Il grande artista Corrado Levi a novant’anni continua a disorganizzare l’arte. La mostra a Milano
Non ha mai dichiarato la data di nascita, ma, nonostante i 90 anni compiuti quest’anno, Corrado Levi apre fino al 10 ottobre una propria mostra alla galleria Luisa delle Piane di Milano. Architetto, collezionista, scrittore, artista, ex docente, Levi parla di autocoscienza, rivoluzione anche della pandemia
Raccontare Corrado Levi (Torino,1936) significa entrare in un labirinto di scritti, mostre, date non sempre esplicite come quella della nascita, mai dichiarata, ma abbinata all’inizio delle leggi razziali. La bussola per non perdersi è il suo e il nostro partire da sé. Mi immagino un dialogo prendendo parole e fatti tra i suoi tantissimi libri.
Chi è Corrado Levi
Nel primo che rileggo trovo questo: “Nel mio insegnamento alla facoltà di Architettura di Milano, agli studenti che dovevano disegnare una scuola chiedevo di progettarla come avrebbero voluta averla e non l’ebbero. … Erano gli anni del movimento studentesco. Ci furono sperimentazioni didattiche esemplari. Gli studenti si divisero in gruppi territoriali, non in anni di corso.
Le femministe di tutto il mondo si separarono dagli altri gruppi ed elaborarono la pratica dell’autocoscienza. Parlare di sé, partire da sé ha fatto emergere problemi e tematiche mai affrontate prima.
Gli omosessuali uomini operarono una doppia separazione, dagli altri uomini del movimento e dagli eterosessuali, scelte analoghe fecero le donne omosessuali. Nacque il F.U.O.R.I. In facoltà si formarono gruppi di autocoscienza di sole donne, soli uomini e misti e per la prima volta si rifletté sulla città e le abitazioni come conseguenze della logica patriarcale”. (Soggettività Opere Luoghi, et.al. edizioni, 2013 – Una casa editrice che non c’è più e che nel 2012 aveva pubblicato “Scritti sull’arte” di Carla Lonzi. Jung le definirebbe ‘coincidenze editoriali significative’.)
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Corrado Levi a New York
Passo a un altro testo, Corpi, una monografia di quasi tutta la sua opera. (Electa nel 2021). “Negli Anni 80, per lunghi periodi ho vissuto a New York, dove nell’East Village sono nate una trentina di gallerie, che vendevano centinaia di quadri al prezzo di un pacchetto di sigarette. Era una rivoluzione, la contestazione dell’arte ufficiale, quindi un fatto politico in opposizione alle grandi realtà dove si vendevano le opere per milioni, penso alle gallerie di Leo Castelli, Ileana Sonnabend e altri. Non è però una critica speculare al loro lavoro, è l’intuizione di un cambiamento.
Tornando ho fatto quasi lo stesso nel mio studio in corso San Gottardo a Milano. Ho organizzato mostre dove nessuno veniva dall’Accademia. Imparavano l’uno dall’altro, guardandoci. Io l’ho imparato da Carlo Mollino (n.d.r. forse il più amato dei suoi maestri) che mi ha detto: Corrado ricordati che io sono un vettore, non una forza”.
Corrado Levi e La Libreria delle donne
Tutti e tutte abbiamo letto e guardato Corrado. Amico fraterno di Lia Cigarini e Luisa Muraro ha collaborato con La Libreria delle donne di Milano, fin dall’inizio. E, nel 2001, per la nuova sede di via Calvi 29, insieme a Stefania Giannotti, ridisegna lo spazio aggiungendo una sala conferenze e una cucina. Come dire, mangiare insieme aiuta a digerire parole ostiche. Suddivide le vetrine e nella quarta invece di libri suggerisce di esporre opere d’arte che, visibili dalla strada, si offrono a chi non solo non viene dall’Accademia, ma neppure da musei, gallerie, collezioni. Ancora una declinazione del suo partire da sé.
