Van Gogh in mostra a Perugia: ancora qualche settimana per vedere L’Arlesiana
C’è tempo fino al 27 settembre per visitare la mostra della Galleria Nazionale dell’Umbria dedicata a L’Arlesiana di Van Gogh. Il celebre dipinto è affiancato da opere di artisti italiani attivi tra clima verista, macchiaiolo e Parigi impressionista, offrendo nuovi spunti sul ritratto femminile nel secondo Ottocento
È Vincent van Gogh il protagonista al centro del terzo focus estivo della Galleria Nazionale dell’Umbria. L’Arlesiana della GNAMC di Roma arriva a Perugia, riunendosi a un gruppo di dipinti appartenenti alla stessa temperie culturale: quella della Francia realista e impressionista di fine Ottocento. Accanto a Van Gogh, ecco gli italiani a Parigi: Giovanni Boldini, Federico Zandomeneghi, Gioacchino Toma, Saverio Altamura, Silvestro Lega, Antonio Mancini, Mosè Bianchi e Niccolò Cannicci. Figure più o meno note, tutte in cammino verso quella strada di scoperta e ricerca che metteva al centro della tela emozioni, impressioni vibranti e frammenti di vita colti nell’istante. Figura centrale dell’immaginario pittorico di secondo Ottocento è la donna: dalle contadine consumate dal duro lavoro quotidiano alle sensuali parigine della buona società. Carpite nell’attimo più eloquente, al tavolo di un café o a passeggio per i boulevard alberati, queste figure diventano lo specchio di un nuovo gusto e di un nuovo modo di vivere. Grazie alla collaborazione con il Museo dell’Ottocento di Pescara – Fondazione Di Persio Pallotta, la GNU offre uno scorcio su questo universo femminile tardo-ottocentesco, indagandone le diverse declinazioni che ciascun pittore – con Van Gogh al centro – scelse di dare in base al proprio vissuto e alla propria sensibilità.

Van Gogh mostra Perugia: la donna nell’immaginario pittorico dal Verismo a Parigi
Parigi, secondo Ottocento. Un teatro aperto a continui stimoli e novità: dal riassetto urbano disegnato dal barone Haussmann ai café della Rive Gauche, dove si discute di politica, scienza e cultura. È in questo contesto che fioriscono anche i primi “scandali” destinati a lasciare il segno nella pittura, dal mondo contadino di Gustave Courbet alla Colazione sull’erba di Manet, fino alle “impressioni” lasciate sulla tela dai pittori riuniti nell’atelier del fotografo Nadar. Fatte queste premesse, ci si può meglio introdurre nel clima delle tele esposte alla Galleria Nazionale dell’Umbria, realizzate da un gruppo di italiani che, sul modello dei primi francesi, si affrancano dall’accademismo per inseguire un dipingere più vero, più intenso, capace di restituire la realtà vissuta dei soggetti raffigurati. Tema cardine della selezione in mostra è la donna: non più soltanto astrazione simbolica, ma presenza viva, da cogliere nel suo quotidiano. La prima sezione espositiva si articola su questo tema comune, dove voci variegate si trovano connesse sulle pareti. Tra i primi che si incontrano lungo il percorso, Gioacchino Toma, acuto interprete del Verismo, coglie una donna della buona società casertana nel mezzo di una scena domestica. Accattivanti sono invece gli sguardi magnetici delle due fanciulle ritratte a mezzo busto da Saverio Altamura, mentre Silvestro Lega è presente con due volti femminili che completano la breve rassegna dei primissimi piani. Singolare, tra gli altri, anche la giovane venditrice di frutta colta nel vivo della strada da Antonio Mancini. Una sagoma dal naturalismo vagamente caravaggesco, resa però con una pennellata nuova, pastosa, brillante, che lascia vedere la trama grezza della tela e gioca sull’alternanza di pieni e vuoti.
Gli italiani a Parigi alla Galleria Nazionale dell’Umbria
Se con il primo gruppo di pittori si era ancora in Italia, nel clima delle rivoluzioni veriste e macchiaiole, il secondo nucleo espositivo introduce pienamente nell’atmosfera dei boulevard parigini. Tre i grandi nomi avvicinati in mostra nella seconda sala, tutti riconducibili alla rete di relazioni della celebre Maison Goupil: Giuseppe De Nittis, Giovanni Boldini e Federico Zandomeneghi. Nata per commerciare riproduzioni d’arte, la Maison Goupil diventa presto un luogo di incontro e scambio – nonché di vendite fruttuose – per gli italiani a Parigi. De Nittis, Boldini e Zandomeneghi seppero dare il loro contributo originale alla scena artistica della capitale francese ottocentesca. Cresciuto tra i Macchiaioli e i paesaggisti napoletani, De Nittis esporta in Francia una sensibilità capace di cogliere la ricchezza degli scenari quotidiani. In esposizione, Tra i paraventi cattura una figura femminile di spalle, immersa tra mobili e suppellettili che evidenziano un altro tratto tipico della città: la nuova moda del Japonisme. Accanto, Boldini è presentato in una delle sue tipiche immagini femminili rese a tocchi rapidi e impetuosi. Conclude Zandomeneghi, con un ritratto che esprime la sua ricerca incentrata su una resa dell’olio il più possibile vicina alla morbidezza del pastello.
