Gli US Open si stanno trasformando in una passerella che vede la moda sempre più protagonista? Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma quel che sta accadendo sui campi in cemento di New York è davvero senza precedenti. Il tennis è una disciplina nota per la sua compostezza, per quel non so che di austero, altero e distintivo che ha reso popolari le regole ferree di Wimbledon. Nel più antico tra i tornei con la racchetta (la prima edizione è del 1877) nessuna deroga è consentita al rigido dress code che prevede la tenuta rigorosamente bianca – non sono ammessi nemmeno l’avorio o il bianco sporco. Nessuna deroga: nel 2013 Roger Federer fu richiamato per le scarpe con la suola arancione, giudicate non conformi; nel 2017 a Venus Willimas venne chiesto di cambiare il reggiseno rosa, perché le spalline colorate risultavano visibili sotto l’abbigliamento bianco.

La forza mediatica degli US Open
Gli US Open (prima edizione nel 1881) sono, comunque, uno dei quattro tornei del Grande Slam insieme all’Australian Open, al Roland Garros e appunto Wimbledon, il più prestigioso tra i circuiti del tennis internazionale. Hanno un impatto mediatico enorme: sono uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo. Raggiungono milioni di spettatori attraverso TV, streaming e social media. Niente di paragonabile a un mondiale di calcio, ma nel 2025 hanno totalizzato 1,14 milioni di spettatori dal vivo e nel 2024 il torneo ha generato 2,3 miliardi di interazioni sui social, mentre l’edizione 2026 sta confermando tutta la sua forza. Già il primo giorno la copertura del broadcast sportivo ESPN ha raggiunto una media di 914.000 spettatori, con un picco di 1,3 milioni per la giornata inaugurale. Del resto, a partire dal 2020 il seguito del tennis è in forte crescita non solo in Europa e negli Stati Uniti, ma pure in Asia (dove spiccano Cina e Giappone) e i praticanti nel mondo si calcola siano tra gli ottanta e i novanta milioni.
Le linee guida sulla moda degli US Open 2026
Tra i brand di abbigliamento sportivo, a partire dagli Anni ’90, a dominare in campo è il logo di Nike, seguita, seppure a notevole distanza, da Adidas, Lacoste, Fila e Uniqlo, con di recente anche apparizioni di Lululemon e On, di cui Roger Federer è azionista. Per l’edizione 2026 degli US Open Nike ha imposto agli atleti che sponsorizza un tema da interpretare: il basket. Una tenuta da basket non prevede, però, il capo in assoluto più classico del tennis: la polo con colletto e maniche corte. E difatti i giocatori Nike sono scesi in campo con infinite varianti di canottiere sbracciate con spalline larghe tipiche delle tenute NBA. Certamente si è trattato di un’indicazione sorprendente quanto non casuale, visto che proprio sponsorizzando le star dell’NBA il brand americano ha costruito le sue fortune. Gli esiti sono di vario genere: il meraviglioso Carlos Alcaraz alla sua prima uscita dal tunnel si presenta sulla riga di fondo per il palleggio con una sorprendente canotta sfumata dal cioccolato al latte scremato accompagnata da pantaloncini da atletica ton-sur-ton e sneakers color latte di prossima uscita, frutto della collaborazione del marchio con il rapper e produttore discografico Travis Scott. Lo spagnolo grande rivale e insieme amico di Jannik Sinner (quest’ultimo al momento infortunato) è un predestinato: un atleta divino che vola e colpisce la pallina con l’astuzia e la forza di un Ermes. Non sarà lui ad aggiudicarsi la finale di questo torneo (ne ha già vinte due, battendo Ruud nel 2022 e Sinner lo scorso anno): quando inizia la partita poco importa cosa indossa, ma di certo questa mise ha stupito.
Le scelte di stile delle tenniste
Ben riuscita è apparsa anche la mise dell’americana Madison Keys che al primo ingresso si è presentata con un abito/tubino color turchese, con pannelli realizzati in tessuto a rete, abbinato a scarpe bianche e cappellino nero. La bielorussa Aryna Sabalenka ha fatto di più: per l’esordio nel tabellone principale ha avvolto il suo corpo possente in vestito a rete trasparente arancione acceso (ispirato ai colori dei New York Knicks) completando l’outfit con oltre 127 carati di pietre preziose colorate. Ma di certo nessuno ha fatto di più Naomi Osaka per introdurre l’idea della moda nelle competizioni tennistiche.
