Italia protagonista agli Oscar dell’animazione. Parola ai registi e al produttore del film “La Violinista”

In vista del Festival di Toronto, i registi Raoul Garcia, Ervin Han e il produttore Cristiano Bortone ci hanno raccontato la genesi e il lavoro dietro a “La Violinista”, il loro capolavoro d’animazione, recentemente premiato al famoso Festival du Film d’Animation di Annecy

Vincere al Festival du Film d’Animation di Annecy è come guadagnare l’Oscar dell’animazione mondiale. Ci sono riusciti i registi Ervin Han e il leggendario animatore Disney Raúl García, con un film-epopea che racconta di una violinista, accompagnandoci alla scoperta della sua incredibile storia durante le rivoluzioni storiche e sociali a Singapore. La violinista, vincitore del Cristal award per il Miglior Lungometraggio e del Premio SACEM per la Migliore Colonna Sonora Originale, è tra le opere più premiate dell’edizione 2026 del festival francese. La giuria ha assegnato il premio più alto a un film che rivela l’impatto devastante della guerra, lasciando un’impressione profonda e duratura data dal potere emozionale della musica, dall’intensità della performance e dal contesto storico della storia. E, a ulteriore conferma del suo valore, a breve il film sarà protagonista anche del Toronto International Film Festival.

"La Violinista" vince al Festival du Film d'Animation di Annecy
“La Violinista” vince al Festival du Film d’Animation di Annecy

“La Violinista” un film d’animazione che condensa un mix di culture

La scelta dell’animazione, per questa storia, è centrale: per l’esplosione dei colori e la musica, vero filo conduttore del film. Animazione che per il character design eper gli ambienti di ispirazione orientale ricorda gli anime, mentre per le movenze dei personaggi guarda all’esperienza occidentale e disneyana. Un mix di culture che caratterizza anche la produzione che, iniziata nei principali mercati internazionali del cinema – da Annecy al nostrano MIA, da Taipei a Tokyo – vede l’Italia protagonista con Altri Occhi, la nuova società dedicata all’animazione e fondata dal regista e produttore Cristiano Bortone, in coproduzione con Robot Playground di Singapore e la spagnola TV On. Anche la storia è un mix di culture che, nascendo dalla cooperazione tra persone provenienti da paesi diversi, parla di ponti di pace e isole felici anche dove la guerra e la devastazione colorano tutto di grigio.

La storia de “La Violinista” il film d’animazione più premiato al Festival di Annecy

Ambientato negli Anni Trenta del Novecento, La Violinista racconta la storia di Fei, una leggendaria anziana violinista, che svela a un giornalista spagnolo il segreto che ha custodito per tutta la vita. Figlia di una famiglia benestante di Singapore, Fei si esercita costantemente al violino. Un giorno conosce Kai, un orfano di strada che ha uno straordinario talento musicale, perfino maggiore del suo. I due crescono insieme e si innamorano. Ma Kai decide di unirsi alla resistenza quando il Giappone invade Singapore, e abbandona la città e Fei. È proprio lui ad affidare il suo violino a Fei con la promessa di tornare, e Fei lo aspetta per tutta la vita. La promessa di suonare ancora assieme tiene viva la speranza, e insieme ci conduce in un avvolgente viaggio musicale. Per saperne di più, ad Annecy, abbiamo intervistato i registi, Ervin Han, vincitore di 4 Asian Academy Creative Award e Raúl García regista indipendente e animatore Disney e il produttore Cristiano Bortone.

Intervista ai registi e al produttore del film di animazione “La Violinista”

Partiamo dall’Italia e da chi, il film, ha deciso di produrlo. Come è nato il rapporto con l’Oriente?
Cristiano Bortone: Da tempo guardavo all’Oriente. Sulla base dei miei studi di Sinologia ho fondato, nel 2014, l’organizzazione non-profit Bridging Visions che promuove il dialogo tra Europa e Asia. Come regista nel 2005 ho diretto il film Rosso come il cielo (David Giovani, 2007), molto amato in Cina. Con la mia Orisa Produzioni (e la società partner cinese Yiyi Pictures) ho realizzato alcune co-produzioni Italia-Cina come Caffè (2016), presentato alle Giornate degli Autori di Venezia e candidato ai China Movie Awards e La ricetta italiana (2022), altra co-produzione ufficiale con la Cina, diretta da Zuxin Hou e co-prodotta da Kaixin Mahua (Fun Age Pictures), uno dei più grandi produttori cinesi di commedie. La cultura e l’industria cinematografica cinese e asiatica quindi sono state per me una scoperta importante, che mi ha portato a vedere il potenziale di quei paesi in relazione all’Italia e all’Europa.

Come è iniziata l’avventura de “La Violinista”?
C.B. Il film è nato da un’idea di Ervin, ed è stato presentato nei principali mercati. Ho conosciuto il progetto a Tokyo e mi ha appassionato. È la prima volta che mi avvicino all’animazione come produttore e non sarà l’ultima visto che Altri Occhi, la nuova società che ho fondato, nasce per lavorare su quello. Mi interessano anche i progetti cross-mediali. Per La Violinista ci possono essere tante strade oltre a quella cinematografica. Dal film-concerto ad altri output.

Il film è un messaggio di pace e cooperazione tra i popoli…
C.B. La Violinista è stato realizzato tra Spagna, Italia, Canada, Taiwan, Singapore. Con differenti interventi nei vari paesi: le scene 3D sono state fatte in Italia; le animazioni in 2D a Singapore. Questo mix di culture e paesi diversi è l’essenza stessa del film: un lavoro corale da cui emerge una cultura di pace. Inoltre, ci ricorda, come anche in tempi di guerra, i sentimenti più umani e profondi siano strumenti potenti contro la logica dei conflitti e della forza. E mentre la distribuzione in Italia è ancora in fase di trattativa, siamo sicuri che l’Europa accoglierà il film con entusiasmo.

Passando alla regia, com’è nato il vostro sodalizio cinematografico?
Ervin Han: Raúl e io ci siamo incontrati 7-8 anni fa, quando lui arrivò come visiting professor all’Animation College di Singapore. Siamo diventati subito amici e quando cercavo un collaboratore per questo film, mi è venuto in mente lui.
Raúl Garcia: Quando ci siamo conosciuti per me era chiaro fin da subito che avremmo lavorato assieme, perché le nostre sensibilità artistiche sono molto affini. La Robot Playground stava aspettando di fare il suo primo lungometraggio e le cose si sono allineate.

Come registi, quali sono le principali differenze e affinità?
E.H. Convivo con questa storia in mente da circa 10 anni, così il mio ruolo è stato quello di proteggerne l’autenticità emotiva e il tono generale. Raúl ha portato il suo straordinario istinto per il racconto cinematografico e l’abilità di tradurre in immagini emozioni diverse. Ciò che avevamo chiaro entrambi era che ogni decisione creativa avrebbe dovuto essere al servizio della storia.
R.G. Venendo da un background di animazione classica Disney, volevo creare dei personaggi credibili, anche se lo stile complessivo del film richiama gli anime. La storia è un melodramma epico e volevamo a tutti i costi essere vicini a quello spirito per far sì che gli spettatori lo percepissero a pieno.

Perché avete scelto l’animazione?
E.H. Sono un regista di animazione e dall’inizio ho pensato che fosse il medium ideale. Convinzione cresciuta sviluppando il film. L’animazione crea una relazione unica con il pubblico, invitandolo, supportato dalla colonna sonora, a sospendere l’incredulità. La musica diventa un linguaggio emotivo vero e proprio. Qualche volta l’animazione aiuta ad arrivare ad una verità più profonda.
R.G. L’animazione è una tecnica che aiuta a ricreare mondi del passato o del futuro, e specialmente l’animazione 2D (quella usata per il film, ndr) dona un senso di “eternità” che l’animazione CGI o live action non riesce a dare. I film invecchiano, la tecnologia cambia, ma il potere della linea e del disegno vivono per sempre.