E allora parto da me, dal progetto di una sua mostra a Palazzo Reale, programmata per la primavera del 2024. Era tutto pronto: ho ancora il progetto completo, scritto e studiato insieme. Ma alla fine del 2023, Corrado aveva dovuto essere ricoverato e i figli Lisa e Ruben hanno deciso di rinunciare, preoccupati che fosse uno sforzo troppo faticoso. Comprensibile, o meglio riconoscibile del suo metodo, come dice il titolo di un altro suo libro É andata così. Cronaca e critica dell’arte, 1970- 2008 (Electa, 2009).
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La mostra alla Galleria Luisa delle Piane a Milano
Però la sua attitudine a scoprire nuove tematiche resiste e oggi inizia la collaborazione con Luisa Delle Piane, una galleria storica che ha sempre tenuto in bilico arte e architettura. Progetta una nuova mostra: Sigilli, ceralacche e memorie, a cura di Beppe Finessi. Ci sono anche alcune opere storiche che ci fanno guardare oggi ciò che Corrado aveva visto da tempo. Ad esempio Lampada di Edipo, 2003: una grande testa con gli occhi coperti da una benda, realizzata in varie copie in vari colori, blu, rossa, rosata, verde. Ricorda la scultura classica, e avverte che la luce dell’antichità non è mai uguale, neanche a occhi bendati. Il fatto che i colori siano realizzati attraverso l’elettricità accende l’ironia che Corrado ha sempre aggiunto alle sue sperimentazioni, alle dediche ai maestri De Pisis, Schifano, Carol Rama, Carla Accardi, Franco Albini, Casorati, Boetti; ai modelli anonimi come il disegno su carta del 1948, operai in riposo, in cui oggi riconosce l’annuncio della dichiarazione della sua omosessualità. Di fatto avvenuta nel 1979 con la pubblicazione di New Kamasutra, didattica sadomasochista (edizioni “La salamandra” e ristampato nel 2013, con una postfazione di Luisa Muraro, per ES-piccola biblioteca dell’eros, Milano).
Un libro che ha avuto un impatto decisivo nel rompere il sigillo neutro- maschile col quale la filosofia presocratica nomina la specie, “gli uomini, i mortali”, cancellando la soggettività femminile. Un’esclusione che ha dato origine al patriarcato e alla democrazia ateniese: “Tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge, tranne le donne e gli schiavi, i meteci” (Giorgio Galli, Le ribelli della storia – Baccanti, gnostici e streghe: i vinti della storia e la loro eredità, shake edizioni, 2014).
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Il libro scritto da Corrado Levi durante il Covid
Un altro libro, o meglio un “album”, si intitola Novità in casa (virus), Corraini editore, 2020. In una pausa del Covid abbiamo potuto comprarlo. Una pagina scritta e una disegnata, con i segni filiformi, plastici, densi di colore, tipici dei suoi dipinti. Punti disseminati o figure in movimento con titoli scritti a mano descrivono l’esperienza che tutte e tutti stavamo vivendo. Leggerlo è stato un modo per imparare l’uno dall’altro a trasmetterci pensieri e perplessità. Inizia così.
“L’altro ieri (15-4.2020) ho fatto un disegno dal titolo svagato organizzato, e ho stilato l’elenco di quelli che farò, ciascuno seguito dalla parola organizzato: spostato, imprevedibile, smemorato, oblio, casuale, scomposto, disordinato, disorganizzato, scombinato, distonico…. Fare un elenco di parole che siano lontane dal concetto organizzato è un paradosso, come a scuola quando avevo dato come tema: ‘fare un progetto con numero dispari di errori’. Così progettare un errore era ancora un errore? Uno spostamento concettuale, ma anch’esso un controllo?”
Oggi l’errore è organizzato e al contempo correggibile, quindi non c’è paradosso. Sigilli, ceralacche e memorie sono un vettore e non una forza. Da parole, immagini, informazioni globali, emerge il desiderio di confidenza personale. È quotidiano e ogni volta imprevedibile. Da imparare ogni volta. Performances disorganizzate?
Francesca Pasini
Milano // fino al 10 ottobre 2026
Corrado Levi, Sigilli, ceralacche e memorie
Galleria Luisa Delle Piane, Via Giuseppe Giusti, 24
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