Performance e linguaggio. Come va la programmazione online del LAC di Lugano

Corpo, rito e linguaggio sono i temi che ispirano “Lingua Madre – capsule per il futuro”, l’articolato programma del LAC di Lugano disponibile in rete fino al 25 maggio. Tra video, documentari e creazioni sonore.

Poesie anatomiche. Photo REC
Poesie anatomiche. Photo REC

Sarà una libreria digitale, permanente e accessibile gratuitamente sul sito del LAC, a contenere, conservare e dilatare l’articolato programma di Lingua Madre – capsule per il futuro, il nuovo progetto della istituzione culturale di Lugano che prosegue sino a fine maggio sul web.
Ideato da Carmelo Rifici, direttore artistico del LAC, e da Paola Tripoli, direttrice artistica del FIT Festival, Lingua Madre – capsule per il futuro si è aperto sabato 13 marzo, svelando un fitto palinsesto di appuntamenti, tutti ad accesso libero e a cadenza settimanale, che, tra visione, lettura e ascolto, ci accompagnano fino alla fine del mese di maggio.
Il calendario, riassunto in sette corpus tematici (video artistici, documentari, film, testi, creazioni sonore, Other lands – narrazioni non retoriche, conferenze) coinvolge registi, artisti, docenti in percorsi produttivi che danno vita a 18 progetti inediti, 4 conferenze, 4 lungometraggi. Tre le macro aree tematiche: Corpo, Rito, Linguaggio; il corpo isolato, il rito assente, la ricerca sul linguaggio come risposta all’iperconnessione di questo tempo, cui la parola, con la sua potenza, sembra rispondere creando paradossalmente silenzio, divenendo corpo.
Il percorso ha prodotto un manifesto che evidenzia la necessità di ripensare la programmazione e la produzione artistica, invocando “un Processo che non sia un Prodotto”, “una pratica artistica che sia etimologica e non commerciale”, il “Recupero e salvataggio del corpo” nel superamento della divisione radicale tra corpo biologico e sua rappresentazione.

IL PROGRAMMA DI LINGUA MADRE

Il programma è iniziato a marzo con Poesie anatomiche (sezione video artistici), nove brevi liriche poetiche in cui il verso di Francesca Sangalli si incarna e vive nelle pieghe del corpo di Camilla Parini, diretta da Alessio Maria Romano, recente vincitore del Leone d’argento alla Biennale di Venezia per il suo lavoro coreografico e pedagogico.
Tra i documentari ancora visibile in rete, è apparso recentemente Il corpo–poesia di Chiara Bersani, voce del verbo trasmettere. Il lavoro vede come protagonista Chiara Bersani, coreografa e performer Premio Ubu 2018, che, insieme a Marta Ciappina, riflette sulla trasmissione del sapere della pratica artistica. Un film toccante, che descrive con accuratezza la ricerca rigorosa di un’artista che, con intelligenza e sensibilità performativa, affronta il tema della presenza, della singolarità dei corpi, dell’apparizione del movimento. È accompagnata dall’ascolto confessionale e dallo scambio esperienziale con una raffinata couch che ricerca con lei un linguaggio comune, un glossario, per attraversare paesaggi somatici, avvallamenti e montagne, per accompagnare l’artista e il suo corpo a fare della presenza un’apparizione, un epifenomeno che si manifesta.

