Lo studio del celebre artista Damien Hirst è stato ricreato a Seoul per una grande mostra a lui dedicata (c’è pure il pavimento originale)

Fino alla fine di giugno 2026, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Seoul ospita la più grande mostra sull’artista inglese mai organizzata in Asia. La sorpresa è la riproduzione esatta dello studio londinese di Hirst, con opere incompiute e inedite della serie “River”

Con oltre 50 opere per raccontare oltre 35 anni di carriera dell’artista, la retrospettiva Nothing Is True But Everything Is Possible ospitata al Museo di Arte Moderna e Contemporanea (MMCA) di Seoul è la più grande mostra personale di Damien Hirst (Bristol, 1965) finora allestita in Asia. 

Lo studio del celebre artista Damien Hirst è stato ricreato a Seoul per una grande mostra a lui dedicata (c’è pure il pavimento originale)
A Thousand Years

La grande mostra di Damien Hirst a Seoul

Fino alla fine di giugno 2026, l’esposizione riunisce installazioni, sculture e dipinti di Hirst, incluse alcune tra le sue serie più celebri e provocatorie: gli animali in formaldeide di Natural History, gli Spin Paintings, i Medicine Cabinets, il teschio in platino con denti umani, tempestato di oltre 8.500 diamanti (For the Love of God, 2007; scenograficamente presentato in una stanza buia). Spaziando tra i temi più cari all’artista, dalla bellezza alla religione (e al peccato), alla dialettica tra vita e morte. 

Dai primi collage su legno al Pharmacy Restaurant

Si può persino accedere al Pharmacy Restaurant, evoluzione dell’installazione ideata per la prima volta da Hirst nel 1992 per la Galleria Cohen di New York: aperto a Londra dall’artista nel 1997, il ristorante chiuse nel 2003; anche la sua seconda incarnazione, la Pharmacy 2 creata nella Newport Street Gallery nel 2016, ha chiuso battenti l’anno seguente. Il percorso, che procede in ordine cronologico, prende però avvio dai primi collage realizzati su tavole di legno da Hirst – che nel 1991 vincerà il Turner Prize – tra il 1984 e il 1986 (precedenti, dunque, a Freeze, la mostra che gli diede la fama nell’88). In generale si tratta di una mostra di sorprendente qualità sia per selezione delle opere che per allestimento: un plauso al museo di Seoul che l’ha concepita e prodotta.

Lo studio del celebre artista Damien Hirst è stato ricreato a Seoul per una grande mostra a lui dedicata (c’è pure il pavimento originale)
Beautiful Exploding Hell Bent Mayhem and Madness Vortex of Rainbows and Death Volcano Painting (revised)

Il vero studio londinese di Damien Hirst ricreato a Seoul

Ma la scoperta più singolare per chi si muove in queste settimane tra la sale del museo coreano è trovarsi al cospetto di una perfetta ricostruzione dello studio dell’artista inglese. Salendo due rampe di scale, alla fine del percorso di visita, si accede a uno spazio dal soffitto basso, progettato per riprodurre lo studio di Hirst a Londra, con tanto di pavimento originale – consumato dai passi e macchiato di pittura – trasferito a Seoul per l’occasione. Si tratta di un’operazione curiosa, solitamente riservata alla celebrazione dei grandi artisti scomparsi del passato, e qui funzionale a tratteggiare il profilo di una personalità sempre fuori dagli schemi. All’interno, una trentina di tele incompiute – mai esposte prima – svelano l’ultima fatica di Hirst, la serie River, a cui l’artista lavora da tre anni, ispirato da una piccola opera di Henri Matisse vista al Centre Pompidou. “Le persone sono come fiumi, e il fiume scorre al centro di tutti i dipinti e attraverso tutti noi, quindi forse il fiume simboleggia la vita. O forse la morte”, si legge su una parete della stanza, che diventa così un’inedita installazione dotata di autonomia propria. Tutt’intorno, proprio come nello studio del’’artista, stanno cavalletti, latte di vernice, pennelli, abiti da lavoro e scaffalature. Su un grande specchio, Hirst ha scritto di suo pugno, con la pittura rosa, “I love Korea”, la notte prima dell’inaugurazione della mostra. Per portare Hirst a Seoul, il Museo ha investito oltre due milioni di dollari, con l’obiettivo di assicurarsi “un’icona dell’arte contemporanea, un artista imprescindibile”, sottolinea la curatrice Song Soo-jung. “Abbiamo ritenuto che questo fosse il momento più opportuno per presentare una mostra di questo tipo”.

Livia Montagnoli

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