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Van Gogh in mostra alla Galleria Nazionale dell’Umbria: la Provenza e Arles
Il dipinto dell’Arlesiana – esposto al centro del coro degli Italiani a Parigi – è prima di tutto un’occasione per riprendere le fila del difficile percorso biografico di Vincent van Gogh, andando a fondo nelle ragioni che lo spinsero a trasferirsi in Provenza e nello stato psicologico ed emotivo che caratterizzò quel soggiorno. A determinare la sua partenza verso il sud fu anche il fortissimo senso di attrazione per il Giappone. Affascinato dal Japonisme, attraverso stampe, tessuti e oggetti esotici Van Gogh si era costruito un vero e proprio immaginario mentale dell’Oriente: un luogo da sogno, dall’atmosfera limpida e dai colori vivaci, in cui poter finalmente trovare pace per il suo animo tormentato. È con questa idea – assimilando il sud francese al Paese nipponico – che si trasferisce ad Arles. E lì trova esattamente quanto cerca: frutteti in fiore, ponti, case color pastello, strade dai lunghi cipressi e campi sterminati che si schiudono tra le colline. Se nelle stampe giapponesi aveva già trovato un principio di sollievo ai suoi tormenti, in Provenza l’influsso benefico si carica ulteriormente, diventando esperienza viva e tangibile.“Arles diventa per lui un laboratorio di rinascita”, come sostiene Costantino D’Orazio nel suo testo critico, e anima il suo pennello di tocchi ancora più ricchi e vibranti. Questa carica di entusiasmo spinge Van Gogh ancora oltre, fino al progetto di creare, nella Casa Gialla di Arles, una piccola comunità di artisti: l’Atelier del Sud. A rispondere, come noto, sarà solo Paul Gauguin. L’arrivo dell’amico, nell’ottobre del 1888, porterà nuovi stimoli per il pittore, accompagnati però da un nuovo crescendo di tormenti. I due sono come forze opposte che si attraggono: Vincent è attratto dal vero, l’amico lavora di memoria; entrambi dipingono come in risposta a reciproci appelli che oscillano tra amicizia e rivalità. Un periodo intenso, di lavoro e di emozioni, che finirà tragicamente, inaugurando una nuova stagione di squilibri.
L’Arlesiana di Vincent van Gogh in mostra alla Galleria Nazionale dell’Umbria
Si giunge, infine, a lei. A questo ritratto che è frutto dell’esperienza utopica dell’Atelier del Sud e del soggiorno arlesiano. Proprio nel periodo della convivenza con Gauguin, tra i luoghi chiave del paese provenzale c’è il Café de la Gare. Gestito da Joseph-Michel Ginoux e da sua moglie, Marie Jullian Ginoux, e situato non lontano dalla Casa Gialla, il locale diventa uno dei luoghi di frequentazione abituale di Van Gogh. Non grazioso come i locali parigini, è un luogo quotidiano, vero, che vive del viavai continuo della gente della vicina stazione. Protagonista del dipinto in mostra è Madame Ginoux, l’Arlesiana: una donna reale, appartenente a quel novero umano che soddisfa il desiderio di ispirazione del pittore. Non una figura astratta, ma una persona che porta addosso una vita. La versione esposta deriva da una sessione di ritratto realizzata in comune con Gauguin, durante la quale entrambi si misero a dipingerla. Due anni dopo, nel febbraio 1890, durante il ricovero all’ospedale psichiatrico, Van Gogh la raffigura ancora una volta, basandosi sul motivo tracciato dal disegno dell’amico. Quanto visibile in mostra è il risultato di questi ricordi, mescolati a nuovi sentimenti acquisiti durante il difficile periodo di ospedalizzazione, nel corso del quale, si racconta, la donna sarebbe andata a trovarlo più volte. Da effigie già carica di significati emotivi e psicologici, l’immagine si carica ulteriormente, divenendo un vero specchio biografico dell’autore, che ancora oggi ha qualcosa da raccontare.
Emma Sedini
Perugia // fino al 27 settembre 2026
Van Gogh e gli italiani a Parigi
GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA – Corso Pietro Vannucci, 19
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