Si riaccendono le luci nel cinema storico della città di San Francesco: riapre “Il Ridotto” di Assisi
In Umbria un gruppo di giovani riesce a riaprire la sala cinematografica situata nel centro storico di Assisi. La sua seconda vita incoraggia una riflessione sul rapporto tra l’Umbria e il cinema, anche alla luce di alcune virtuose esperienze locali
Tra le pietre rosa del Subasio e i vicoli medievali del centro storico di Assisi, un gruppo di giovani assisani riapre la “vecchia” sala cittadina, Il Ridotto del Teatro Metastasio. A spingerli il desiderio di uno spazio aggregativo che possa restituire un brano di città alla collettività locale. Una storia che ricorda come la memoria e la cura di un luogo passano soprattutto per i suoi cittadini.

La riapertura del cinema Il Ridotto, e non solo. Vivere collettivamente le aree interne
Quasi dieci anni fa, in un programma in onda su Rai3, Concita De Gregorio mostrava in prima serata realtà urbane, e sociali, lontane dai contesti delle grandi metropoli: Fuori Roma, il nome della trasmissione, descriveva cosa succedeva al di fuori del GRA. Cosa è cambiato da quel lontano 2018? È sotto gli occhi di tutti come la pandemia abbia portato a ripensare, e riconsiderare, un nuovo modo di vivere la città nella sua realtà più quotidiana e sociale. L’Umbria, sotto questa lente, si conferma una pulsante fucina di pratiche sociali e di riqualificazione urbana, tramite la riapertura di quelli che, nel Secolo Breve, erano le architetture paradigma dell’esperienza collettiva: le sale cinematografiche. Non solo nel capoluogo, infatti, ma anche nei comuni più piccoli, gruppi di giovani si attivano proprio per questa causa, mossi da quel legame affettivo verso la propria regione, che si fortifica grazie all’immagine dei luoghi: primo tra tutti il legame all’elemento Terra, dimensione fisica che da sempre rimanda all’attaccamento e alle radici.
Da Perugia ai piccoli comuni: storie di cinema rinati in Umbria
Anonima Impresa Sociale: questo è il nome della cooperativa, nata quasi quindici anni fa tra le mura di Perugia, che ha come primo obiettivo quello di riattivare dismesse sale cinematografiche nel territorio umbro: non solo a Perugia, con il ben noto Postmodernissimo, ma anche in zone più lontane del Cuore verde. Il motivo è chiaro: la sala cinematografica non è solo uno spazio dove poter condividere un sogno collettivo, come la visione di una pellicola, seduti sulle classiche poltrone reclinabili, ma anche uno spazio che, grazie alle sue peculiarità urbane e architettoniche, è in grado di accogliere e incentivare la nascita di luoghi aggregativi, base fondativa della memoria collettiva di una città. Una sfida accolta anche oltre Perugia: da sabato 19 settembre, infatti, si sono riaccese anche le luci della storica sala Il Ridotto del Teatro Metastasio, nel centro di Assisi.

Si accendono le luci dello storico cinema di Assisi
Lo schermo torna dunque a illuminarsi per la storica sala assisana: Il Ridotto, muri del quale recuperati grazie a dei fondi pubblici e inaugurato alla fine di maggio scorso, è stato utilizzato nuovamente come cinema per merito dei giovani del progetto Sedici Noni, grazie alla vittoria del bando ThinkBig indetto da Fondazione Perugia, a conferma di come anche le istituzioni credano nel valore collettivo del fare città. Con questo successo sono riusciti nell’impresa, (potremmo dire omerica, per rimanere in tema), di riconsegnare alla cittadinanza un luogo destinato proprio alla comunità locale, disinteressato e sconnesso dalle logiche di turistificazione che affliggono non solo Assisi, ma molti dei comuni delle aree interne. Luoghi come arcadici e non come nuclei urbani vivi, vissuti dalla propria cittadinanza.
La storia del cinema “Il Ridotto” del Teatro Metastasio di Assisi e il suo ruolo sociale
Il cinema Il Ridotto del Teatro Metastasio di Assisi consiste in una parte del più ampio Teatro Metastasio, progettato originariamente nella prima metà dell’Ottocento dall’architetto assisano Lorenzo Carpinelli. Con l’avvento del cinema e il passaggio verso una società del consumo tipica del boom economico, il Comune decise nel 1955 di trasformare lo stesso teatro in una sala cinematografica, modificandone la tipica conformazione da teatro all’italiana, a favore di una sala capace di contenere quattrocento posti. Dopo oltre venti anni di luci spente lo spazio, a seguito di interventi di ristrutturazione e di adeguamento tecnico-funzionale, rinasce ora su progetto dell’architetto, anche lui assisano, Alfio Barabani. Le vecchie generazioni di assisani frequentavano, da ragazzi, questo cinema nel centro storico, e molti dei loro ricordi erano legati proprio a tale spazio: non è forse questa una dimostrazione di memoria collettiva? Siamo abituati a considerare custodi della memoria luoghi urbani, e architettonici, legati a dimensioni storiche altre, distanti, ma la memoria di una collettività passa anche, e soprattutto, nei luoghi del quotidiano, nei quali la cittadinanza è in grado di riconoscersi, incontrarsi, aggregarsi.
Cinema, piccoli comuni e senso di appartenenza
Non esclusivamente nei grandi poli metropolitani la nuova generazione sente il bisogno di riappropriarsi, fisicamente, della propria città tramite luoghi capaci di ospitare momenti aggregativi: anche Fuori Roma il desiderio di incontrarsi, di far sentire la propria presenza nella città, è forte. Tra le sfide del futuro che la città si presta ad affrontare c’è anche quella, come dimostrato, di essere capace di restituire alla propria cittadinanza spazi, come questo, custodi della memoria collettiva. Luoghi in grado di accrescere il senso di appartenenza, tra i sentimenti che più contribuiscono alla formazione della memoria collettiva, dimensione basilare per ogni intervento di rigenerazione sociale e urbana.
Giovanni Manfolini
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