Il fenomeno Naomi Osaka tra tennis e moda
Il suo Instagram, che vanta oltre 3 milioni di follower, è una rassegna di immagini di moda e copertine – da Dazed, a Hypebeast, da Vogue Japan al The Wall Street Journal Magazine – che la vedono protagonista. Nata in Giappone da padre haitiano e madre giapponese, dall’età di tre anni vive negli Stati Uniti ed è nota per il suo stile di gioco potente grazie a cui ha già vinto quattro tornei del Grande Slam. Oltre che per i risultati sportivi, Osaka è conosciuta per il suo impegno su temi sociali e per aver parlato apertamente della sua salute mentale messa a dura prova da uno sport di grande violenza psicologica come questo. Ora, però, c’è anche per la sua passione senza limiti per la moda. Osaka da tempo sfoggia abiti follemente elaborati: nel solo 2026 ha indossato un completo color acquamarina con tanto di ombrellino-medusa per gli Australian Open a Melbourne; una serie di sopragonne e un abito bronzo scintillante ispirato alla Torre Eiffel al Roland Garros a Parigi; un kimono (ovviamente bianco) meticolosamente ricamato a Wimbledon.
Naomi Osaka continua a stupire agli US Open
Nella frenesia di questi US Open, Osaka ha portato la ricerca per l’abbigliamento all’estremo. Durante il torneo ha realizzato servizi fotografici con una serie di look preallenamento, perlopiù curati da lei stessa. Uno di questi era un abito vintage caratterizzato da drappeggi e volantdella collezione p/e 2023 di Dolce & Gabbana. La sua passione per i mercatini e per l’acquisto su piattaforme specializzate in questo genere è nota. Sebbene nel passato sia stata ambasciatrice di Louis Vuitton, quella collaborazione è terminata e ora Osaka è libera di lavorare con qualsiasi marchio, a patto che possa soddisfare i requisiti di tempo e logistica del suo lavoro, che prevede solo pochi minuti per cambiarsi d’abito tra l’ingresso in campo e l’inizio del gioco, che necessita di mise performanti.
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Naomi Osaka e il basket agli US Open
Alla conferenza stampa pre-torneo, Osaka indossava quello che ha definito “un acquisto spettacolare su eBay“: un cappellino degli US Open del suo anno di nascita (il 1997) e una maglietta con l’immagine del giocatore di basket Allen Iverson. Sabato 5 settembre, al Billie Jean King National Tennis Center, dopo l’annuncio del suo nome, il pubblico ha cominciato ad applaudire prima ancora che emergesse dal tunnel. Nessuno è rimasto deluso. Osaka in questi US Open non si è limitata a sfoggiare un look esclusivo disegnato per lei dai designer di Nike: ne ha previsti altri tre, tutti ispirati allo stile di Iverson, l’ex giocatore dei Philadelphia 76ers che ha portato lo stile hip-hop/street nel basket. Osaka ha dichiarato di considerare Iverson un pioniere per il suo modo di vestire (canotte portate molto larghe, jeans oversize, bandana, tubolari ai polsi, capelli acconciati con le treccine, catene, pendenti e tatuaggi), un ribelle dall’immagine “pulita” che le leghe sportive cercavano di imporre agli atleti ancora alla fine degli Anni ’90 e nel primo decennio del nuovo millennio.
La moda come elemento di identità e forza
Sul campo degli US Open Osaka ha ripreso quei codici – treccine aderenti, fascia, silhouette streetwear – e li ha reinterpretati adattandoli al suo gusto personale e alle necessità del tennis. Ma nella passerella iniziale non ha perso l’occasione di ispirarsi all’alta moda indossando una felpa in spugna di cotone con cappuccio con la scritta Who Decides War e ritagli di giornale sui momenti salienti della sua carriera sopra un’ampia gonna di tulle. Osaka ha ben presente che anche l’abbigliamento più ricercato può essere un’armatura: gli abiti che indossa rappresentano un modo per esprimere la propria complessa personalità, trovare forza interiore sul campo da gioco (in qualche modo destabilizzate le avversarie all’inizio del match), ma pure lanciare messaggi di inclusione, rinascita o attivismo.
Aldo Premoli
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