A Cremona apre un nuovo spazio per l’arte contemporanea (all’interno del Museo del Violino) 

La città del torrone e del Torrazzo è in realtà anche la città della musica, con un importante Museo dedicato al Violino, a Stradivari e molto altro. E adesso anche all’arte contemporanea con un nuovo spazio che vanta un board d’eccellenza

Si parlerà di collezionismo, ma ci saranno anche mostre tematiche e nuove produzioni nella programmazione di (sala effe) nuovo spazio che apre il 19 settembre 2026 in un’ala del Museo del Violino, situato nel Palazzo dell’Arte di una città, Cremona, che nel contemporaneo ci sta credendo molto, con art week, fiere boutique, spazi dedicati all’arte e molto altro ancora.

(sala effe), Cremona. Photo Andrea Valcarenghi
(sala effe), Cremona. Photo Andrea Valcarenghi

Che cos’è (sala effe)

A lanciarsi in questa avventura, fondando una APS (Associazione di Promozione Sociale) è un gruppo di nomi noti nell’arte: i galleristi Leonardo Caldonazzo Arvedi della galleria Triangolo di Cremona, Claudia Ciaccio e Paolo Zani della galleria Zero… i collezionisti Enea Righi e Lorenzo Paini, Ilaria Dal Lago, project manager, Antonio Scoccimarro, professionista del sistema culturale e della comunicazione. Uscendo tuttavia dai loro ruoli consueti e cercando di inventarsi qualcosa di nuovo.

La prima mostra di (sala effe)

La prima mostra sarà a cura di Paolo Zani e si intitolerà La terra piatta è una dimensione lirica del luogo come se regredire fosse inventare, a cura di Paolo Zani, con opere di Mariia Andreeva, Alighiero Boetti, Caleb Considine, Racheal Crowther, Giorgio de Chirico, Rineke Dijkstra, Jason Dodge, Peter Fischli e David Weiss, John Gerrard, Tarik Kiswanson, On Kawara, Paul Kos, Diego Perrone, Paola Pivi, Pietro Roccasalva, Hans Schabus, Damon Zucconi, indagando il concetto di spazio-tempo e la relazione tra opere, realtà e verità. In un progetto che si pone come sistema di relazioni tra tradizione, futuro, spazio e territorio e cerca di rispondere a sfide ben precise. Ne abbiamo parlato con Claudia Ciaccio in questa intervista.

(sala effe), Cremona. Photo Andrea Valcarenghi
(sala effe), Cremona. Photo Andrea Valcarenghi

Intervista a Claudia Ciaccio

Perché questo nome, (sala effe)?
È stato Lorenzo Paini a definirlo così. Lo spazio che occuperemo si trova all’interno del Museo del Violino che ha una notevole presenza fisica, in una grande piazza. Lorenzo ha percorso lo spazio con la direttrice attraversando la collezione ricca di violini Stradivari e ha pensato a due cose. Alla parola “sala”, perché chiaramente ci troviamo in una sala, anzi in un’ala del museo. E “effe”, perché nella cassa acustica dei violini, com’è noto, ci sono due “F” intagliate che servono a migliorare la risonanza. E in questo caso del nostro progetto di arte contemporanea nei confronti della città.

Una risonanza metaforica…
Certo. Si è riflettuto anche sulla relazione tra i molti strumenti provenienti da collezioni private ospitati all’interno del Museo che oltre a tutelare l’immagine di Antonio Stradivari si occupa anche del restauro di questi oggetti. Pertanto, abbiamo pensato che poteva essere importante per il nostro spazio dedicarsi al racconto di singole collezioni private.

In che modo?
(sala effe) presenterà due mostre all’anno. Una di queste sarà dedicata a una collezione privata italiana, perché l’Italia è ricca di collezionisti grandi, medi, piccoli, tutti però molto interessanti. E vogliamo provare a creare un rapporto diretto tra queste raccolte e chi fruisce l’arte. Offrire le diverse interpretazioni del collezionare. Ogni collezionista fa scelte personali, ha gusti personali e quindi compie una sorta di ritratto di sestesso…
Il collezionista inoltre ha un ruolo fondamentale nell’arte. Dare spazio alle collezioni offre anche l’opportunità di mostrare opere che non sono più in circolazione da tempo rendendole nuovamente visibili al pubblico.

