Il grande artista Tomás Saraceno è in mostra a Monaco di Baviera: arte, ecologia e nuove cosmologie 

Allestita fino al 7 febbraio 2027, s’intitola “Tomás Saraceno in collaboration. Ancestral Futures” la più grande mostra mai dedicata all’artista argentino in Germania. Un progetto interdisciplinare ospitato in quello che è oggi il museo più dinamico del Paese: la Haus der Kunst

Attraversando la nuova mostra di Tomás Saraceno alla Haus der Kunst di Monaco di Baviera, viene spontaneo pensare che non potrebbe esserci luogo più adatto per ospitare la ricerca dell’artista argentino. Non soltanto per la scala monumentale degli spazi o per la natura immersiva del progetto, ma soprattutto per la traiettoria che l’istituzione ha intrapreso negli ultimi anni. Dall’arrivo di Andrea Lissoni alla direzione, la Haus der Kunst si è infatti progressivamente affermata come uno dei musei europei più interessanti nel ripensare il proprio ruolo, trasformandosi in una piattaforma aperta in cui le discipline si contaminano: arti visive, suono, performance, architettura, cinema, ricerca tecnologica e pratiche sperimentali convivono all’interno di una programmazione che ha fatto dell’interdisciplinarità un vero e proprio principio identitario.

La ricerca di Saraceno tra arte, ecologia e cosmologie

In questo contesto, la ricerca di Tomás Saraceno appare perfettamente in sintonia con lo spirito del luogo che la ospita. Da anni l’artista argentino (nato nel 1973) sviluppa una pratica che intreccia arte, scienza, ecologia, architettura e attivismo, costruendo opere capaci di immaginare nuove forme di coesistenza tra esseri umani e non. La mostra non rappresenta quindi soltanto un’importante tappa del suo percorso, ma sembra incarnare con naturalezza quella stessa idea di museo “plurale” e interdisciplinare che la Haus der Kunst sta costruendo con coraggio e coerenza.

Per me è stato bellissimo lavorare con Andrea e Sarah (la curatrice Sarah Johanna Theurer, ndr), persone molto sensibili con cui abbiamo condiviso la disponibilità a cambiare forma, a lasciare che le idee mutassero attraverso l’incontro con altre cosmovisioni e cosmologie”, ha commentato l’artista ad Artribune. “È stato un processo lungo e sono molto felice che il museo abbia aperto i suoi spazi a un dialogo tra il sapere ecologico tradizionale, la conoscenza scientifica e altre forme di conoscenza ancestrale. Sono saperi che meritano lo stesso rispetto che normalmente riserviamo alla scienza, mentre troppo spesso vengono ignorati o considerati secondari”.

Tomás Saraceno in collaboration. Ancestral Futures. Exhibition view, Haus der Kunst München, 2026. Photo Agostino Osio © Haus der Kunst München, 2026
Tomás Saraceno in collaboration. Ancestral Futures. Exhibition view, Haus der Kunst München, 2026. Photo Agostino Osio © Haus der Kunst München, 2026

Saraceno e le comunità delle Salinas Grandes: l’arte come pratica di collaborazione

I saperi a cui l’artista fa riferimento sono quelli delle comunità indigene del nord dell’Argentina, vere e proprie “committenti” del progetto. Curato da Sarah Johanna Theurer e dallo stesso Lissoni, il percorso espositivo è infatti in gran parte dedicato alla collaborazione (un termine che ricorre continuamente lungo la mostra, a partire dal titolo) con gli abitanti dell’area delle Salinas Grandes.

In questo vasto altopiano di sale nel nord dell’Argentina, Saraceno collabora da anni con le comunità autoctone impegnate nella tutela dell’acqua, oggi minacciata dall’estrazione del litio. “Per anni ho rivolto lo sguardo al cielo e all’aria, attraverso i miei progetti con le mongolfiere. Sono state le comunità indigene a insegnarmi a guardare l’acqua. Senza acqua non può esistere alcuna forma di vita”. Il fatto che l’inaugurazione della mostra avvenga proprio nei giorni in cui la città di Monaco sta affrontando uno dei periodi di siccità più preoccupanti della sua storia, con campagne mirate a limitare lo spreco di questa risorsa, rende tutto ancora più significativo.

La monumentale Towards the Sanctuary of Water, nucleo centrale del percorso di visita, riflette proprio su questo tema, sottolineando l’importanza vitale delle risorse idriche. L’installazione si collega idealmente all’omonimo progetto di Land Art in corso nelle Salinas Grandes, qui raccontato attraverso videoproiezioni, mappe infografiche, documenti d’archivio e reperti che restituiscono il valore sociale, prima ancora che artistico, dell’intervento.

Dall’Aerocene ai ragni: l’universo di Tomás Saraceno

Presentata come la più ampia ed esaustiva mostra di Saraceno mai ospitata in Germania, la rassegna (visitabile fino al 7 febbraio) non tralascia gli altri temi e le discipline affrontate dall’artista nel corso degli ultimi vent’anni. A partire dalla celebre installazione ambientale Museo Aero Solar: un enorme pallone aerostatico solare costruito assemblando migliaia di sacchetti di plastica usati.

Le utopiche sculture volanti e le “mongolfiere” della serie Aerocene, capaci di fluttuare nell’aria senza dipendere da combustibili fossili o idrocarburi, sono affiancate dalle sofisticate architetture in miniatura create dai ragni, altro elemento ricorrente nella produzione di Saraceno. “Perché alcune culture sono così spaventate dai ragni da aver inventato una parola come ‘aracnofobia’? Come siamo arrivati a questo punto?”, si chiede l’artista. “Non abbiamo un termine per descrivere la paura delle automobili o di altri pericoli quotidiani, eppure ne abbiamo uno per un animale che, in migliaia di anni di convivenza con l’uomo, non ha mai costituito una vera minaccia. Eppure continuiamo a temerlo”.

Macro e micro: la visione ecologica di Tomás Saraceno

In questo senso la mostra si muove continuamente dal macro al micro, con un’agilità e una naturalezza che annullano ogni gerarchia tra i grandi sistemi e ciò che ci circonda. Le riflessioni sul cosmo, sulle stelle e sul valore universale di beni primari come l’acqua e l’ossigeno lasciano spazio alle ragnatele e alle osservazioni sulla polvere: uno uno sguardo duplice che invita, implicitamente, a sentirci responsabili di ciò che abbiamo intorno, spingendoci a prendercene cura e, allo stesso tempo, a considerare anche ciò che è distante e a cui ci sentiamo – solo apparentemente – estranei.

Mi interessa molto questo incontro tra modi diversi di osservare e conoscere il mondo”, precisa l’artista, che tornando alla mostra aggiunge: “Da una parte abbiamo la cosmologia scientifica, dall’altra quella indigena. Non si tratta di stabilire quale sia quella giusta, ma di riconoscere che entrambe possono dialogare e arricchirsi reciprocamente. In questo spazio, queste due forme di conoscenza si incontrano con rispetto”.

Alex Urso

Monaco//fino al 7 febbraio 2027
Tomás Saraceno in collaboration. Ancestral Futures
Haus der Kunst

Prinzregentenstraße 1
https://www.hausderkunst.de/

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Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

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