Corpi che sostengono il mondo: la mostra dell’artista Gabrielle Goliath a Milano è da non perdere
Diffusa nei tre ambienti della galleria, “Bearing” riporta la ricerca dell’artista sudafricana a una dimensione più intima e silenziosa. Nota soprattutto per le sue installazioni immersive, sonore e performative, l’artista torna a lavorare con oli, acquerelli e pastelli
La cancellazione di Elegy di Gabrielle Goliath (Johannesburg, 1983) – il progetto performativo scelto inizialmente per rappresentare il Padiglione Sudafrica alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 – è diventata fin da subito un caso internazionale, riaprendo il dibattito sui limiti della libertà artistica all’interno della Biennale. Al centro del caso, il riferimento al lutto per la poetessa palestinese Heba Abunada, uccisa a Gaza nel 2023, che avrebbe portato alla sospensione del progetto da parte delle istituzioni coinvolte.

Gabrielle Goliath: il caso “Elegy” alla Biennale d’Arte di Venezia 2026
Tuttavia, l’opera di Goliath ha trovato comunque spazio, fino al 31 luglio 2026, nella Chiesa di Sant’Antonin, nel sestiere veneziano di Castello, grazie al sostegno della Bertha Foundation, alla collaborazione con Ibraaz (organizzazione londinese impegnata nella promozione delle pratiche artistiche della cosiddetta “Global Majority”) e appunto alla galleria Raffaella Cortese di Milano. Ed è proprio quest’ultima, che ha sempre rappresentato Goliath in Italia, a ospitare (fino al 3 settembre 2026 nelle tre sedi di Via Stradella) la personale Bearing: una mostra che continua a dialogare intimamente con le questioni politiche (e poetiche) che hanno attraversato il caso Elegy.
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La mostra “Bearing” di Gabrielle Goliath da Raffaella Cortese a Milano
Nota soprattutto per le sue installazioni immersive, sonore e performative, l’artista torna qui a lavorare con oli, acquerelli e pastelli. E il titolo stesso nel suo significato contiene una molteplicità di sfumature: portare, sostenere, sopportare, reggere il peso di qualcosa o qualcuno. I corpi protagonisti, neri, brown, femme, queer, sono infatti corpi che sostengono il mondo pur rimanendone ai margini. Figure che sembrano chiedere continuamente quale sia il costo dell’esistere dentro sistemi di esclusione, violenza e invisibilità. Eppure, nelle opere di Goliath, questi stessi corpi non vengono mai restituiti come vittime, ma al contrario, emergono nella loro vulnerabilità luminosa, nella capacità di costruire intimità, desiderio e alleanza.
Gabrielle Goliath e la tradizione eurocentrica del nudo
Così, attraverso la pittura e il disegno l’artista interroga la lunga tradizione eurocentrica del nudo occidentale. Le sue figure ne ereditano certe posture, certe atmosfere, persino una certa sensualità cromatica, ma finiscono per sabotarne dall’interno la grammatica visiva. I soggetti di Goliath sono eccedenti rispetto a quei modelli, devianti, vulnerabili ed esposti alla violenza sociale. Eppure ancora capaci di tenersi insieme, di sostenersi reciprocamente, di reclamare riconoscimento e piacere. Nell’erotismo di Goliath non c’è provocazione, né estetizzazione del trauma. Vive invece la costruzione di uno spazio emotivo in cui il desiderio nero, femminista e queer esiste fuori dalle narrazioni dominanti. Gabrielle Goliath parla spesso della propria pratica come di un “life-work”, un lavoro che coincide con la vita stessa perché capace di affermarla “dentro e oltre le condizioni di impossibilità”.
Gabrielle Goliath e le figure fondamentali del pensiero
Altre opere in mostra dialogano, invece, con alcune figure fondamentali della storia dell’arte e del pensiero. La tensione tra memoria e violenza richiama Primo Levi; la centralità del corpo come luogo di oppressione e resistenza evoca l’impegno sociale di Käthe Kollwitz; mentre la riflessione sulla rappresentazione del razzismo e del potere si collega alla pratica di Kara Walker. Goliath assorbe così queste presenze dentro una ricerca profondamente personale, tra lutto, amore, erotismo e sopravvivenza.
Caterina Angelucci
Milano // Fino al 3 settembre
Bearing. Gabrielle Goliath
RAFFAELLA CORTESE, Via Stradella 7, 1 e 4
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