Il Mediterraneo secondo Mimmo Jodice a Matera: queste fotografie hanno cambiato il nostro sguardo sull’antico 

Fino all'8 novembre 2026 Palazzo Lanfranchi a Matera ospita Mediterraneo, il ciclo che ha consacrato Mimmo Jodice sulla scena internazionale. Attraverso preziose stampe vintage realizzate dall'autore, la mostra invita a riscoprire uno sguardo capace di trasformare reperti, architetture e paesaggi in presenze ancora vive, oltre i limiti della fotografia

Una mostra dedicata a uno dei cicli più celebri dell’artista napoletano. Mediterraneo, a cura di Carlo Sala parte dall’Italia per fare successivamente tappa al Centre d’Art Moderne di Tétouan, in Marocco nel 2027, portando all’attenzione del pubblico la serie che più di ogni altra ha contribuito alla consacrazione internazionale di Mimmo Jodice (Napoli, 1934 – 2025), in particolare dopo la grande esposizione del 1995 al Philadelphia Museum of Art.

Il Mediterraneo secondo Mimmo Jodice a Matera: queste fotografie hanno cambiato il nostro sguardo sull'antico 
Mimmo Jodice Ph. Daniele Ratti

La mostra sul Mediterraneo di Mimmo Jodice

Con 83 opere, di cui 68 preziose stampe vintage ai sali d’argento su carta baritata virata al selenio, realizzate dallo stesso autore tra la fine degli Anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, Mediterraneo restituisce uno dei nuclei più significativi della sua ricerca. Le fotografie esposte sono il risultato di un processo che passa direttamente attraverso le mani dell’artista, con la camera oscura che diventa parte integrante della pratica creativa. Ogni equilibrio tonale, ogni intensità del nero e ogni gradazione della luce sono il risultato di un gesto autoriale che prosegue oltre il momento dello scatto, trasformando la fotografia in un manufatto unico.
L’allestimento, costruito secondo un impianto museografico essenziale e lineare, accompagna il visitatore senza però offrirgli particolari strumenti interpretativi: alle fotografie è affidato quasi completamente il compito di raccontare la complessità del progetto. Una scelta che lascia campo libero alla straordinaria autonomia delle immagini di Jodice, capaci di sostenere da sole il peso del percorso espositivo.

La luce secondo Mimmo Jodice

La ricerca di Jodice trascenda il mezzo fotografico. Lo sguardo registra il reale, andando a interpretarlo e trasfigurarlo. La luce catturata dall’obiettivo viene nuovamente modellata in camera oscura, fino a raggiungere quell’equilibrio di chiaroscuri che rende le immagini immediatamente riconoscibili.
Ogni nero sembra custodire una profondità quasi tangibile, mentre le superfici illuminate emergono con una plasticità che restituisce ai marmi il respiro della pelle e ai bronzi il calore della carne. In questo paziente lavoro manuale il fotografo riesce dunque a sottrarre i soggetti all’immobilità della storia, restituendo loro una presenza inattesa. Le statue, i templi, gli anfiteatri e le architetture archeologiche cessano di essere testimonianze silenziose del passato per acquisire una vitalità che sembra protrarsi oltre il limite stesso della fotografia. Anche i paesaggi marini sembrano custodire una memoria che appartiene tanto ai luoghi quanto allo stesso autore. Le onde scorrono leggere sulle superfici delle stampe ai sali d’argento, accarezzandole come pennellate. Lo sguardo del visitatore finisce inevitabilmente per seguirne il ritmo, quasi nel tentativo di riconoscere, dentro quelle distese silenziose, il riflesso di una memoria che gli appartiene.
L’artista ci ha insegnato un nuovo modo di guardare, oltre il ritratto. Attraverso il controllo della luce, l’intensità dei contrasti e la costruzione dello spazio, restituisce ai manufatti una presenza che sembra superarne la stessa materialità.

La fotografia secondo Mimmo Jodice

Dopo aver osservato gli Atleti della Villa dei Papiri, l’Apollo di Baia o le Danzatrici attraverso il suo obiettivo, diventa quasi impossibile ritornare davanti agli originali con uno sguardo neutro. La fotografia amplia la percezione dell’opera, rendendo visibile qualcosa che sembrava rimanere nascosto.
Gli scatti di Jodice parlano a tutti, ma sembrano trovare un’eco particolare in chi avverte dentro di sé un legame profondo con ciò che precede la storia individuale. Sono immagini che risvegliano una memoria ancestrale, difficile da definire ma immediatamente riconoscibile, come se il fotografo avesse saputo cogliere un’essenza già presente nei manufatti molto prima che noi imparassimo a guardarla.
Un esercizio di stile per ricordarci che guardare va oltre il mero concetto di vedere; dunque, prendersi cura di ciò che il tempo rischia di rendere invisibile. Quelle immagini continuano a respirare perché, prima ancora di essere fotografie, sono stati gesti di attenzione.

Diana Cava

Matera//fino all’8 novembre 2026
Mimmo Jodice. Mediterraneo
Palazzo Lanfranchi
Piazzetta Pascoli, 1
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