Mommy di Xavier Dolan. Il caso dell’anno nella Francia del cinema

Ha vinto il Prix du Jury all’ultimo Festival di Cannes ed è stato selezionato per rappresentare il Canada agli Oscar. “Mommy” è diventato un caso cinematografico come in Francia non se ne vedevano dai tempi de “Le invasioni barbariche”.

Non ho nessun tipo di formazione, ho interrotto gli studi a diciassette anni, ho vissuto un periodo solitario. Da piccolo non vedevo film, vengo da un ambiente popolare. Sono un ‘ignaro’. Il mio istinto più profondo sono riferimenti di tipo commerciale, i drammi familiari degli Anni Novanta. Sono i miei riferimenti di bambino, io ho cominciato a diciotto anni pensando a film che avevo visto a dieci: ‘Titanic’, ‘Batman’, i film con Robin Williams come ‘Jumanji’. Non ho visto nessun film di Fassbinder o Cassavetes, non ho avuto tempo per farlo”. In latino si utilizza la locuzione ex professo per descrivere una persona che conosce perfettamente la propria arte o scienza. Xavier Dolan è l’esatto opposto, ed è forse questo suo stile quasi en passant il segreto di un successo che lo ha visto – a soli venticinque anni di età e con cinque film all’attivo – vincere il Prix du Jury all’ultimo Festival di Cannes, essere selezionato per rappresentare il Canada agli Oscar e diventare un caso cinematografico come in Francia non se ne vedevano dai tempi di Le invasioni barbariche.
Sin dal suo primo film, J’ai tué ma mère, il giovane regista franco-canadese ha parlato di quello che conosceva meglio: amore, adolescenza, rapimenti, (tran)sessualità, Jackson Pollock, Anni Novanta, alienazione e omofobia. Ma soprattutto ha parlato di sua madre, trasformandola in un vero e proprio archetipo. Perché è su di lei che torna sempre, è lei che vuole vedere vincere la battaglia, è lei che vuole sentire gridare, è lei che deve ragione, è sempre lei, in definitiva, ad avere l’ultima parola su tutto.

Mommy è l’ennesimo capitolo della sua personale indagine: un’esuberante giovane vedova (Anne Dorval), madre di un ragazzo (Steve O’Connor Desprès), si vede costretta a prendere in custodia a tempo pieno suo figlio, un turbolento quindicenne affetto dalla sindrome da deficit di attenzione. Mentre i due cercano di far quadrare i conti, scontrandosi e discutendo, Kyla (Suzanne Clément), l’originale, nuova ragazza del quartiere, offre loro il suo aiuto. Assieme troveranno un nuovo equilibrio, e tornerà la speranza.
Meno esuberante rispetto a Laurence Anyways e meno cerebrale di Les Amours Imaginaires, Mommy è una fiaba sfavillante che parla di coraggio, amore e amicizia. Immaginato essenzialmente come un film dark, in senso lato, è in realtà avvolto da una patina calda e luminosa, dove la fotografia evita la banale retorica della depressione, accecando lo spettatore per mezzo della luce intensa del giorno e di un pattern ricco di rossi e gialli.

Xavier Dolan
Xavier Dolan

Sullo schermo il giovane Dolan concede – letteralmente – spazio a una sola figura, quella della madre appunto, incasellata nell’inusuale formato 1:1 (già utilizzato nel videoclip da lui diretto, College Boy), un rapporto che secondo il cineasta crea “grande emozione e sincerità” e che gli permette di far stare dentro l’inquadratura una persona sola, o di accostarne due per osservarle da vicino, intimamente. Grazie a questi accorgimenti, i personaggi di Mommy sfiorano solo la caricatura, facendosi, invece, tangibilmente realistici.


Marcello Rossi

 

Xavier Dolan-TadrosMommy
Canada – 2014 – 134’ – drammatico
www.goodfilms.it

 

 

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Marcello Rossi
Nato a Parma nel 1987, Marcello Rossi è laureato in Lettere e Filosofia all'Alma Mater di Bologna con una tesi sul cinema di HG Clouzot. Collabora con diverse testate online qui parma.repubblica, indie-eye e l'intellettuale dissidente. Crede fermamente che l'arte in tutte le sue forma vada scomposta, sezionata, analizzata. Solo così si può riflettere sul suo significato.