Sognare a occhi aperti tra arte e natura sul Lago di Como. Dialogo con l’artista Luigi Serafini ospite a Orticolario 2026

Orticolario è l’evento internazionale che celebra la cultura del paesaggio in tutte le sue forme. La XVI edizione si terrà dall’1 al 4 ottobre nel parco storico di Villa Erba a Cernobbio, sul Lago di Como. Ospite d’Onore sarà l’artista Luigi Serafini, che abbiamo intervistato

En rêverie è il titolo della nuova edizione di Orticolario, l’evento culturale che dal 2009 diffonde la cultura del paesaggio con installazioni artistiche, incontri, conferenze, performance, spettacoli e laboratori. Quest’anno si svolgerà dal 1° al 4 ottobre, ancora una volta nella cornice della storica Villa Erba, sul Lago di Como, e nel suo parco. Nell’ambito del programma culturale della kermesse, venerdì 2 ottobre alle 11:30 è in calendario l’incontro con l’artista Luigi Serafini: autore del celebre Codex Seraphinianus è stato scelto come Ospite d’Onore dell’edizione alle porte. Dal titolo Sognare l’impossibile. La botanica dell’immaginazione, il talk di cui sarà protagonista verrà introdotto da Moritz Mantero e sarà moderato dalla vicedirettrice della Pinacoteca di Brera, Chiara Rostagno. In attesa di ascoltarlo dal palco di Orticolario 2026, lo abbiamo intervistato.

Luigi Serafini, ritratto. Photo courtesy of Luigi Serafini
Luigi Serafini, ritratto. Photo courtesy of Luigi Serafini

Intervista all’artista Luigi Serafini

È Ospite d’Onore di Orticolario 2026, annuale manifestazione dedicata alla cultura del paesaggio. È un invito che arriva a qualche mese dall’assegnazione del premio Artist of the Year 2025, promosso da Artuu Magazine e consegnato alla Pinacoteca di Brera…
In questo momento della mia vita si sta verificando una combinazione di riconoscimenti del tutto inattesa. Prima ancora di Brera, e in maniera autonoma, Rai Radio3 mi ha nominato Artista dell’Anno 2026. Per l’occasione ho realizzato anche un piccolo calendario. A questo si aggiunge il premio Un Felliniano nel Mondo, che riceverò il 22 novembre a Rimini, nell’ambito dell’Amarcort Film Festival, per aver lavorato con Federico Fellini al suo ultimo film, La voce della Luna.

Orticolario si tiene nella cornice del Lago di Como, un contesto paesaggistico che è stato di ispirazione per generazioni di artisti. Qual è la sua relazione con questo luogo?
Sono molto legato al Lago di Como, per tante ragioni. La prima è che, nell’estate del 1981, a pochi chilometri dal lago, in una casetta con giardino lungo la strada principale di Giuslino – frazione di Cerano d’Intelvi, probabilmente in via Roma, se ben ricordo – realizzai le ultime tavole del Codex Seraphinianus. Si trattava di circa cento pagine di sola scrittura – elenchi, spiegazioni, titoli e così via – necessarie affinché il Codex raggiungesse la sua forma finale. Lì realizzai anche l’impaginazione, avendo portato con me gli stamponi, e mi fu di grande aiuto l’amico Giuliano Corti, comasco doc. Tornato a Milano, consegnai tutto all’editore Franco Maria Ricci e, nel novembre di quello stesso anno, il Codex era già in bella mostra a Palazzo Grassi, a Venezia.

E poi?
La seconda ragione è che a nord del Lago di Como, a una trentina di chilometri, comincia la Val Bregaglia, attraversata dal confine tra Italia e Svizzera. Fu proprio lì che, nel 2008, realizzai l’installazione Balançoires sans frontières.

Luigi Serafini Ospite d’Onore di Orticolario 2026 sul Lago di Como

Di cosa si trattava?
Fui invitato a partecipare ad Arte Bregaglia. Un percorso d’arte contemporanea da Maloja a Chiavenna. Insieme ad altri artisti, arrivati da tutta Europa per realizzare delle installazioni e dei percorsi. L’idea del confine mi aveva sempre affascinato e quella fu l’occasione concreta per lavorarci. In seguito agli accordi di Schengen sulla libera circolazione europea — ai quali la Svizzera non aveva ancora aderito — gli italiani avevano costruito una cancellata lungo la vecchia strada del Maloja. La barriera divideva una comunità frontaliera, Castasegna e Villa di Chiavenna, nella quale tutti erano più o meno parenti o amici e dove si diceva con naturalezza: “Andiamo a comprare il pane in Svizzera e poi a bere un caffè in Italia”.

Quale fu il suo contributo?
Proprio a ridosso della cancellata, naturalmente dalla parte svizzera, pensai di installare una struttura con due altalene. Il loro movimento simulava un’oscillazione fra i due confini, o meglio fra due località che, nonostante la separazione politica, avevano sempre formato un’unica comunità. L’installazione ebbe una certa eco sui giornali italiani e svizzeri. Poco tempo dopo accadde qualcosa di inaspettato: la porticina della cancellata, fino ad allora tenuta chiusa con una catena e un lucchetto, venne finalmente aperta. Per una volta, l’arte non si era limitata a rappresentare un confine: aveva forse contribuito ad aprirlo. Molti anni dopo, due architetti californiani (Ronald Rael e Virginia Sanfratello) realizzarono un’altalena a bilico attraverso le cancellate erette lungo il confine fra gli Stati Uniti e il Messico. Cercai di contattarli, senza successo, per lavorare insieme sull’idea di altalene lungo i confini attraversati da conflitti. Le Nazioni Unite avrebbero dovuto disseminarvene a centinaia: al resto avrebbero pensato i bambini dei paesi in lotta, accorrendo insieme per dondolarsi. E sarebbe stato l’irresistibile inizio della pace.

Orticolario 2026 esplora la dimensione del sogno, dell’illusione, della fantasia

Orticolario 2026 adotta il titolo En rêverie, un invito a superare la dimensione tangibile per lasciarsi guidare da immaginazione, illusione, fantasia. È un orizzonte concettuale affine alla sua produzione artistica e naturalmente al Codex Seraphinianus, con il visionario universo di piante, organismi e architetture inesistenti – oggi amato anche dalle generazioni più giovani…
Le piante e gli animali sono sempre stati le mie guide, le mie costellazioni. Credo che il mio rapporto con la natura sia nato insieme a me. Forse, anziché studiare architettura, avrei dovuto seguire le orme di Alexander von Humboldt, esplorando la natura come un unico cosmo vivente, nel quale ogni forma è legata alle altre. In ogni caso, a undici anni dimostravo già un certo talento per il disegno. Il mio primo lavoro fu una pittura a olio su cartone telato, realizzata durante l’estate a Pedaso, nel sud delle Marche. Raffigurava un vaso di dalie sul terrazzo della villa dei miei zii, dal quale si scorgeva in lontananza il mare Adriatico. Conservo ancora quel dipinto; anzi, lo porto con me come una sorta di reliquia e di nume tutelare. Molto prima del Codex, dunque, la passione per i fiori e per il mondo naturale era già dentro di me.

Il Codex evoca la dimensione onirica e conduce il lettore in scenari alternativi a quelli in cui viviamo. Se dovesse descrivere la sua relazione con il sogno, come la definirebbe?
Di notte sogno cose normalissime, perfino ordinarie, devo ammetterlo. Per me l’espressione chiave è “sognare a occhi aperti”. Durante il giorno, un foglio bianco mi permette di vedere cose che nei sogni notturni non appaiono. Le mie immagini oniriche, dunque, non arrivano dalla notte, dall’oscurità o da chissà dove: compaiono piuttosto in piena luce solare. Per essere generate hanno bisogno della luce, del bianco e del sole.

Codex Seraphinianus. Photo courtesy of Orticolario
Codex Seraphinianus. Photo courtesy of Orticolario

Luigi Serafini, tra Codex Seraphinianus, matita e AI

In un’intervista affermava che le matite sono il suo strumento espressivo per eccellenza. Che effetto le fa assistere all’ascesa, anche in campo artistico, dell’intelligenza artificiale?
L’AI è un fenomeno straordinario, del quale anch’io mi servo. Non ho nulla in contrario. Così come ho usato Photoshop, le tavolette grafiche e la penna elettronica, partecipando ai diversi passaggi dell’evoluzione digitale, oggi utilizzo l’AI senza preclusioni né pregiudizi. La considero uno strumento, come il frigorifero o il termosifone. Eppure, se ne parla soprattutto in relazione ai pericoli, agli aspetti negativi e alle sue zone oscure. In fondo facciamo sempre così, no? Ogni cosa bella sembra dover avere necessariamente il suo rovescio della medaglia.

A cosa sta lavorando in questo momento? Ci anticipa qualcosa?
Sono molto affascinato dall’intelligenza artificiale e, in particolare, dalla possibilità di trasformare attraverso l’AI le mie immagini. Generalmente le si chiede, mediante un prompt, di generare qualcosa. Io invece la sto adottando in modo rovesciato, cioè non generativo, o meglio retro-generativo. Il metodo retro-generativo consiste nell’utilizzare l’intelligenza artificiale per compiere il percorso inverso della generazione: partire da un’opera già realizzata e risalire verso l’immagine primaria che l’aveva provocata nella mente dell’artista. D’altra parte, ho sempre utilizzato gli strumenti digitali in questo modo: parto dai lavori che ho già realizzato per tentare una sorta di ritorno alle “immagini primarie”. È una specie di archeologia inversa. Voglio percorrere la strada opposta rispetto a quella che normalmente si chiede di compiere all’intelligenza artificiale: prendere i miei disegni e approdare all’immagine che li ha provocati. Insomma, mi sto divertendo molto. Magari a Orticolario racconterò i risultati di questi esperimenti!

Valentina Silvestrini

Cernobbio // dal 1° al 4 ottobre 2026
Orticolario XVI. En rêverie.
VILLA ERBA – Largo Luchino Visconti, 4
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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Dal 2024 è cocuratrice della newsletter "Artribune Render", dedicata alla rigenerazione urbana a base culturale. Nel 2025 ha…

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