I produttori di vino Pasqua puntano sull’arte. L’artista Sara Ricciardi racconta il progetto per Verona 

Una pietra che diventa soglia. Rito di passaggio che invita all’apertura perché la vita offre infinite possibilità e, spesso, “rompere” le abitudini permette di esplorarle. Così Sara Ricciardi rappresenta a Palazzo Maffei l’incontro tra Riccardo Pasqua e Charles Smith e noi l’abbiamo intervistata

Selezionata tra oltre 200 candidature Sara Ricciardi (Benevento, 1989) è l’artista a cui Pasqua Vini ha affidato il delicatissimo compito di rappresentare, attraverso un’installazione site specific, la collaborazione tra Riccardo Pasqua e la sua famiglia e il winemaker Charles Smith, noto a livello internazionale per la sua visione radicale e identitaria del vino. Scelta più che mai felice dal momento che Resonance, l’opera concepita dall’artista per Palazzo Maffei, crea attraverso luci, suoni e colori, un’esperienza immersiva che restituisce, non solo la magia dei vigneti della Valpolicella ma soprattutto l’alchimia di quegli incontri speciali in cui le identità coinvolte, per quanto ben definite, non si limitano a sommarsi ma generano qualcosa di completamente nuovo. Così, ci siamo rivolti direttamente a lei, per approfondire il suo lavoro che, partendo dal principio del valore del tutto, si declina in un vero e proprio rituale di passaggio a cui i visitatori sono invitati a partecipare.  

Intervista a Sara Ricciardi, l’autrice dell’opera a Palazzo Maffei di Verona per Pasqua Vini   

Partirei dall’inizio, com’è nata la collaborazione con Pasqua Vini?  
Dopo essere stata selezionata per il progetto, ho cominciato a conoscere da vicino questa realtà e sono rimasta immediatamente colpita dalla forza e dalla grinta di Riccardo Pasqua e della sua cantina, caratterizzata da un approccio giovane, proiettato verso il futuro. In più, quando mi hanno proposto di lavorare a questo progetto per lo spazio del Monastero di Palazzo Maffei, di cui è appena stato ultimato il restauro, e il cui nome ne racchiude a pieno l’aura mistica e sacrale, mi è venuto spontaneo proporre un progetto che rappresentasse una sfida anche per me, spingendomi oltre quello che avevo sempre fatto, per costruire una narrazione surreale in grado di fondere innovazione e tradizione, incanto e spiritualità. 

Sara Ricciardi, Resonance, nello spazio del Monastero a Palazzo Maffei di Verona per Pasqua Vini (Esterno Installazione)
Sara Ricciardi, Resonance, nello spazio del Monastero a Palazzo Maffei di Verona per Pasqua Vini (Esterno Installazione)

Qual è stata la loro reazione?  
La cosa straordinaria è che, sin da subito, hanno dimostrato la massima fiducia nei miei confronti, accettando il progetto letteralmente “a scatola chiusa”, certi che sarebbe stato un successo, seppur consapevoli che l’esito finale era un’incognita anche per me. In generale penso che rapportarsi con committenti che credono nell’artista, nella sua visione e nel suo percorso sia un’immensa opportunità che ho abbracciato a pieno, con impegno ed entusiasmo. Dopotutto, come ha affermato Mario Botta “bravi progettisti possono esserci solo in rapporto a bravi committenti”. 

Riccardo Pasqua e Sara Ricciardi, in occasione della presentazione di Resonance, nello spazio del Monastero a Palazzo Maffei di Verona per Pasqua Vini
Riccardo Pasqua e Sara Ricciardi, in occasione della presentazione di Resonance, nello spazio del Monastero a Palazzo Maffei di Verona per Pasqua Vini

Come hai tradotto questo tuo sentire nell’opera concepita per l’occasione? 
Innanzitutto mettendomi alla prova con un progetto costruito intorno a un elemento, il geode, a cui sono intimamente legata. Coltivo da sempre una profonda fascinazione per i minerali e ne ho una collezione importante, composta da pietre provenienti da tutto il mondo, con cui sognavo da tempo di lavorare ma che finora ho avuto l’opportunità di adoperare solo per opere di dimensioni contenute, dei collectibles. In particolare, nutro una passione viscerale per i geodi, caratterizzati dal contrasto tra un esterno spoglio, sobrio, dimesso e un interno insospettatamente ricco, variopinto, connotato da conformazioni davvero articolate.  

Molto interessante, come hai tradotto quindi l’incontro tra le visioni della famiglia Pasqua e Charles Smith all’interno di “Resonance”? 
L’idea era di raccontare la dinamica di incontro tra due personalità diverse che, insieme, hanno creato qualcosa di nuovo e potente. Dunque, poiché mi avevano dato carta bianca, l’ossimorica natura del geode mi è sembrata la simbologia perfetta per esprimere metaforicamente i valori racchiusi nella collaborazione tra Riccardo Pasqua e Charles Smith. Perché il minerale, nella sua naturale complessità rappresenta il genuino valore del tutto e la vitale energia che, a volte, si sprigiona dalle fratture, intese come interruzione dello statu quo. …che poi è il processo che Pasqua Vini ha innescato anche con me, spronandomi ad andare oltre, portandomi a trasformare la pietra da oggetto in soglia, varco di accesso a una dimensione ignota ma potenziante

