Un capolavoro di Klimt è in mostra vicino a Udine. Tra verità e eros 

Fino al 6 settembre 2026 la “Nuda Veritas” di Klimt è alla Villa Manin di Passariano di Codroipo. Si tratta di un’icona della Secessione, che preannuncia lo stile decorativo tipico dell’artista austriaco

Nuda veritas del 1899 – creata per esprimere la verità senza compromessi, in grado di far interagire bellezza estetica e riflessione etica, uno dei dipinti più noti di Gustav Klimt (Baumgarten, 1862 – Vienna, 1918) – è il focus della mostra monografica allestita a Villa Manin a Passariano di Codroipo, in provincia di Udine. La Verità, la cui connotazione etimologica implica l’a-létheia di Parmenide da intendere come svelamento, rimozione dall’oblio, non deve essere celata per quanto gradevole o dolorosa possa essere. Solo in tal modo si può accettare la vita nella sua complessità. Superando problemi e ipocrisie che potrebbero logorarla.

La “Nuda Veritas” dipinta da Klimt in mostra a Villa Manin

Klimt ha raffigurato nel quadro un corpo femminile completamente nudo. Il volto, lo sguardo, la postura, l’atteggiamento della donna, potrebbero autorizzare una doppia lettura: da un lato serena accettazione di ciò che è; dall’altro, una sorta di sorriso misteriosamente inquietante, come se nascondesse qualcosa di pericoloso, che si imprime nell’incarnato pallido del volto. Un volto adornato da una scarmigliata medusea capigliatura rossa che parzialmente copre i seni. Con la bocca caratterizzata da un taglio enigmatico, se non maligno. Ovviamente nella Vienna conservatrice e cattolica dell’epoca, l’opera di Klimt suscita uno scandalo assordante.

La Vienna di Klimt tra Ottocento e Novecento

Bisogna, tuttavia, ricordare che il suo tentativo di togliere velo e orpelli alla corporeità, alla sessualità che nel suo caso veicolano lo smottamento provocato dalla verità nella sua essenza, non è isolato. Freud ha pubblicato L’interpretazione dei sogni, nel 1899. E nel 1905 dà alle stampe i Tre saggi sulla teoria sessuale, in cui riscrive i concetti di pulsione e di libido. La figura femminile cessa d’essere “ianua diaboli”, la porta del diavolo secondo Tertulliano. La pulsione sessuale non si identifica più con il peccato. Per Freud fa parte intrinsecamente della natura umana. Insomma, una legalizzazione dell’eros che non ha precedenti dai tempi della civiltà greco-romana.

Un capolavoro di Klimt è in mostra vicino a Udine. Tra verità e eros 
Klimt a Codroipo, installazione

Nel dipinto in mostra a Passariano di Codroipo l’eros è sublimato

Anche se l’immagine di Klimt è generalmente ritenuta il simbolo del Vero nella sua pienezza, l’artista si è appropriato della facoltà di confrontarsi con ambiti erotici senza compromessi, in controcorrente rispetto ai comportamenti moralistici tipici del perbenismo borghese di fine Ottocento. L’evidente richiamo all’eros nell’opera è facilmente intuibile dalla presenza dei due fiori dallo stelo lungo e sottile, raffigurati fra le gambe e i piedi della donna che richiamano filamenti spermatozoici, insieme a quelli incisi nel cielo azzurro. Siamo di fronte ad una donna che esibisce la propria nudità con una certa sfrontatezza. Sicura di sé, affronta lo sguardo di chi la giudica, senza temerlo. Ma è un’esibizione che non eccita i sensi: stimola l’intelletto.

Klimt e il contesto artistico internazionale

L’opera ha perso i connati dell’idealizzazione tipici dei dettami tradizionali per essere immessa in un’atmosfera evanescente, acquosa, dove i confini fra realtà e sogno non sono nettamente segnati. Un modo di dipingere che allude all’Art Nouveau. Un’arte che vuole venire incontro ai mutamenti dettati da un’età che sta cambiando. Finalità dirimente tipica della Secessione viennese, di cui Klimt fu uno di quei maggiori interpreti insieme a Egon Schiele, Otto Wagner, Joseph Hoffman e Koloman Moser, contrapponendosi al tradizionalismo, al conservatorismo e all’accademismo.

Io pretendo la verità”, sembra voler affermare l’immagine. Qualunque conseguenza comporti. Perché, come si legge nella scritta riportata nella parte superiore del dipinto, ripresa dallo scrittore tedesco Leopold Schefer, “La verità è fuoco e parlare di verità significa illuminare e bruciare”.

Un capolavoro di Klimt è in mostra vicino a Udine. Tra verità e eros 
Klimt a Codroipo, installazione

“Nuda Veritas”: dalla litografia al dipinto

Del dipinto in questione esiste anche una versione litografica creata l’anno precedente, pubblicata su Ver sacrum, la rivista dei secessionisti viennesi. Ci sono alcuni aspetti che accomunano la versione pittorica e quella litografica: lo specchio, simbolo della verità, che la donna indirizza allo spettatore per esortarlo a sottrarsi alla menzogna, a concepire l’Arte svincolandola da conformismi e convenzioni sociali. Altri aspetti le differenziano: il serpente che si vede ai piedi della donna solo nella seconda versione, sottolineandone l’impostazione sconvolgete. La tradizione lo aveva trasformato in un simbolo di prudenza. Klimt lo associa alla falsità alla menzogna all’invidia sollecitandoci a rinnegarlo in nome della Nuda Veritas, come recita la scritta ai piedi della donna.

La mostra a Villa Manin

Nelle due sale iniziali, prima di arrivare al dipinto, si possono leggere i legami di Klimt con l’Italia. La sala successiva è dedicata ai molteplici livelli di significato dell’opera. Il quadro, infine, dialoga idealmente con gli affreschi di Louis Dorigny conservati a Villa Manin che affrontano temi come desiderio, identità, bellezza e trasformazione.

Fausto Politino

Passariano di Codroipo // fino al 6 settembre 2026
Un capolavoro a Villa Manin. Nuda Veritas, Klimt
VILLA MANIN – Stradone Manin, 10
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Fausto Politino

Fausto Politino

Laureato in Filosofia con una tesi sul pensiero di Sartre. Abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione…

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