L’apertura di un nuovo spazio per l’arte e la cultura è sempre una buona notizia. Già dal nome, Faro Santander evoca luce, invita a guardare oltre e simboleggia il legame tra mare e terra. Inaugurato dal Re Felipe VI, il neonato museo nel capoluogo della Cantabria aspira a replicare l’effetto Guggenheim di Bilbao e a diventare un nuovo polo di attrazione turistica internazionale nel nord della Spagna. Il progetto culturale della Fondazione Banco Santander, emanazione del gruppo bancario spagnolo, nasce non a caso in Cantabria, regione d’origine della famiglia Botín, che è legata alla storia dell’istituto. Il museo occupa l’antico Edificio Pereda, storica sede centrale dell’istituto dal 1923, che si affaccia sui giardini davanti alla baia interna della città. Il progetto è pensato soprattutto per esporre i capolavori della collezione corporativa del Banco Santander: una raccolta eterogenea che comprende pittura e scultura dall’antichità al Novecento, oggetti decorativi e arazzi, con recenti acquisizioni di artisti contemporanei.
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Faro Santander, da banca a museo aperto al pubblico
Per convertire l’austera sede bancaria, chiusa e inaccessibile, in uno spazio culturale vivo e aperto al pubblico, Ana Botín, presidente del Banco Santander, ha chiamato David Chipperfield, premio Pritzker 2023, che vive e lavora tra Londra e la Galizia. A Santander ha preservato il valore simbolico del palazzo, restaurando accuratamente le facciate neoclassiche (con 170 finestre e un grande arco transitabile al centro) e affrontando la complessa sfida di ricostruire ex novo dall’interno la doppia struttura, secondo le esigenze della museografia contemporanea. Il risultato è un’architettura ibrida: all’esterno conserva la fastosità originaria del 1795, con fregi e statue simboliche; all’interno mostra invece un carattere moderno, minimal anche se vagamente impersonale, dominato dai toni chiari e rassicuranti del marmo e del legno, in parte recuperati dall’edificio preesistente.

L’arco al centro del progetto di David Chipperfield
“La chiave del progetto risiede nell’arco centrale, realizzato nel 1951: prima non era altro che un vuoto tra due edifici”, spiega Chipperfield. “Concentrare nell’arco i flussi e l’orientamento, ci ha permesso di collegare le diverse parti del palazzo, preservandone la presenza urbana e rafforzando il suo rapporto con la città”. Parzialmente chiuso da ampie vetrate trasparenti, l’arco di Pereda è diventato così l’ingresso del museo e lo spazio di accesso ai sei piani interni dell’edificio. Al primo piano, ben visibile anche dall’esterno, è stata collocata Conversation Piece I, opera emblematica della collezione corporativa composta da quattro inconfondibili sculture in bronzo di Juan Muñoz.
Tra i nuovi elementi disegnati dall’archistar britannico spiccano la grande scala a spirale in cemento a vista, che collega il vestibolo al primo piano, e una sequenza di scale interne in metallo che conducono ai livelli superiori aperti ai visitatori. Le sale espositive occupano solo 3.000 degli oltre 10.000 metri quadrati del museo e si sviluppano su quattro piani, su entrambi i lati dell’edificio, con ambienti a doppia o singola altezza illuminati dalla luce naturale. Notevoli anche Los Jardines de Faro, le terrazze doppie all’ultimo piano che ospitano l’area gastronomica e di ristoro del museo.

La stratificazione interna
Il percorso museale si sviluppa su quattro livelli ed è composto da vari ambienti, distribuiti su entrambi i lati dell’arco centrale. Al primo piano, da un lato, si trova Marisma, un piccolo spazio, di passaggio, dedicato alla promozione di progetti artistici collettivi realizzati in Cantabria. Sul lato opposto si apre Cubo, una struttura enorme e sproporzionata, rivestita di schermi led, tributo alle nuove tecnologie. Al suo interno, un’installazione racconta la storia della città e la nascita della banca; all’esterno, scorrono immagini di oggetti ritrovati nell’antica sede e delle fasi di costruzione del museo. Al terzo piano si trova, invece, LLamita, letteralmente fiammella, uno spazio interattivo riservato a bambini, famiglie e scuole: tra libri, giochi artistici e interattivi, gli arredi in legno e stoffa danno un plus di sostenibilità all’iniziativa di carattere educativo.

