L’arte, un dispositivo essenziale per sviluppare le capacità critiche necessarie a decifrare il presente
Ormai vita e tecnologia sono fortemente intrecciate e per orientarsi laddove i confini sono più labili, occorre porsi le domande giuste e sviluppare quella capacità critica che una fruizione attiva dell’arte contemporanea può contribuire ad accrescere e sviluppare
L’artista Yufan Lu (Cina, 1991) è stata recentemente premiata per un lavoro legato a come gli standard di bellezza estetica plasmino, spesso fisicamente, la vita degli individui. Tala Madani (Tehran, 1981) ha sviluppato un impianto di ricerca artistico dedicato al rapporto tra madre e figlia. David Wojnarowicz (Red Bank, 1954 – New York, 1992) ha scattato foto del suo ex-compagno al momento della sua morte. Si tratta di temi che, nella nostra cultura, tendono ad essere taciuti o sovraesposti, sottraendoci a riflessioni che da sempre costituiscono un esercizio importante per gli individui e la collettività consapevoli.
Le grandi questioni legate alla vita e alle relazioni nella nostra società
Il ruolo di rispondere a quella che Douglas Adams, nella sua Guida galattica per gli autostoppisti definisce scherzosamente come “la domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto” è stato conferito, nel corso della nostra storia, a differenti categorie di “professionisti”. Tralasciando il quasi-monopolio che su questo tema hanno avuto religione e spiritualità per moltissime persone lungo il corso dei secoli, molti sono stati i “mestieri” che davano alle persone la possibilità di confrontarsi con qualcosa che mettesse in relazione la loro vita quotidiana con dimensioni più ampie. Il teatro, la letteratura, la poesia, la filosofia, e, in un susseguirsi di “mode”, le scienze politiche, l’arte figurativa, il cinema, l’economia. Oggi risulta difficile esprimere con sicurezza quale disciplina ambisca realmente ad essere un punto di riferimento.

La difficoltà odierna di decifrare il presente
Per quanto ogni tentativo di comprendere il presente risulti condizionato dall’impossibilità di astrarsi completamente da esso, è altrettanto vero che questa difficoltà può essere in parte attribuita alla parcellizzazione delle professioni che portano le persone a ricercare “esperti” su specifiche tematiche, a differenza di quanto si faceva in passato in cui c’era un assolutismo conoscitivo.
La tecnologia che entra nella quotidianità delle persone (e viceversa)
Nel corso degli ultimi 4 decenni, infatti, quasi tutte le professioni di riferimento hanno assunto un approccio diverso. Si pensi ad esempio all’ingegneria e all’informatica, o anche alla finanza, discipline che stanno plasmando il nostro presente, creando strumenti attraverso cui modificano (anche inconsapevolmente) i comportamenti. Lo Zuckerberg di Facebook non aveva teorizzato una vetrinizzazione dell’esistenza, ma ha creato strumenti che hanno portato le persone a condividere in modo sempre più frequente frammenti della propria vita quotidiana. Allo stesso modo, Google non ha teorizzato l’esternalizzazione della memoria, ma ha reso progressivamente meno importante ricordare un’informazione rispetto alla capacità di reperirla. E come non citare in questo contesto Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, che ha chiaramente detto che i laboratori di IA operano all’interno di condizioni (commerciali, geopolitiche e personali) che possono entrare in conflitto con ciò che sarebbe moralmente giusto, sottolineando come le dimensioni etiche sollevate dall’intelligenza artificiale siano ben oltre il raggio di competenza dell’ingegneria.

L’importanza dell’arte nella comprensione del presente
In questa scissione, che vede da un lato il potere (e la ricchezza) concentrata in chi “costruisce strumenti”, e che lascia sempre minore rilevanza quotidiana a chi invece dovrebbe indagare la natura umana e il rapporto tra l’uomo e il proprio tempo, l’arte, e soprattutto l’arte contemporanea, potrebbe avere un ruolo decisivo. Un ruolo che, tuttavia, non può essere semplicemente “richiesto” agli artisti: sono numerose le ricerche che puntano già in questo senso.
Le tre condizioni necessarie per fare dell’arte uno strumento di comprensione del presente
Per fare in modo che l’arte possa davvero essere uno “strumento” per di comprensione del presente per l’essere umano occorrono almeno queste tre condizioni: la prima è la capillarità dell’arte contemporanea, ancora inadeguata rispetto alla popolazione; la seconda è la capacità dell’arte contemporanea di dialogare realmente con le persone (e non solo con gli appassionati); la terza, e forse la più difficile, è fare in modo che la fruizione di un’opera sia percepita come un momento dialogico, durante il quale chi osserva l’opera deve, (e non può), affrontare i temi che l’opera gli pone, e dedicare il giusto tempo alla ricerca della propria posizione, del proprio pensiero, di ciò che ritiene o non ritiene giusto.

L’arte come dispositivo in grado di suscitare domande
Tre condizioni che lontane dall’essere teoriche, implicano scelte puntuali, politiche di intervento, investimenti. Oggi l’arte contemporanea entra nei musei come elemento istituzionalizzante di un processo che invece avviene principalmente nelle gallerie. Si tratta di un retaggio antico, quando l’arte veniva riconosciuta già come meritevole e come agente di cambiamento. É invece necessario ripensare a spazi istituzionali legati all’arte contemporanea, che non interferiscano con le dinamiche del mercato, ma che riducano la distanza tra “spazi dedicati all’arte esordiente locale” e spazi dedicati all’esposizione artistica. Serve inoltre, indurre le persone a sviluppare una capacità critica, interrogandosi sulle tematiche espresse dalle opere. Fruire un’opera d’arte richiede un’educazione all’osservazione che spesso si dà per scontata o si confonde con l’erudizione.
La visione critica: un elemento essenziale per osservare l’arte contemporanea e la realtà
Se celebriamo semplicemente la “vista” e non la “visione” dell’arte, soprattutto contemporanea, allora stiamo riproponendo uno schema tipico di altri strumenti di comunicazione, non sempre sono pertinenti alle caratteristiche dell’arte. Con tutti i dubbi posti dall’AI, l’arte rappresenta uno strumento essenziale per l’evoluzione della nostra società: non una soluzione di un enigma, ma come mezzo per indurre le persone a interrogarsi su temi che altrimenti, diventerebbero veri e propri tabù.
Stefano Monti
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati