Nascosta tra i vicoli di Venezia e introdotta da un giardino, la storica Ca’ Bragadin nel sestiere di Santa Croce diventa, da oggi 3 settembre 2026, un nuovo luogo dedicato alla creatività e alla memoria di Pierre Cardin, scomparso nel 2020 a 98 anni dopo una carriera che ha attraversato moda, design, arte, architettura, teatro e imprenditoria. La dimora veneziana, acquistata dallo stilista per i suoi soggiorni in laguna, apre così alla città e al pubblico trasformandosi in una casa-museo dedicata a uno dei protagonisti più visionari della moda del Novecento. Si tratta di un progetto che vuole, oltre a conservare gli oggetti appartenuti a Cardin, raccontare il suo modo di pensare: una visione nella quale l’abito è capace di dialogare con l’architettura, il design, la tecnologia e la cultura contemporanea.
Il percorso espositivo della Casa-Museo Pierre Cardin
L’allestimento, curato da Andrea Burroni e aperto al pubblico dal 12 settembre 2026, riunisce circa 350 opere e oggetti tra tessuti, abiti, soprabiti, gioielli, occhiali e modellini, mentre una selezione di circa 130 creazioni iconiche proviene da un archivio che conserva decine di migliaia di modelli. Il percorso mette quindi a confronto diverse stagioni della carriera di Cardin e permette di seguire l’evoluzione di un linguaggio rimasto riconoscibile per oltre mezzo secolo. L’insieme restituisce così l’immagine di un progettista interessato alla geometria, alle forme essenziali, ai materiali innovativi e a un’estetica futurista. Cardin, infatti, portò nella moda elementi che sembravano appartenere al mondo dell’architettura e del design: superfici sintetiche, vinile, metallo, plastica, forme circolari e strutture geometriche. Per questo, negli Anni Sessanta, insieme ad André Courrèges e Paco Rabanne, divenne uno dei principali interpreti di quella che sarebbe stata definita la moda Space Age.
Chi era Pierre Cardin
Dietro il nome Pierre Cardin c’era in realtà un uomo profondamente legato all’Italia. Nato nel 1922 a San Biagio di Callalta, nel Trevigiano, con il nome di Pietro Costante Cardin, emigrò ancora bambino con la famiglia in Francia. Le sue origini venete rimasero però una componente importante della sua identità e contribuirono anche alla scelta di mantenere un rapporto particolarmente intenso con il territorio italiano. La sua formazione nel mondo della moda iniziò giovanissimo. A soli 14 anni cominciò a lavorare come apprendista sarto e, dopo la Seconda guerra mondiale, entrò in contatto con alcune delle figure più importanti della haute couture francese, lavorando anche per Elsa Schiaparelli e Christian Dior. Nel 1950 fondò poi la propria maison, avviando una carriera destinata a cambiare profondamente il rapporto tra alta moda, produzione industriale e mercato. Cardin contribuì infatti a rendere più accessibile la creatività della haute couture, anticipando e sviluppando il concetto di prêt-à-porter e portando le proprie collezioni anche in luoghi e contesti fino ad allora poco consueti per l’alta moda. Fu tra i primi grandi stilisti a comprendere che la moda poteva rivolgersi a un pubblico molto più ampio senza rinunciare alla forza di un’identità estetica precisa.

Pierre Cardin: un genio visionario
La sua moda rompeva con la silhouette tradizionale. Cardin privilegiava linee pulite, trapezi, cerchi, volumi strutturati e forme geometriche. La distinzione tra abbigliamento maschile e femminile diventava meno rigida e anticipava quella fluidità che sarebbe diventata centrale nella moda dei decenni successivi. Tra gli altri, celebre è il Bubble Dress, l’abito a bolle, diventato una delle immagini più riconoscibili della sua produzione e sintetizza perfettamente il suo interesse per le forme sferiche e per un corpo trasformato dall’abito. Tuttavia, Cardin fin dagli anni Sessanta iniziò a progettare anche oggetti e accessori per la casa e nel 1977 sviluppò le Sculptures utilitaires, una serie di mobili dalle forme sinuose che dimostra quanto fosse sottile, nella sua ricerca, il confine tra abito, oggetto e spazio.

Ma Cardin fu anche un importante promotore culturale. Nel 1971 fondò a Parigi l’Espace Pierre Cardin, un luogo dedicato non soltanto alla moda ma anche al teatro, alla musica, all’arte e al design. Lo spazio divenne uno dei luoghi attraverso i quali Cardin poteva presentare le proprie collezioni e contemporaneamente sostenere artisti e nuove forme di creatività. E acquistò e restaurò il castello di Lacoste, in Provenza, legato alla storia del Marchese de Sade, trasformandolo in un luogo per spettacoli e iniziative culturali. Questa filosofia raggiunse una delle sue espressioni più spettacolari nel Palais Bulles, in Costa Azzurra. La dimora, progettata dall’architetto ungherese Antti Lovag e costruita a partire dagli Anni Settanta, è composta da una successione di ambienti sferici: pareti curve, oblò, superfici organiche e volumi che sembrano bolle sovrapposte. Cardin la acquistò nel 1990 e la trasformò in una sorta di manifesto della propria estetica.
Pierre Cardin e il rapporto con Venezia
Cardin acquistò Ca’ Bragadin, storica dimora veneziana nel sestiere di Santa Croce, negli Anni Ottanta e la utilizzò durante i suoi frequenti soggiorni in laguna. La città rappresentava per lui un legame con le proprie origini italiane, ma anche un luogo nel quale ritirarsi dalla dimensione internazionale della moda, pensare e trovare ispirazione, tanto che il Comune di Venezia presentando oggi l’apertura della Casa-Museo, ha definito proprio Venezia una sorta di musa dello stilista. Il rapporto con la città non si limitò inoltre alla residenza privata. A poca distanza da Ca’ Bragadin Cardin aveva anche uno spazio espositivo e creativo che negli anni è stato utilizzato per iniziative legate alla moda, al design e all’arte contemporanea. Nel 2002, per esempio, lo spazio creativo di Pierre Cardin fu coinvolto nell’ambito della Biennale di Architettura di Venezia. L’intenzione, secondo il Comune, è fare di Ca’ Bragadin uno spazio capace di generare incontri, sperimentazioni e nuove idee. E a rendere possibile questa nuova fase è Rodrigo Basilicati Cardin, nipote dello stilista e oggi presidente e amministratore delegato del gruppo Pierre Cardin. È stato lui a scegliere di aprire la dimora alla comunità veneziana e trasformarla in un luogo nel quale l’eredità dello zio possa continuare a essere studiata e reinterpretata.
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Casa-Museo Pierre CardinCa’ Bragadin
Calle della Regina 2329, Venezia
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