La monumentale mostra del grande artista Thomas Houseago in una chiesa sconsacrata di Milano. Le immagini
Alla chiesa sconsacrata di San Vittore e Quaranta Martiri in Corvvetto arriva 'Gravità e Grazia', la mostra di Thomas Houseago che segna il ritorno dell’artista britannico a Milano. Un progetto che mette al centro corpo, materia e tensione scultorea e che, dopo la chiusura del 3 ottobre, proseguirà negli spazi della Galleria Zero
Ci sono incontri che riprendono da dove si erano interrotti, anche quando sono trascorsi vent’anni. È questo il punto di partenza di Gravità e Grazia, la mostra dedicata a Thomas Houseago (Leeds, Regno Unito, 1972) allestita negli spazi della Chiesa di San Vittore e Quaranta Martiri, nel quartiere Corvetto di Milano. L’esposizione nasce dal riallacciarsi di una relazione professionale e umana iniziata due decenni fa e si concentra su alcuni degli elementi più ricorrenti nella ricerca dell’artista: il corpo, il peso, la costruzione della forma e la tensione tra forza e fragilità. Il progetto non si conclude però con la chiusura della mostra il 3 ottobre, ma un nuovo capitolo verrà presentato negli spazi della Galleria Zero… a Milano, non troppo distante dalla ex Chiesa. “Avevamo fatto, sempre in uno spazio particolare a Porta Genova, una mostra nel 2009 con Houseago. Poi ci eravamo persi di vista. Ora è venuto il momento di riprendere questo bel rapporto grazie anche a questo spazio e grazie al fatto che l’artista sta riconsiderando la sua presenza in Europa. Siamo riusciti un anno fa a portarlo qui a vedere la chiesa e da lì è partito tutto” racconta ad Artribune il gallerista Paolo Zani.
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Thomas Houseago nella ex chiesa di Milano
Gravità e Grazia riunisce opere che permettono di leggere la ricerca di Houseago attraverso il rapporto tra materia e corpo. Le sue sculture non cercano una rappresentazione anatomica tradizionale, ma le figure appaiono come strutture in costruzione, assemblate attraverso materiali e tecniche differenti e caratterizzate da una tensione evidente tra equilibrio e cedimento. Legno, argilla, gesso, bronzo, acciaio, cemento e canapa convivono nella pratica dell’artista e rendono visibile il processo attraverso cui la forma prende corpo. L’artista accosta parti modellate, elementi lignei e componenti disegnate, mettendo in relazione superfici bidimensionali e volumi tridimensionali creando un confronto diretto tra il lavoro dell’artista e uno spazio architettonico (fortemente caratterizzato). Spettacolare la scultura alta oltre 5 metri del Lionman, scolpita a suon di motosega dentro ad un unico tronco di abete bianco, in svizzera. Svettano poi altre due sculture in legno e un’opera a parete mentre a puntellare lo spazio ci sono alcune piccole sculture in metallo realizzate proprio a Milano, presso la Fonderia Battaglia. “Per fare entrare l’uomo leone dal portale della chiesa” ci raccontano i galleristi “abbiamo dovuto bloccare la strada e far passare la scultura in orizzontale e poi issarla. Per fortuna era ancora pieno agosto e Milano era semivuota: sono arrivati ben due bilici dalla svizzera dove la scultura è stata realizzata”.

Chi è Thomas Houseago?
Nato a Leeds nel 1972, Thomas Houseago si forma al Central Saint Martins di Londra nei primi Anni Novanta e prosegue gli studi ad Amsterdam presso de Ateliers. Dopo alcuni anni trascorsi a Bruxelles, nel 1998 realizza la sua prima mostra personale con Xavier Hufkens, dando avvio a una collaborazione destinata a durare nel tempo. Nel 2004 si trasferisce a Los Angeles, città nella quale vive e lavora tuttora.
La sua ricerca si sviluppa soprattutto intorno alla scultura, ma comprende anche una significativa produzione di disegni e dipinti su tela e carta. Le opere bidimensionali, che l’artista ha descritto come una sorta di incrocio tra “disegno e mappatura”, ampliano la riflessione sullo spazio e sul corpo già presente nella sua pratica scultorea. Nel corso degli anni Houseago ha esposto in importanti istituzioni internazionali, tra cui il Rubell Museum di Miami, TANK Shanghai, il Centre Pompidou-Metz, il Sara Hildén Museum di Tampere, i Royal Museums of Fine Arts of Belgium di Bruxelles, il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris e la Royal Academy di Londra.

La nuova presenza culturale nel Corvetto
La scelta di San Vittore e Quaranta Martiri come sede della mostra aggiunge un ulteriore livello al progetto. L’edificio, realizzato nel 1928 quando questa parte della città si trovava ancora ai margini dell’espansione urbana, non è una chiesa barocca come potrebbe suggerire il suo aspetto. Fu invece uno dei primi punti di aggregazione del quartiere e, dopo essere stato sconsacrato negli Anni Cinquanta in seguito alla crescita demografica della zona e alla costruzione della vicina nuova parrocchia della Medaglia Miracolosa, assunse funzioni sociali e assistenziali.
Un recente progetto di recupero e messa in sicurezza ha permesso di riportare l’edificio all’interno della vita del quartiere, conservandone gli elementi che ne caratterizzano l’identità: gli arredi, gli stucchi e gli affreschi che conferiscono agli interni un aspetto più antico rispetto alla sua effettiva datazione. Dopo una fase di utilizzo soprattutto occasionale, anche legata agli eventi del Fuorisalone a partire dal 2023, San Vittore si avvia verso una presenza più continuativa nel circuito culturale milanese. Anche con la scommessa di alcune gallerie internazionali come quella dei Villepin che hanno opzionato alcuni slot temporali in maniera stabile. La mostra di Houseago si inserisce così in un processo più ampio che sta interessando il Corvetto, area della città nella quale negli ultimi anni hanno trovato spazio realtà come Viafarini, Fondazione Galleria Milano e Villaclea, accanto a un bel gruppetto di gallerie private e librerie indipendenti. Gravità e Grazia diventa quindi non soltanto un progetto espositivo dedicato a un artista internazionale, ma anche un’occasione per osservare come un edificio restituito alla città possa entrare in relazione con una scena culturale in rapida trasformazione.
Thomas Houseago – Gravità e Grazia
Chiesa San Vittore e Quaranta Martiri, Viale Lucania, Milano
Dal 3 settembre al 3 ottobre 2026 – inaugurazione 3 settembre pomeriggio
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