Un posacenere rotondo sfida il Cubo di Bruno Munari: il progetto di elleemme studio
A ventotto anni dalla scomparsa di Bruno Munari, elleemme studio rilegge il celebre 'Cubo' del 1957 attraverso TUBO, un nuovo oggetto che mette in discussione geometrie, funzioni e certezze del design
Il 30 settembre 2026 ricorrono ventotto anni dalla scomparsa di Bruno Munari (Milano, 1907 – 1998) una delle figure più influenti del design e dell’arte italiana del Novecento. È proprio in occasione dell’anniversario che elleemme studio, il duo formato da Marco Tedesco e Ludovico Basharzad M., torna a presentare TUBO, posacenere cilindrico in resina con lamiera d’acciaio stampata (progettato nel 2024) in dialogo con il celebre Cubo, disegnato da Munari nel 1957. Il riferimento è esplicito, ma l’operazione non è quella di un semplice restyling: TUBO prende un’icona del design italiano e ne ribalta la geometria, trasformando il quadrato in una forma circolare e la compattezza dell’originale in una struttura più aperta e fluida. Un confronto tra due modi di guardare al progetto e, soprattutto, tra due idee di contemporaneità.

Da Cubo a TUBO: la forma come presa di posizione
Cubo nasce nel clima del dopoguerra e del miracolo economico italiano, quando il design guarda alla razionalità, alla funzionalità e alla possibilità di costruire una nuova idea di vita moderna. Realizzato in resina melamminica e alluminio, il posacenere di Munari condensa nella sua forma geometrica quella fiducia in un ordine progettuale solido e definito. TUBO (69 euro, shop) parte dallo stesso oggetto e sceglie invece di muoversi nella direzione opposta. “Il mondo di oggi ha più bisogno di curve che di spigoli”, spiegano Marco Tedesco e Ludovico Basharzad M. Gli angoli del quadrato diventano così l’infinità del cerchio, mentre la struttura compatta e introversa di Cubo lascia spazio a un oggetto in cui la lamiera si protende verso l’esterno. Anche la funzione viene messa in discussione: TUBO nasce come posacenere, ma la sua forma suggerisce una possibilità d’uso più aperta e molteplice.

Claudia Spinò: l’eredità critica di Munari
È proprio questa distanza tra le due forme a essere al centro della lettura proposta da Claudia Spinò, ricercatrice di design al Politecnico di Milano, nel testo critico dedicato a TUBO. Secondo Spinò, il progetto può essere letto come un confronto tra la “realtà solida e strutturata del passato” e quella “dinamica e indefinita del presente”. Se Cubo riflette l’ottimismo e la razionalità progettuale degli anni del boom economico, TUBO si confronta invece con la “modernità liquida” di cui parlava Zygmunt Bauman, rinunciando a ricondurre la complessità del mondo contemporaneo a forme semplici e definitive. La trasformazione del quadrato in cerchio diventa così qualcosa di più di una scelta estetica: è una dichiarazione sulla natura mutevole del presente. Per Spinò, il gesto di elleemme studio è ribelle proprio perché interviene su un’icona senza considerarla intoccabile. Non una dissacrazione, ma un omaggio al vero insegnamento dei grandi maestri: la capacità del design di esercitare un pensiero critico e di interrogare la società.

Un oggetto ribelle per un presente più fluido
TUBO non cerca quindi di sostituire Cubo, né di aggiornarlo secondo una logica puramente formale. Il nuovo progetto di elleemme studio utilizza piuttosto l’oggetto di Munari come punto di partenza per riflettere su quanto siano cambiate le coordinate culturali e produttive del design. Dove Cubo rappresentava una struttura autosufficiente, TUBO si apre verso l’esterno; dove il primo costruiva una forma definita, il secondo accoglie l’impermanenza e la molteplicità. La differenza passa persino attraverso il gesto progettuale: modificare un’icona significa accettare che nessun oggetto, per quanto riconoscibile e perfetto, debba essere sottratto alla possibilità di essere messo nuovamente in discussione. È in questa libertà critica che TUBO trova il proprio significato: non soltanto un nuovo posacenere, ma un piccolo oggetto attraverso cui interrogare il rapporto tra il design di ieri e quello di oggi.
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