Il futuro del Centre Pompidou di Metz e altre storie. Intervista a Chiara Parisi
Tra la mostra di Maurizio Cattelan in corso a Metz e la retrospettiva dedicata a Marisa Merz a Torino, abbiamo intervistato una delle curatrici del momento, per approfondire i progetti in corso e avere delle anticipazioni su quelli futuri
Chiara Parisi è dal 2019 la direttrice del Centre Pompidou-Metz. In precedenza, aveva curato i programmi culturali della Monnaie de Paris portando l’arte contemporanea fra le mura austere della Zecca francese e poi è stata curatrice a Villa Medici. In ottobre sarà a Torino, come co-curatrice della mostra in tre atti dedicata a Marisa Merz (Torino, 1926-2019) in occasione del centenario della sua nascita. Così, per avere qualche anticipazione sulla mostra torinese (dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027) e per fare un bilancio della sua esperienza a capo dell’istituzione lorenese e dell’esposizione Dimanche sans fin (Maurizio Cattelan et la Collection du Centre Pompidou) che fino al 25 gennaio 2027 celebra i 15 anni di apertura del Centre Pompidou, abbiamo parlato direttamente con lei.

Intervista alla curatrice Chiara Parisi
Partiamo dalla mostra che si aprirà fra un mese a Torino. “Marisa Merz – La danza delle ore” si presenta come una retrospettiva inedita e senza precedenti, difficilmente replicabile nella sua complessità, perché riunisce un insieme straordinario di lavori e approfondisce aspetti diversi dell’attività creativa dell’artista.
È un progetto ampio e molto bello, perché nasce dalla collaborazione di tre grandi istituzioni torinesi: la Fondazione Merz, la GAM e il Castello di Rivoli. È una mostra in tre atti, con un gruppo di curatori composto da Beatrice Merz & Sébastien Delot, Francesco Manacorda & Marianna Vecellio, Chiara Bertola e me. Lavoro con Chiara Bertola al capitolo della GAM, che sarà forse il più intimo: partiremo dalla casa, dallo studio, dal quotidiano, da quel luogo straordinario per Marisa in cui arte e vita diventano quasi impossibili da separare.
La mostra è l’occasione per restituire al pubblico dopo il restauro al Centro di Conservazione di Venaria l’opera in collezione GAM “Living Sculpture”, 1966. Un suo ricordo di Marisa Merz?
Una delle mostre più belle che abbia avuto la fortuna di fare è stata con Marisa quando dirigevo il Centre d’art dell’isola di Vassivière. Ho un ricordo molto forte del tempo passato con lei, delle conversazioni, del suo modo di guardare e di pensare. Era una donna di una cultura immensa, una grande lettrice e scrittrice, una grande pittrice: un’immensa artista. E poi c’è Torino. È difficile immaginare una città più giusta per la grande celebrazione per il suo centenario ed è particolarmente bello che tre istituzioni della città si uniscano per restituire non una sola immagine di Marisa, ma sguardi diversi sulla sua opera.
Torniamo a Metz e al suo lavoro al Centre Pompidou. Qualche anticipazione sulle nuove mostre in cantiere?
Negli ultimi mesi del 2026 apriremo ancora due grandi mostre. La prima, il 31 ottobre, sarà dedicata a Séraphine de Senlis, una figura straordinaria dell’inizio del Novecento vicina, ad esempio, a Rousseau il Doganiere. I suoi fiori, le piante, questo mondo vivente visionario, eco femminista, sono conosciuti, ma il suo lavoro non è ancora stato pienamente ricollocato all’interno della modernità del XX Secolo. La mostra prosegue anche una linea di ricerca che portiamo avanti da alcuni anni, dedicata a figure femminili molto singolari della storia dell’arte, dopo Eva Aeppli, Suzanne Valadon e Louise Nevelson.

Poi Shigeru Ban torna protagonista a Metz…
Sì, il 5 dicembre aprirà la grande mostra dedicata al nostro architetto, Shigeru Ban: la più grande retrospettiva mai realizzata in Europa sul suo lavoro, e si terrà proprio qui, nel museo che lui stesso ha immaginato e costruito. Shigeru Ban è un grandissimo architetto e nel suo lavoro non esiste una separazione tra costruire un grande museo e costruire un rifugio dopo una catastrofe. Da più di trent’anni interviene nelle situazioni di emergenza in tuttoil mondo, utilizzando il legno, il cartone, i materiali disponibili e cercando ogni volta una risposta semplice, intelligente e profondamente attenta alle persone. E poi c’è una storia molto bella tra Shigeru e Metz. Non ha mai smesso di tornare qui e, in qualche modo, di continuare a costruire il museo insieme a noi. Nel 2020 abbiamo installato nel nostro giardino, disegnato da Gilles Clément, il Paper Tube Studio, che era il suo Atelier sul tetto delCentre Pompidou a Parigi quando progettava il nostro museo. Oggi è diventato uno spazio dedicato a progetti partecipativi.
Il 2027 è ormai vicino: immagino la programmazione sia già ben avviata.
Nel 2027 arriverà anche il Paper Dome, destinato ad accogliere la Scuola del Centre Pompidou-Metz. La Scuola è un progetto a cui tengo moltissimo: una trentina di adolescenti della regione vengono da noi un mercoledì al mese e lavorano con artisti, architetti, filosofi, musicisti, scienziati. Abbiamo avuto, nei primi due anni della Scuola, come rettori Maurizio Cattelan e Annette Messager.
Così, nel 2027, avremo a Metz tre architetture di Shigeru Ban: il museo, il Paper Tube Studio e il Paper Dome. A poco a poco, intorno al Centre Pompidou-Metz, sta nascendo quasi un nuovo quartiere dedicato all’architettura contemporanea, dedicato a uno dei più grandi architetti al mondo. E si continuerà con altri grandi progetti: Calder e la scena, una mostra che interroga il rapporto straordinario di Calder con il movimento, la performance e lo spettacolo; e poi Jean-Luc Godard e la storia dell’arte, un progetto che, un po’ come abbiamo fatto con Jacques Lacan, parte da una figura che ha profondamente trasformato il nostro modo di guardare per rileggere attraverso di lui la storia dell’arte.
Le mostre prodotte a Metz hanno poi una risonanza nazionale e internazionale?
È un altro aspetto importante che ci caratterizza: le mostre che nascono a Metz viaggiano in luoghi prestigiosi. Louise Nevelson, che si è conclusa da poco, andrà al Musée Soulages di Rodez e poi alla Barnes Foundation di Philadelphia. Suzanne Valadon, nata a Metz, è poi andata al Musée d’art de Nantes, al Museu Nacional d’Art de Catalunya di Barcellona e infine a Parigi, dove è stata l’ultima mostra del Centre Pompidou prima della chiusura. Un piccolo momento storico per noi: era la prima volta che una mostra concepita a Metz arrivava al Centre Pompidou di Parigi. O ancora Calder on stage che apriamo come detto nel 2027, andrà poi al Nouveau Musée National de Monaco (NMNM).

Un bilancio, anche se non è ancora terminata, della mostra “Dimanche sans fin” che ha celebrato i 15 anni di apertura del Centre Pompidou-Metz.
Possiamo già dire che Dimanche sans fin è un bel successo, avendo superato i 300.000 visitatori. La mostra ha trovato il suo pubblico fin dall’apertura, nel maggio 2025, e ha continuato a vivere e a trasformarsi attraverso le “rotazioni” di alcuni capolavori. Da poco è avvenuta una di queste trasformazioni. Il Mur de l’Atelier d’André Breton, una delle opere iconiche della collezione del Centre Pompidou, che non aveva mai potuto lasciare le mura parigine, dopo essere stato con noi per più di un anno, lascia spazio a una nuova presentazione dedicata al Bureau di André Breton. È come entrare ancora più profondamente nell’appartamento-atelier del 42 rue Fontaine, dove Breton ha vissuto e lavorato dal 1922 fino alla sua morte nel 1966: un universo in cui opere d’arte, oggetti, libri, curiosità e ricordi convivevano senza gerarchie. Il Mur stesso riunisce 255 opere e oggetti, dall’arte moderna agli oggetti provenienti dall’Oceania e dalle Americhe, dall’arte popolare agli oggetti naturali. Era quasi un museo personale dentro il museo con opere di Miró, Magritte, Masson e altri.
Il rapporto fra Cattelan, lei e i curatori. La scelta delle opere da esporre, come è stata pensata la mostra?
Credo che il successo della mostra dipenda dal fatto che esprime ciò che il Centre Pompidou-Metz sa fare meglio: partire da un tema ambizioso, mettere in dialogo l’arte contemporanea con l’arte moderna, costruire una scenografia singolare e lasciare un grande spazio alla scoperta delle opere da parte dei visitatori. In questo caso, quelle di Cattelan e quelle della collezione del Centre Pompidou, all’interno di un progetto curatoriale forte. Dimanche sans fin è il frutto di un lavoro molto generoso da parte di Cattelan. Abbiamo lavorato insieme per più di due anni e Maurizio ha passato molto tempo a Metz, lavorando molto da vicino con me e con le équipe del museo. Ha veramente esplorato tutta la collezione del Musée national d’art moderne: le liste delle opere, dipartimento per dipartimento, le descrizioni, le immagini. È stato un lavoro enorme, anche perché parliamo della più importante collezione d’arte moderna e contemporanea al mondo. Abbiamo cercato, discusso, cambiato idea, ascoltato. A poco a poco sono emerse le opere e le relazioni tra loro.
Alla fine, che direzione ha preso la mostra?
Con 400 opere della collezione, una successione di capolavori, in dialogo con 40 opere iconiche di Cattelan, Maurizio ha accettato che la mostra prendesse una direzione molto più intima di quanto forse immaginassimo all’inizio. La domenica non è soltanto il giorno della settimana: è l’infanzia, la famiglia, la noia, il tempo libero, la religione, il pranzo, il sesso, la televisione, la morte, la memoria. Ci sono anche le nostre madri, l’assenza e la voglia di ritrovarle. Per questo il percorso è diventato un abbecedario: non una storia dell’arte cronologica, ma una successione di parole, immagini, ricordi e associazioni. Credo che la mostra rifletta abbastanza bene il modo in cui abbiamo lavorato insieme: con molta libertà, molta curiosità e anche molta gioia. Con Dimanche sans fin abbiamo inaugurato un ciclo che invita grandi artisti contemporanei a entrare nella collezione nazionale e a farla dialogare con il proprio lavoro. Maurizio Cattelan è stato il primo; nel 2027 proseguiremo con Hélène Delprat e poi Julien Creuzet.
Dario Bragaglia
Scopri di più sul Centre Pompidou-Metz
Torino // dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027
Marisa Merz – La danza delle ore si terrà a Torino
Castello di Rivoli | Fondazione Merz | GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea
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