Quindi da questa visione è scaturita l’idea del progetto?  
Esattamente. Data l’unicità della situazione e l’opportunità di realizzare un lavoro nel nuovo spazio di Palazzo Maffei che ha in sé una sacralità, amplificata dal contrasto tra l’inospitalità dell’ingresso e la luminosità dell’ambiente, ho immaginato di sorprendere i visitatori con un’installazione a grandezza naturale. Un vero e proprio tempio di pietra che si apre al pubblico e può essere attraversato, rivelando un articolato gioco di luci e suoni. Da qui il titolo Resonance, termine che ho preso in prestito da Jung proprio per indicare la sincronicità degli incontri che non avvengono per caso e quando accadono producono nuove energie e realtà, proprio com’è successo tra Pasqua e Smith.  

Come declini questi concetti nel tuo lavoro?  
Proprio attraverso l’esperienza immersiva. L’installazione si sviluppa come un rito di passaggio, dal buio alla luce più viva. Del resto la stessa location mi ha indotto a questa concezione del progetto. Come anticipavo, l’ingresso stretto e oscuro nella Sala rappresenta una sorta di cammino rituale e, subito dopo, la visione di questo maestoso geode dal carattere soprannaturale, amplificato dalle dimensioni colossali per l’ambiente, crea una sensazione di sorpresa e spaesamento. Abbiamo voluto giocare con questo contrasto, esasperando le proporzioni, per suscitare proprio l’impressione di essere al cospetto di un corpo ultraterreno, che cresce e si intensifica vertiginosamente all’interno dello stesso. Entrando, si scopre, infatti, un ambiente vibrante, animato da miliardi di sfaccettature luminose che ricorda le infinite possibilità offerte dall’esistenza.  

Sara Ricciardi, Resonance, nello spazio del Monastero a Palazzo Maffei di Verona per Pasqua Vini (Interno Installazione)
Sara Ricciardi, Resonance, nello spazio del Monastero a Palazzo Maffei di Verona per Pasqua Vini (Interno Installazione)

Ci puoi dire di più?  
All’interno del geode abbiamo programmato un sistema di luci e suoni sincrone che, gradualmente, conducono da un ambiente buio fino a un ciclo di spirali cosmiche e variopinte. Praticamente abbiamo riconfigurato tutte le sfumature del diurno ciclo solare.  

Quale significato assume questa simbologia del geode in relazione al tema della collaborazione e della scoperta?  
Il punto è che se tutto resta chiuso nulla può accadere; invece gli incontri, generando una rottura nello scorrere placido della quotidianità, sono essenziali per aprire nuove visioni, creando lo spazio per inedite realtà. Entrare in contatto con altre persone, aprire una dialettica è sempre sfidante e spesso genera una potenza straordinaria, impossibile da raggiungere singolarmente che, come in questa circostanza, è talmente speciale da potersi tradurre in luce. Non a caso la nascita, che forse è la separazione più grande e deriva dall’incontro tra due identità, si definisce venire alla luce. 

Questo passaggio da separazione a creazione come si estrinseca visivamente e concettualmente?  
Grazie alle dimensioni monumentali dell’opera che, ideata come una scenografia teatrale, si manifesta come un’epifania, in cui non si può far altro che entrare per immergersi in queste volute di luci suoni e colori.  
 
Come dialogano questi elementi all’interno di questo geode?  
Abbiamo lavorato con un compositore sulle alte frequenze, quelle del risveglio, come se fosse una dream machine, e le luci, studiate per avvolgere completamente lo spettatore, sono sintonizzate perfettamente sulle battute musicali.  

Qual è il legame tra questo concept e il mondo del vino?  
Il vino rappresenta l’ispirazione e il punto di partenza. Tanto che, per rendere al meglio questo profonda connessione, con il team del mio studio, abbiamo deciso di lavorare con materiali del tutto nuovi, a partire dalle luci adoperate come elemento scenico preponderante. In esterno, abbiamo utilizzato delle sabbie per restituire le cromie profonde intense e abissali proprie dei vini rossi. Mentre, per l’interno, ci siamo lasciati guidare dal tema del vigneto, nel suo ciclo diurno, dall’alba al tramonto, giocando con numerose sfumature e tonalità per creare una cosmica radiosità e trasmettere l’idea di crescita. 

Quali ti auguri che possano essere le sensazioni vissute dai visitatori?  
Sostanzialmente il mio obiettivo è attivare una magia, creare un ambiente spaziale in cui le persone possano sospendere per un momento il rapporto con la realtà, per lasciarsi andare a un’esperienza intima, meditativa e personale. In Resonance il tempo è di 7 minuti e spero che i visitatori possano concedersi questo “stare” completamente disgiunto dalla fibrillante quotidianità per assaporare – proprio come si fa con un buon vino – tutta l’intensità e l’energia vitale del progetto. 

Ludovica Palmieri 

Resonance. Sara Ricciardi per Pasqua Vini
Spazio Monastero, Palazzo Maffei, Verona
Ingresso Gratuito su accredito
Dal 10 al 14 aprile dalle 21.00
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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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