L’Albertina di Vienna compie 250 anni: la storia, il mito e il museo del futuro
L’istituzione austriaca celebra fino all’11 ottobre questo importante anniversario tra capolavori storici, la riscoperta di Maria Cristina d'Austria e una filosofia del collezionismo proiettata nel futuro. L'istituzione viennese rilegge le proprie origini illuministe per trasformarsi in un museo su tre sedi aperto alla contemporaneità
L’Albertina di Vienna festeggia 250 anni di storia (1776–2026) con un’imponente esposizione concepita come una «sinfonia in tre tempi» che intreccia le origini principesche, le trasformazioni del Novecento e la scommessa sul futuro. Ad aprire il percorso è la celeberrima Lepre di Albrecht Dürer: un capolavoro del 1502 esposto al pubblico soltanto dieci volte, simbolo di un patrimonio inestimabile che guarda già al progetto di ricerca internazionale Dürer 2028 (i 500 anni dalla morte dell’artista) in collaborazione con il Louvre, il Met e il British Museum. Nata nel luglio 1776 in pieno Illuminismo, l’istituzione ha segnato la transizione dalla raccolta principesca ad uso privato alla grande fruizione pubblica. Oggi il museo si proietta nel domani con 1,2 milioni di opere distribuite su tre sedi, trasformando la celebrazione del passato in un manifesto dinamico per l’avvenire.

Il matrimonio d’amore e il ruolo di Maria Cristina
Sebbene il museo porti dal XIX Secolo il nome di Alberto di Sassonia, la mostra riscatta con forza il ruolo di Maria Cristina d’Austria come vera mente e fautrice del progetto. Unica figlia di Maria Teresa a contrarre un matrimonio d’amore con un uomo al di sotto del suo rango, la principessa condivideva col marito un’intensa passione per l’arte tanto da arrivare a scrivere in una lettera di preferire Van Dyck alla caccia ai cinghiali. Le origini risalgono al luglio 1776 quando a Venezia il conte Giacomo Durazzo, inviato imperiale e nobile genovese, consegnò 10.000 fogli e il Discorso Preliminare, un vero e proprio manifesto teorico concepito per organizzare la collezione come una monumentale “storia dell’arte illustrata”. Ma mentre Durazzo mirava a un’antologia chiusa, la coppia impose una visione viva volta alla completezza, arrivando a collezionare persino le “prove di stampa”. Un patrimonio dal destino avventuroso: durante la precipitosa fuga da Bruxelles per l’avanzata delle truppe francesi, i tesori dei duchi furono spediti via mare. In una violenta tempesta nel Mare del Nord, la nave con gli arredi e la biblioteca di corte colò a picco, mentre quella con le preziose casse di grafiche si salvò miracolosamente, preservando la collezione che ancora oggi costituisce il fulcro primigenio dell’Albertina.
La lungimiranza del collezionismo: da Dürer a Friedrich
Questa filosofia del collezionismo basata sulla lungimiranza ha guidato le acquisizioni più audaci del museo. Emblematico fu lo scambio con la Biblioteca di Corte alla fine del Settecento: i duchi cedettero le proprie stampe doppie per ottenere un fondo di disegni giudicati «non eccezionali» dai bibliotecari, assicurandosi così capolavori inestimabili. Analogamente, l’Albertina scommise su maestri come Caspar David Friedrich quando non godevano ancora della fama odierna, acquisendo l’imponente “Veduta di Arkona con la luna nascente”, matita e pennello in tonalità di marrone. Attraverso la nazionalizzazione del 1920 e l’ingresso delle collezioni di fotografia, Batliner ed Essl, il museo si è evoluto nell’attuale struttura diffusa su tre sedi (sede storica, Albertina Modern e Klosterneuburg) basata su un modello di autofinanziamento.

Il legame globale con New York e la visione di Max Hollein
A testimoniare la statura globale dell’anniversario è il prezioso contributo in catalogo di Max Hollein, direttore del Metropolitan Museum di New York, viennese d’origine e figlio del celebre architetto Hans. Nelle sue pagine, Hollein ricorda la sua personale fruizione delle sale di studio durante gli anni universitari a Vienna e poi l’intrinseco legame tra la nascita dell’Albertina e il 4 luglio 1776, data della Dichiarazione d’Indipendenza americana: due eventi figli del medesimo spirito illuminista e della volontà di diffondere il sapere. Il Direttore del Met rievoca inoltre un avvincente intreccio di mercato e storia museale: dopo la Prima Guerra Mondiale, l’Albertina vendette le edizioni doppie delle proprie stampe per risanare il bilancio; molti di quei fogli finirono oltreoceano andando a costituire l’ossatura del neonato Dipartimento di Grafica del Metropolitan.

“Kunst Plus” e il collezionismo di domani con Rosa Barba
Quella stessa intuizione primigenia guida oggi la direzione verso il domani secondo il principio “Kunst Plus”, che definisce il museo un «sistema storicamente aperto» col motto «Immer wieder ist Anfang» (Ogni volta è un nuovo inizio). Con la strategia dell’«Orizzonte 100 anni», l’Albertina acquista oggi le opere chiave contemporanee destinate a restare fondamentali tra un secolo, colmando i vuoti storici con il programma Wiederentdeckt! sulle artiste donne. Il percorso della mostra si chiude con l’opera multimediale e filmica commissionata a Rosa Barba. Indagando la natura dell’archivio, l’artista fa dialogare il 1776 con il presente, dimostrando che la memoria è un cantiere vivo in cui all’arte spetta sempre l’ultima parola.
Giorgia Losio
Vienna//fino all’11 ottobre 2026
Collecting For The Future
250 Years Of The Albertina Museum
Albertina
Albertinaplatz 1, 1010
https://www.albertina.at/en/exhibitions/collecting-for-the-futur
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