L’Arazzo di Bayeux è al British Museum di Londra. A portarcelo è stato un magnate vicino a Israele
Il miliardario Igor Tulchinsky ha costruito la sua fortuna prevedendo i mercati finanziari. Ora sostiene personalmente la mostra nello stesso museo che ha cancellato la parola “Palestina” dalle sue sale
L’arrivo dell’Arazzo di Bayeux al British Museum di Londra è uno degli appuntamenti più ambiti dell’anno: il primo lotto di biglietti per la monumentale opera che raffigura la battaglia di Hastings (e gli eventi che la precedettero e la seguirono) è andato subito esaurito, e i visitatori attendono trepidanti lo sblocco del secondo per potersi assicurare un posto. Cercando di prenotare, troverete le informazioni della mostra – aperta dal 10 settembre 2026 all’11 luglio 2027 -, le facilitazioni per gli abbonati, il patrocinio della Francia, da cui proviene l’opera, e un nome: Igor Tulchinsky.

ìChi è Igor Tulchinsky, il miliardario che porta l’Arazzo di Bayeux al British Museum
Igor Tulchinsky è un miliardario nato nel 1966 in Bielorussia (ma da sempre residente negli USA) che deve la sua fortuna alla gestione di un fondo speculativo, WorldQuant, che tramite degli algoritmi sfrutta i dati per prevedere i movimenti dei mercati finanziari. La sua azienda, che nasce nel 2007 come spin off del fondo Millennium del miliardario americano Israel Englander, gestisce un patrimonio di 10 miliardi. Il suo patrimonio personale netto è stimato a quasi due miliardi di euro, con cui tra le altre cose sostiene la sua WorldQuant University e dei tornei di scacchi.
Tulchinsky e la mostra sull’Arazzo di Bayeux a Londra
Il contributo di Tulchinsky al British, intorno ai 5 milioni, ha reso possibile il trasporto dell’arazzo (tecnicamente un ricamo) lungo 70 metri dal Museo di Bayeux, in Normandia, a Londra. Stando all’intervista rilasciata da Tulchinsky al magazine Spear’s, il miliardario non conosceva la storia del prezioso manufatto ma, presentatasi l’opportunità di sostenere la mostra, si è fatto avanti ugualmente.

Le ingerenze israeliane al British Museum: la scomparsa della parola “Palestina”
Perché il suo aiuto fa specie in questo momento? La coincidenza risiede nella vicinanza che entrambi, il British Museum e Tulchinsky, hanno con il governo israeliano e le associazioni legate al Paese. Nel 2023 Tulchinsky pagò il viaggio a Washington per le famiglie degli ostaggi israeliani affinché potessero incontrare i membri del Congresso, e farvi pressione. Dal canto suo, il museo londinese è stato trovato oggetto di un’altra simile pressione lo scorso febbraio, da parte dell’associazione UK Lawyers for Israel (UKLIF), che chiese e ottenne di togliere da tutti i pannelli informativi la parola “Palestina”. Un intervento che portò il Palestinian Forum in Britain (PFB) a esprimere profonda preoccupazione per la comunità palestinese nel Regno Unito: “Consideriamo questo un preoccupante atto di cancellazione storica che contraddice le responsabilità professionali ed etiche del museo”. Ma potrebbe essere solo una coincidenza.
Giulia Giaume
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