Due mostre l’anno. Una dedicata alle collezioni, e l’altra? Sarà in dialogo con la natura musicale del luogo?
Non abbiamo preclusioni sul tema musicale, ma non ci sarà un orientamento in questo senso.
I nostri contenuti viaggeranno in totale autonomia. Una delle peculiarità di questo luogo è che non c’è un unico direttore artistico, ma un gruppo di persone con esperienze, età, posizioni anche diverse che si confrontano in continuazione per dare forma ad un programma. L’altra mostra sarà una mostra collettiva che coinvolgerà gli artisti anche in nuove produzioni.

(sala effe), Cremona. Photo Andrea Valcarenghi
(sala effe), Cremona. Photo Andrea Valcarenghi

All’interno del board ci sono due gallerie. Gli artisti che partecipano a queste mostre fanno parte delle rispettive scuderie?
(sala effe) non è uno spazio commerciale. Anzi, devo dire che è stato davvero meraviglioso poter immaginare una programmazione senza dover poi gestire questo lato sicuramente molto importante che fa parte del nostro lavoro. E quindi sapendo che il nostro ruolo è identificato con la galleria abbiamo deciso di non coinvolgere gli artisti con cui lavoriamo o quantomeno di non dar loro rilevanza assoluta, proprio per evitare qualsiasi conflitto di interesse. La prima mostra “La terra piatta” a cura di Paolo Zani comprenderà ad esempio il lavoro di Hans Schabus s, che lavora con la galleria Zero…perché aveva senso all’interno del progetto, ma prima di inserirlo lo abbiamo proposto agli altri membri del board che non hanno minimamente problematizzato.

Come avete risolto dunque?
Abbiamo stabilito che coinvolgeremo artisti che hanno a che vedere con il nostro percorso professionale solo se legittimati a livello di coerenza di pensiero e di percorso. Detto questo non ci sarà mai una presenza commerciale in (sala effe). Inoltre, le opere che saranno prodotte resteranno agli artisti che le realizzano. C’è anche da dire che noi non stiamo affrontando questo progetto come Zero…Lo sforzo è interpretate (sala effe) come altro. Per noi è un passaggio di maturità, di crescita e di emancipazione. Come uscire da noi stessi e dal nostro ruolo.

Ma perché proprio a Cremona e nel Museo del Violino?
Il direttivo del Museo del Violino ha deciso di usare una porzione del Palazzo dell’Arte, che si trova all’opposto rispetto all’entrata del museo, destinandola all’arte contemporanea, per poter offrire qualcosa di più al proprio pubblico, che è soprattutto internazionale, e attrarne di nuovo. Hanno dunque cercato professionisti da coinvolgere in questa idea: galleristi, collezionisti, curatori. Ed eccoci qua.

Come sono arrivati a voi?
La scelta è caduta su di noi non solo per la nostra esperienza, ma anche per una questione di vicinanza geografica. Il rapporto col territorio è molto importante nel progetto, l’esigenza da parte del Museo era anche di legare il territorio a figure che fossero in qualche modo connesse. Nel nostro comitato figura Leonardo Caldonazzo Arvedi, della galleria Il Triangolo di Cremona, poi ci siamo io e Paolo Zani che abbiamo da 26 anni una galleria a Milano ma siamo di Piacenza e viviamo qui. Piacenza e Cremona sono due città che nascono storicamente a un giorno di distanza l’una dall’altra e siamo veramente a pochissimi chilometri. Lorenzo Paini è di Parma e Enea Righi è di Bologna. Copriamo letteralmente il territorio.

(sala effe), Cremona. Photo Andrea Valcarenghi
(sala effe), Cremona. Photo Andrea Valcarenghi

Il Museo del Violino custodisce cinque secoli di memoria di maestri come Stradivari o Amati e ha sede nel Palazzo dell’Arte, un edificio storico inaugurato negli anni ’40, tornato a nuova vita nel 2013 grazie alla Fondazione Arvedi-Buschini. Come dialoga il vostro progetto con l’architettura e la collezione?
Il dialogo rimane attivo forse più nelle intenzioni e nel metodo: l’idea del Museo del Violino nasce sicuramente per aumentare la proposta culturale sia del museo che della città di Cremona che peraltro si è candidata Capitale della Cultura nel 2029. Nonostante sia legato alla storia di Cremona, della liuteria e di Stradivari, però è un museo che ha veramente nella sua radice la volontà di trasformarsi e guardare al futuro. Organizza ogni tre anni un festival della liuteria con un premio, dedicato anche ai più giovani. È stato inoltre molto digitalizzato. Non è un luogo fermo o stantio. E anche nella città è evidente l’intenzione di aggiornarsi e guardare al futuro.

E voi come interverrete?
Ci piacerebbe molto utilizzare lo stupendo auditorium all’interno per realizzare dei progetti legati alla performance, ad esempio, ma anche eventi collaterali, incontri. Ovviamente sempre rispettando la loro programmazione che è molto intensa. Ci siamo dati tre anni di tempo per capire se riusciamo a fare le cose come le abbiamo pensate.

E le decisioni le prendete tutte insieme…
Tutti insieme, però arriviamo sempre al dunque e abbiamo competenze diverse. Paolo è chiaramente il pensatore e non a caso curerà la mostra inaugurale, poi c’è Leonardo che ha chiaramente un occhio giovane, essendo un giovane gallerista, in più è di Cremona, quindi conosce le dinamiche della città. Paini ed Righi sono collezionisti. Ognuno ha delle competenze molto precise, si cerca di dare il meglio insomma.

Chi sostiene finanziariamente il progetto?
Abbiamo lavorato sulle sponsorizzazioni, ci sono molte aziende che abbiamo coinvolto per sostenere il progetto e abbiamo raccolto un budget sufficiente per impostare il programma così come lo abbiamo pensato. Siamo anche abituati a lavorare tenendo sempre a mente il budget e ad economizzare ogni passaggio.

Il pubblico non è entrato nel progetto?
No, ma abbiamo richiesto il patrocinio al Comune di Cremona, c’è dunque desiderio di collaborazione e condivisione.

(sala effe), Cremona. Photo Andrea Valcarenghi
(sala effe), Cremona. Photo Andrea Valcarenghi

Ma quanto contemporaneo c’è a Cremona in questo momento?
Molto. C’è appunto il Triangolo, ma anche lo Spazio San Carlo. E ancora la Cremona Art Week che è veramente un progetto dinamico. E poi Concilium, una sorta di fiera-mostra alla seconda edizione, realizzata da Leonardo con Stefano Pirovano e un altro gruppo di persone all’interno di uno dei palazzi della città. Avviene a settembre ed invita realtà giovani nazionali e internazionali. La città è aperta al contemporaneo.

E voi dialogherete con tutte queste realtà?
Concilium inaugura negli stessi giorni dell’opening di (sala effe). In generale, comunque, l’obiettivo è sicuramente quello di confrontarsi con le realtà in città, ma sarà un obiettivo futuro, ora dobbiamo pensare ad inaugurare! Ci piacerebbe però incontrare il tessuto associativo della città, lavorare con le scuole, con le istituzioni.

Ad esempio?
Stiamo lavorando con delle associazioni del territorio per formare mediatrici e mediatori e per trovare responsabili di sala. La mostra, inoltre, si riattiverà in tre momenti diversi con degli aggiornamenti espositivi di parte del progetto. Queste riattivazioni saranno rafforzate da talk, workshop con le scuole e con la cittadinanza insieme a scrittori che andranno a interpretare il progetto attraverso un approccio legato alla letteratura. In mostra ci sarà l’opera di John Gerrard, che farà dialogare linguaggio e IA, costituito da un tavolo lungo 10 metri che stiamo facendo realizzare da un falegname a Cremona, con un obiettivo importante.

Ovvero?
Coinvolgere le associazioni degli agricoltori che hanno grande importanza a Cremona. Il tavolo vuole essere un luogo di confronto per loro, una piattaforma di dialogo sul futuro dell’agricoltura e sulle tematiche più rilevanti. Un momento di scambio. Questo implica che siamo aperti a coinvolgere punti di vista diversi e figure diametralmente opposte alle nostre. (sala effe) ora ha questo gruppo di lavoro, ma questo non significa che altre persone non possano aggiungersi a noi. Non solo curatori o artisti, ma anche persone che non c’entrano nulla con il mondo dell’arte, ma che possono apportare una evoluzione al progetto.

Santa Nastro

Cremona // dal 19 settembre al 14 marzo 2026
opening: 19 settembre ore 18.30
La terra piatta è una dimensione lirica del luogo come se regredire fosse inventare
a cura di Paolo Zani
(sala effe) – Museo del Violino, Piazza Guglielmo Marconi, 5
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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

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