Ci potete raccontare qualcosa di più sul character design, e perché avete conferito ai personaggi uno stile così incisivo?
E.H. Volevamo che il film avesse un’identità visiva propria del Sud-est asiatico, mentre la reference per il disegno sono state l’animazione giapponese ed europea. Gli anime ci hanno ispirato per la loro chiarezza ed espressività, mentre l’animazione europea ha influenzato l’eleganza e la semplicità del disegno. Abbiamo lasciato i personaggi puliti ed eleganti, usando espressioni accennate e il linguaggio del corpo per trasmettere emozioni. L’obiettivo era creare personaggi che sembrassero autentici per il nostro paese, rimanendo senza tempo e universalmente comprensibili.
R.G. Abbiamo dato un look originale al film attraverso la tradizione anime rendendo, allo stesso tempo, il design più contemporaneo ed euro-centrato. Avendo lavorato al film Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe che era riuscito a combinare molto bene quei trend, qui siamo riusciti ad andare oltre, aggiungendo un tocco sud-asiatico senza cadere nell’esagerazione dello stile anime.

In un certo senso la storia inizia dalla fine, anche se sembra non finire mai. Da dove deriva questa scelta?
E.H. Più che iniziare dalla fine, il film è incorniciato dalla figura di un’anziana Fei che guarda indietro alla sua vita passata. Questa struttura ci è sembrata naturale perché La Violinista è un film sulla memoria, su come il passato continui a vivere con noi e come le storie che ci portiamo dietro siano un retaggio delle antiche generazioni. Le scene ambientate “oggi” ci ricordano come il tempo passi veloce, ma anche come la forza dell’amore, della perdita e della musica non sbiadiscano mai.
R.G. Ervin è riuscito a racchiudere molto bene nella storia il senso del tempo che passa. Il film è anche una riflessione su come la memoria ricostruisca frammenti del passato e conduca a una speciale narrazione della vita.

La storia è basata su eventi realmente accaduti?
E.H. I personaggi sono inventati, ma vivono in contesti storici reali, inclusa l’occupazione giapponese di Singapore. Abbiamo passato anni a studiare quel periodo, attingendo a fonti storiche, memorie e racconti personali. Tuttavia, invece di raccontare pedissequamente la cronaca, abbiamo voluto inserire una storia emotivamente forte in quel contesto.

Altri Occhi è il co-produttore italiano. Questa collaborazione ha influenzato la storia o contribuito a livello artistico?
E.H. La storia è di Singapore, ma i nostri partner italiani e spagnoli hanno portato nuove prospettive. Ci hanno aiutato a capire i messaggi universali del progetto. Altri Occhi, e in particolare Cristiano, ha creduto nel progetto sin dall’inizio e ci ha aiutato a definirlo.
R.G. La sfida è stata unire sensibilità di diversi paesi, e il mix ha aiutato il film a tenere un profilo internazionale.

Ci sono degli elementi che alludono al presente?
E.H. La storia non si ripete mai esattamente uguale, ma i conflitti, le diaspore e le divisioni rimangono parte del mondo in cui viviamo oggi. Mentre La violinista è ambientata in un luogo e un tempo ben definiti, le sue tematiche sono purtroppo attuali e senza tempo. Quindi spero che il film ci ricordi che in ogni conflitto ci sono persone comuni che vedranno le loro vite sconvolte per sempre.
R.G. Quando abbiamo iniziato la lavorazione doveva essere una storia d’amore durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma i conflitti attuali ci hanno sconvolto e il film indirettamente lo riflette.

Quali sono le vostre previsioni sul futuro del cinema e dell’animazione?
E.H. Positive. Il pubblico è aperto a storie e tradizioni da altri paesi. Per quanto riguarda l’animazione, credo che il futuro ci riservi molte novità, nello stile e nella narrazione. Spero che vedremo film sempre più radicati nelle proprie tradizioni e culture, e in grado di parlare di temi universali, perché sono queste le storie che viaggiano e volano più distanti.
R.G. Credo che questo sia il momento storico in cui l’animazione è più presente nella cultura popolare. Oltre ai film, è nei videogiochi, nei cortometraggi, nei documentari, nelle serie, e anche con stili ibridi che convivono con il live action. Finalmente credo che sia percepita come una tecnica in grado di raccontare ogni tipo di storia, rompendo le barriere di “una cosa per bambini”. La Violinista dimostra che ci sono tante storie da raccontare e l’universalità del medium animazione amplifica le potenzialità dei registi e del racconto di altri mondi e culture.

Giulietta Fara

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