Il meglio dell’arte messicana e del Novecento
Il secondo piano è dedicato alle mostre temporanee e ospita, fino al prossimo gennaio, la vera grande attrattiva di Faro Santander: una selezione di opere della Collezione Gelman, fra le più ricche raccolte d’arte messicana del Novecento al mondo. È stata ribattezzata Collezione Gelman Santander perché gli attuali proprietari ne hanno affidato la gestione alla fondazione bancaria spagnola, per un periodo (pare) di cinque anni. C’è poca chiarezza, e qualche polemica intorno alla presenza di una trentina di capolavori considerati dallo Stato messicano “monumento nazionale” e dunque non esportabili. Il direttore di Faro, Daniel Vega, spiega che “si tratta di un accordo trasparente di gestione e prestito temporaneo della collezione fra la banca e gli attuali proprietari della Gelman, che prevede anche la cessione di alcune opere per mostre allestite in Europa nel 2027, alla Fondazione Beyeler di Basilea e in un museo in Norvegia”.
Appassionante la vicenda di questa coppia di collezionisti: Jacques, di origine russe ebree, e la cecoslovacca Natasha, che giungono in Messico negli Anni Quaranta per sfuggire alla guerra, fanno fortuna con la cinematografia e si innamorano dell’arte emergente dei muralisti, commistione fra primitivismo precolombiano e i linguaggi delle avanguardie. Il ritratto di Natasha Gelman contornata di gigantesche calle bianche, dipinto da Diego Rivera nel 1943, è solo l’inizio di una collezione che comprende 18 lavori di Frida Kahlo (tra cui molti autoritratti), grandi tele dello stesso Rivera, opere di Rufino Tamayo, Maria Izquierdo e di tanti altri pittori messicani dell’epoca, esposte a Santander insieme a bellissime fotografie.
Il surrealismo di Leonora Carrington e la collezione Banco Santander
A metà strada tra sala espositiva e di ricerca, lo spazio Atelier ospita al terzo piano una piccola mostra dedicata a un episodio della biografia di Leonora Carrington dal Freud Museum di Londra. L’artista britannica trascorse un periodo a Santander, tra il 1940 e il 1941, e colta da una crisi schizofrenica fu “curata” in un sanatorio della città. Fu allora che dipinse due tele dai contenuti simbolici – Villa Pilar e Down Below – che per la prima volta vengono esposte insieme.
Il quarto piano è dedicato alla mostra permanente dei capolavori della Collezione Banco Santander: circa un migliaio di opere finora custodite nella cittadella finanziaria di Boadilla del Monte, alle porte di Madrid, la maggior parte sconosciute e poco accessibili al pubblico. Alla storica dell’arte María Dolores Jiménez Blanco è affidata la prima selezione museografica, costruita con criteri tematici: accosta capolavori di El Greco, Tiziano, Ribera, Velázquez, Rubens, Goya e Canaletto ad opere di Picasso, Tàpies, Chillida, Miró, Barceló e Niki de Saint Phalle. Non sempre il dialogo tra passato e presente, tra pittura, scultura e installazione convince del tutto, né gli accostamenti visivi rendono pienamente chiare le scelte curatoriali.
Santander, capitale dell’arte
È impossibile infine non notare che Faro Santander si trova a pochi passi dal Centro Botín, lo spazio per l’arte contemporanea voluto nel 2017 da Emilio Botín e progettato dall’amico Renzo Piano. Dalla terrazza di Faro, questo trabucco futuristico, rivestito di scaglie di ceramica bianca cangiante e proteso verso la baia, appare come una vera opera d’arte rispetto all’austera facciata dell’edificio Pereda. Centro Botín e Faro Santander formano già i due vertici di un triangolo ideale che sarà completato dalla prima sede del Museo Reina Sofia fuori Madrid, quando l’ex edificio del Banco di Spagna ospiterà l’Archivio Lafuente, una delle più importanti raccolte di fonti documentarie sull’arte del XX Secolo.
Federica Lonati
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