Nelle ex-cisterne della Fortezza di Porto Santo Stefano all’Argentario quattro artisti raccontano ciò che non si può controllare

La storia delle ex cisterne, la conformazione degli ambienti e le tracce lasciate dal tempo entrano direttamente nella genesi delle opere, tra umidità, sedimentazioni, variazioni acustiche e modificazioni della materia

È nelle ex-cisterne della Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano all’Argentario, in Toscana, che prende avvio il terzo capitolo di Il Quinto Elemento, la rassegna dedicata alle pratiche dell’arte contemporanea in contesti non convenzionali. Così, fino a tutto il mese di settembre 2026, “Anomalia – Indagine sulla persistenza dell’instabilità”, a cura di Ludovico Genone, riunisce Leandro Lucchesi, Davide Mingolla, Damiano Tata e Leonardo Zappalà in un progetto che mette al centro ciò che sfugge alla previsione: trasformazioni della materia, fenomeni sonori, tracce ambientali e interazioni tra elementi naturali e artificiali. Le cisterne, un tempo destinate alla raccolta dell’acqua, diventano parte attiva dell’indagine: un ambiente nel quale architettura, materia, luce, suono e presenza umana concorrono alla costruzione di un’esperienza in continua trasformazione.

La mostra “Anomalia – Indagine sulla persistenza dell’instabilità” a Porto Santo Stefano

Il concetto di anomalia orienta così questa terza tappa della rassegna. Dopo Armonia ed Empatia, Quinto Elemento si concentra su ciò che devia da un ordine prestabilito, chiedendosi se l’instabilità debba essere necessariamente considerata una disfunzione o possa, al contrario, rappresentare una modalità attraverso cui un sistema si trasforma e ritrova un nuovo equilibrio.

La storia delle ex-cisterne della Fortezza Spagnola riletta con l’arte contemporanea

La storia delle ex-cisterne, la conformazione degli ambienti e le tracce lasciate dal tempo entrano direttamente nella genesi delle opere, tra umidità, sedimentazioni, variazioni acustiche e modificazioni della materia. E Leandro Lucchesi, Davide Mingolla, Damiano Tata e Leonardo Zappalà lavorano come un’unità di ricerca, attraverso pratiche differenti ma accomunate dall’interesse per ciò che normalmente rimane ai margini della percezione. Lucchesi, per esempio, si confronta con le tracce materiali e temporali dell’ambiente, trasformandole in una sorta di archivio del luogo, mentre Mingolla lavora sulla dimensione sonora, utilizzandola per modificare la percezione e introdurre una componente difficilmente fissabile e riproducibile. Tata concentra, invece, l’attenzione sulle interazioni tra differenti livelli del sistema, lasciando emergere dinamiche che non dipendono interamente dalla volontà dell’artista, e Zappalà indaga il rapporto tra naturale e artificiale, concentrandosi sui processi di trasformazione generati dal loro incontro.

La complessità come condizione di cambiamento

Nel linguaggio comune, anomalia significa deviazione dalla norma, errore, malfunzionamento. Qui il termine viene invece rovesciato: ciò che non risponde a uno schema può diventare un segnale della complessità di un sistema. L’instabilità assume così un valore diverso. Non è qualcosa da eliminare, ma una condizione attraverso cui materia e ambiente mostrano la propria capacità di cambiare, cosicché un’architettura nata per una funzione precisa viene sottratta al proprio uso originario e trasformata in un luogo dedicato all’indeterminato. La funzione lascia spazio al processo; il controllo, all’osservazione.

Caterina Angelucci

Anomalia – Indagine sulla persistenza dell’instabilità
Fino a fine settembre 2026
Ex-cisterne Fortezza Spagnola
Piazza del Governatore, Monte Argentario (GR)

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Caterina Angelucci

Caterina Angelucci

Caterina Angelucci (Urbino, 1995) vive e lavora a Milano. È laureata in Lettere Moderne con specializzazione magistrale in Archeologia e Storia dell’arte. Oltre a svolgere attività di curatela indipendente in Italia e all'estero, dal 2018 lavora come giornalista per testate…

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