artisti, grandi o meno noti, presenti alla 67esima edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino. A partire dal ritratto dello scultore e pittore svizzero, appena presentato in concorso

Quando guardiamo un dipinto, ne vediamo solo il risultato finale, quello che l’artista ha scelto di rivelarci: senza riuscire a percepirne il processo creativo a monte. Un mistero che è al centro del film Final Portrait, dedicato alla figura di Alberto Giacometti, presentato in concorso al festival Berlinale dal regista e attore italo-americano Stanley Tucci, grande ammiratore dell’artista. A distanza di dieci anni dal suo ultimo lungometraggio Blind Date – remake in salsa americana dell’omonimo film olandese diretto nel 1996 dallo scomparso Theo Van Gogh – Tucci sceglie di raccontare in Final Portrait i diciotto pomeriggi che, negli anni ’60, il pittore e scultore svizzero impiegò per ritrarre, nel suo atelier parigino, il giovane scrittore americano James Lord, autore del libro A Giacometti Portrait, dove ogni conversazione con l’artista è annotata con minuzia: un documento unico in grado di restituire la vita quotidiana, la parola e il processo intimo della pittura di Giacometti.

GLI ENIGMI DI JOSEPH BEUYS

Il punto di partenza“, spiega il regista che, dal 18 febbraio, vedremo in qualità di attore sui grandi schermi italiani nella sua interpretazione del film plurinominato agli Oscar Il caso Spotlight, ”è stato proprio quel testo: non amo i film biografici, ma mi piacciono le ricostruzioni concentrate su dettagli che spiegano tutto, collocando i personaggi, come in questo caso, dentro il loro microcosmo”. A interpretare il perfezionista (e mai soddisfatto) artista è l’attore premio Oscar (con Shine) Geoffrey Rush, mentre il ruolo dello scrittore americano amante dell’arte è ricoperto da Armie Hammer. Ma quella di Giacometti non è l’unica biografia d’artista presente in questa edizione di Berlinale diretta da Dieter Kosslick e in corso fino a 19 febbraio: ci sono il documentario in concorso Beuys di Andres Veiel, che s’interroga sugli enigmi e le contraddizioni dell’arte contemporanea attraverso le opere del grande artista tedesco Joseph Beuys; e Maudie, di Aisling Walsh, sulla vera storia della pittrice folk canadese Maud Lewis che, malata di artrite reumatoide, supera la propria infermità grazie all’amore del marito (interpretato nel film da Ethan Hawke), diventando una delle artiste più popolari in Canada.

Claudia Giraud

www.berlinale.de

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è Caporedattore Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica "Art Music" dedicata a tutti quei progetti dove il linguaggio musicale si interseca con quello delle arti visive. E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).