Chiara Bersani
Chiara Bersani

DA DONNA HARAWAY A VENEZIA

Il 15 maggio sarà proposto, con il coordinamento di Carmelo Rifici, regista e direttore artistico del LAC, Storying Otherwise di Daria Deflorian che, con la consulenza drammaturgica di Lorenzo Conti e Attilio Scarpellini, immagina, cura e crea un progetto sonoro ispirato alle Camille narrate nell’ultimo capitolo di Chthulucene di Donna Haraway, in un esercizio di femminismo speculativo. Con loro percorre cinque generazioni di bambini simbiotici attraverso un racconto in cui Deflorian è accompagnata dal paesaggio sonoro creato da Emanuele Pontecorvo e dal canto di Monica Demuru.
La seconda parte del lavoro, sempre ispirato dal volume di Haraway, è in lavorazione; è un video artistico che si avvale della collaborazione coreografica di Ariella Vidach e sarà presentata nel palinsesto di Lingua Madre il 29 maggio.
A seguire, il 17 maggio, sarà in rete Quello che vede l’acqua, una ricerca ‘sul campo’ sulla Venezia di oggi, agìta attraverso il corpo e la danza, presentata attraverso una raccolta di materiali sonori, visivi e tattili. Il progetto, a cura di Stefano Tomassini, è stato concepito e realizzato da un gruppo di autori composto dalla scrittrice Caterina Serra, dalla coreografa e danzatrice Annamaria Ajmone, insieme a Tomassini e ai performer e studenti dello IUAV di Venezia Alessandro Conti, Danila Gambettola, Ginevra Ghironi.
Il lavoro riflette ciò che nuovamente emerge dai margini della città lagunare, prima della riabilitazione dei suoi flussi (commerciali e produttivi) al tempo-macchina del capitale neoliberale. Al corpo-anima della cartolina da vendere è sostituita la pratica etnografica dell’osservazione partecipante, che guarda ed esplora il corpo urbano, articolare, sfuggente, fragile (e invendibile) di Venezia.
Tre saranno le articolazioni: la video creazione Quello che vede l’acqua, la creazione sonora Trenodia per uno Spaesamento di Caterina Serra e il libretto digitale Quello che cede l’acqua | foto, testi e fieldnotes | a cura di Ginevra Ghiaroni.

Poesie anatomiche. Photo REC
Poesie anatomiche. Photo REC

ARTE E NARRAZIONE

Tra le sezioni in programma occorre menzionare Other Lands – narrazioni non retoriche, a cura di Paola Tripoli (dal 9 al 23 maggio), progetto che esplora la produzione artistica in contesti di alta problematicità e pericolo nel rapporto tra creazione e politica. La ricerca di una ‘narrazione non retorica’ della censura, della repressione, della difficile reperibilità di risorse per chi pratica percorsi non convenzionali condurrà a un corpus di testi e produzioni.
Tra queste, Margine di errore, con la regia di Rudi Van der Merwe, un progetto che riassume le narrazioni di persone considerate ‘errori’ dalla società in cui vivono.
Il focus del lavoro degli artisti è quello delle Cape flats, periferia degradata, baraccopoli di Città del Capo. Sarà inoltre presentato il lavoro dell’artista egiziana Mohamed Abdelkarim e di Noor Abuarafeh, artista palestinese di nascita, egiziana di adozione. Insieme lavoreranno su un progetto in forma di diario/lexicon con il video, la fotografia, i testi che creeranno nel loro lavoro quotidiano. Il dialogo tra loro sarà sintetizzato attraverso parole chiave che a loro volta daranno vita a costellazione di mondi, una mappa astrale in cui ci si muoverà in modo virtuale
Lingua Madre completa e arricchisce il suo percorso di indagine con quattro conferenze sul Linguaggio, in un percorso concepito da LAC edu in collaborazione con ticinoscienza.ch.

Maria Paola Zedda

www.luganolac.ch/lingua-madre

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AutoreChiara Bersani
Spazio espositivoMASI LUGANO LAC
IndirizzoPiazza Bernardino Luini, 6 CH - 6900 - Lugano
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Maria Paola Zedda
Curatrice ed esperta di performance art, danza e arti visive, rivolge la sua ricerca ai linguaggi di confine tra arte contemporanea, danza, performance e cinema. Ha lavorato come assistente e organizzatrice per oltre un decennio nelle produzioni della Compagnia Enzo Cosimi e come performer indipendente ha ottenuto importanti riconoscimenti quali la Menzione Speciale del Premio Equilibrio 2009. Dal 2011 cura e dirige festival e manifestazioni legate ai linguaggi del contemporaneo (Istantanee – visioni di danza e performance, Across Asia Film Festival, Across the vision FIlm Festival), collaborando con prestigiose istituzioni tra cui MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, Musei Civici di Cagliari, Hanoi Doc LAb – Goethe Institut. Nel 2015 ha diretto il programma artistico di Cagliari Capitale Italiana della Cultura (MiBACT, Comune di Cagliari) e il programma di arte pubblica Space is the Place.