A Genova esperimenti di rigenerazione urbana: un’ex officina diventa galleria d’arte e design
Nel capoluogo ligure, uno spazio del centro storico è divenuto una piattaforma culturale durante la Genova Design Week. Il primo passo di un metodo che punta a estendersi a tutta la città, puntando sul coinvolgimento della comunità locale
C’è un modo di intendere la rigenerazione urbana che non si esaurisce il giorno dell’inaugurazione. Lo dimostra il Comune di Genova, che ha scelto di aprire gli spazi pubblici del centro storico ad artisti, designer e cittadini prima ancora di decidere cosa ci sarà dentro. Da Via San Bernardo arriva un piccolo esperimento che racconta qualcosa di più grande. Cosa succede quando l’arte entra in un cantiere pubblico non per decorarlo, ma per aiutare a immaginarne il futuro?

A Genova un’officina di quartiere è diventata galleria d’arte
In occasione dell’ultima Design Week genovese lo spazio di Via San Bernardo 22R, nei caruggi genovesi, si è trasformato in un piccolo laboratorio diffuso. Le sale hanno ospitato un percorso che intreccia arte contemporanea, design circolare e fabbricazione digitale. Oggetti nati da scarti di cantiere e sperimentazioni sui materiali sono diventati prototipi che raccontano come ciò che apparentemente non sembra essere più utile possa invece acquisire nuovo valore estetico. Non una mostra qualunque, ma la prova generale di ciò che un immobile pubblico recuperato può diventare: un luogo dove sostenibilità ed economia circolare si intrecciano con l’educazione creativa. L’allestimento non si è limitato a riempire uno spazio vuoto, ma ha mostrato come il riuso possa essere anche un linguaggio estetico, capace di attirare curiosi e addetti ai lavori negli stessi giorni in cui la città intera si apre al design. Un piccolo assaggio di come la rigenerazione urbana, soprattutto nel contesto dei caruggi, spesso raccontati solo per il loro degrado, possa essere la chiave per riassegnare a questi luoghi la loro funzione originale, ovvero quella di produrre cultura.

Fuori dal Comune: a Genova un metodo per la rigenerazione urbana
Dietro l’allestimento c’è una strategia più ampia, che l’amministrazione ha chiamato Fuori dal Comune. Mesi di incontri pubblici e raccolta di idee hanno permesso ad associazioni, artisti e cittadini di definire insieme la vocazione dei due immobili coinvolti nel progetto: in Via San Bernardo l’esperienza è orientata a sostenibilità e creatività; in Vico Vegetti al welfare di quartiere. Quasi sessanta le proposte raccolte in questa prima fase, segno di quanto il centro storico, denso e stratificato, chieda spazi aperti e multifunzionali. Un percorso costruito passo dopo passo, non calato dall’alto, in cui la sperimentazione culturale, come quella della Design Week, precede la scelta del modello di gestione invece di seguirla.
1 / 6
2 / 6
3 / 6
4 / 6
5 / 6
6 / 6
Il “contagio”: dai caruggi alla città
Questo metodo sta già superando i confini di Via San Bernardo. Tra i prossimi capitoli ci sono gli ex Ruderi di Santa Sabina, dove è prevista una “piazza verticale” dedicata all’arrampicata – non un semplice restauro, ma quasi una scultura urbana abitabile, pensata come presidio di comunità nel cuore del centro storico – e Palazzo Rebuffo Serra, il cui recupero rafforzerà la vocazione di Via del Campo come distretto dell’industria creativa cittadina. Una strada che deve parte della sua fama a una celebre canzone di Fabrizio De André e che oggi prova a raccontarsi anche attraverso il design contemporaneo. Altri spazi della città, dalle piazze agli impianti sportivi periferici, seguiranno la stessa logica: prima si ascolta, poi si costruisce, e solo alla fine si stabilisce chi e come gestirà il sito. Un processo condiviso che diventa norma, in cui il ruolo di artisti e designer smette di essere accessorio.
Fare rigenerazione urbana a Genova: quando il patrimonio pubblico genera valore sociale, culturale e relazionale
C’è qualcosa di rivelatore nel nome scelto per il progetto. Fuori dal Comune non è solo un gioco di parole, ma la sintesi di un’amministrazione che lascia i propri uffici per incontrare la città nei luoghi stessi della sua trasformazione. È però il concetto di “fuori” a interessare di più chi si occupa di arte e design. Un’urbanistica che smette di essere affare per soli tecnici e si lascia attraversare da artisti e progettisti, chiamati non a decorare uno spazio già deciso, ma a immaginarne insieme il futuro. Se questo metodo saprà mantenere la promessa fatta per Via San Bernardo, Genova avrà consegnato al resto del Paese qualcosa di più di un caso studio; la prova che l’arte, quando entra in un cantiere fin dal primo giorno e non all’ultimo, può diventare essa stessa infrastruttura sociale. Smette di essere ornamento e diventa fondamenta, la stessa materia viva di cui sono fatte le città che sanno ancora immaginare il proprio futuro.
Pasquale Napolitano
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati