Il dipinto del nuovo Palio ha fatto arrabbiare tutta Siena (però è bellissimo)

Il 'cencio' dipinto di Ismaele Nones ha apparentemente provocato una mezza sollevazione popolare a Siena e sembra non essere piaciuto a nessuno. Intervista all'artista e riflessioni sull'opera

“Sono abituato a essere divisivo, negli anni ho capito che il mio lavoro o ti piace moltissimo oppure proprio non lo puoi granché sopportare. Certo che questa volta l’ondata è stata un po’ inattesa, sia dal vivo che per i commenti sui social. E infatti mi sono spostato qualche giorno al mare a rifiatare un poco” spiega Ismaele Nones (Trento, 1992) a due giorni dalla presentazione del suo drappellone dipinto per il Palio di Siena del 2 luglio 2026.

Insomma solo commenti giudicanti e negativi? “Questo è quello che percepisci se guardi Facebook, ma nessuno sa le centinaia di messaggi personali, o le persone che mi hanno fermato in città, qualcuno ha già composto perfino delle poesie su questo Palio. Certo che una relazione così profonda tra un’opera d’arte e un popolo è una cosa davvero unica… Quando le persone vengono alle mie mostre si tratta già un pubblico filtrato, comunque interessato al mio lavoro, qui è un rapporto frontale con la gente: mai provato nulla di simile“.

Il Palio dipinto da Luigi Ontani nel 2002
Il Palio dipinto da Luigi Ontani nel 2002

Ismaele Nones e le critiche al suo Palio di Siena

Insomma, come è successo più volte in passato, un altro drappellone (a Siena, Cencio) del Palio è stato presentato e ha ottenuto un’accoglienza fredda se non critica da parte del popolo. Un tempo si fischiava sonoramente nel cortile del Palazzo Pubblico durante la presentazione (Luigi Ontani, nel 2002, ne sa qualcosa…) oggi ci si limita ad un po’ di gelo dal vivo, tanto ci si può sfogare più tardi con arroganza e violenza sui social. Ed è andata proprio così: i commenti si sono moltiplicati alimentati dal gorgo degli algoritmi con la solita escalation che ha trasformato 60mila senesi in provetti docenti dell’accademia di belle arti perfettamente in grado di spiegare ad un professionista come si disegna un cavallo, una madonna o uno stemma.

Il rapporto viscerale tra un popolo e un’opera d’arte

Intendiamoci: che un’intera comunità si metta a dibattere in massa su un’opera d’arte è qualcosa di miracoloso. Una prerogativa di Siena ineguagliata che si ripete due volte all’anno da oltre mezzo secolo ovvero da quando è iniziato il costume di incaricare della pittura di alcuni palii ad artisti di grido sostituendoli alle maestranze artigiane locali che altrimenti fin dalla notte dei tempi producevano drappi tradizionali e canonici sui quali c’era ben poco da confrontarsi. Tuttavia che questa passione e questo coinvolgimento trascenda in insulti, attacchi personali e cattiverie gratuite non solo è meschino verso un autore che ha lavorato un mese ad un progetto in cambio solo di gloria, ma è lontanissimo dallo spirito stesso del Palio. E così chi si erge a strenuo difensore delle tradizioni della Festa, non si rende conto che sta facendo l’esatto contrario.

Il drappellone dipinto da Ismaele Nones per il Palio di Siena del 2 luglio 2026
Il drappellone dipinto da Ismaele Nones per il Palio di Siena del 2 luglio 2026

Com’è il palio di Ismaele Nones?

Oltretutto senza motivo. Considerato che non solo Ismaele Nones è un importante artista contemporaneo e un nome riconosciuto a livello nazionale (non si può dire lo stesso di molti degli autori dei drappelloni degli ultimi anni), ma anche che il cencio appare elegante, sofisticato, raffinato: spiritoso, originale, tradizionale e però contemporaneo come la ricerca di questo autore.
E dunque come mai tutte queste critiche? I senesi hanno una sensibilità profondissima verso il cavallo. Sia per l’animale in sé (che qui è trattato meglio di un essere umano), sia per come viene rappresentato. E quei due cavalli che nel dipinto si abbracciano, si avvinghiano e fanno addirittura la linguaccia, non sono andati giù a molti. Ma non è la prima volta che accade: i fischi per Luigi Ontani furono proprio dovuti alla rappresentazione del tutto anomala del cavallo e anche lo scorso anno il bel palio di Francesco De Grandi fece discutere per quei cavalli sognanti e volanti.

Il Palio dell'agosto 2025 di Francesco de Grandi
Il Palio dell’agosto 2025 di Francesco de Grandi

In realtà il cavallo imbizzarrito nero con la lingua di fuori non è “ubriaco” come scrivono a valanga i leoni da tastiera sui social, ma è la citazione di un altro cavallo di Nones apparso in un’opera del 2024 intitolata Incontro Veloce Lungofiume. A lui si è affiancato un altro barbero questa volta di colore bianco per comporre i colori della Balzana, stemma della città di Siena. Al di là della lettura più composta, Nones non si sottrae all’analisi che vede i due cavalli farsi la linguaccia: “Un po’ giocano, un po’ lottano, un po’ danzano e sì un po’ si fanno la linguaccia in onore allo sberleffo che fa parte della vita di Siena e dei ritmi del Palio“. L’artista trentino prima a febbraio, poi ad aprile e infine ad inizio giugno ha passato diversi giorni a Siena per cercare di assorbire il più possibile delle dinamiche paliesche: questa lettura dimostra lucidità. Nones si è preso insomma dei rischi e lo ha fatto a ragion veduta, dopo aver analizzato la città.

Ismaele Nones, Incontro Veloce Lungofiume, 2024
Ismaele Nones, Incontro Veloce Lungofiume, 2024

Le simbologie nel Palio di Siena di Ismaele Nones

Altro elemento di critica popolare, anche se più tenue rispetto ai due cavalli linguacciuti, sono gli stemmi delle contrade: Nones si è limitato a disegnarne i contorni in maniera protocollare, ma all’interno si è preso tutte le libertà del caso, rivendicandolo. “Mi piace molto disegnare animali e parlando con i contradaioli nei miei soggiorni a Siena ho capito che si identificano tantissimo nell’animale che rappresenta la loro contrada, ancor più che nell’araldica storica o negli stessi colori. E allora mi sono sentito di applicare qui più che altrove la mia libertà d’artista“.
Il drappellone è poi infarcito di altri omaggi sottili alla città: ad esempio i due cavalli danzano su un pattern. Spesso nelle sue opere Nones utilizza queste superfici coerenti con la sua ricerca neobizantina derivante dalla frequentazione della bottega di arte sacra del padre. Questa volta però il pattern è ripreso da un pavimento del Santa Maria della Scala, uno dei musei più importanti di Siena: “Si tratta della famosa sala del Pellegrinaio” spiega Ismaele “quando ci sono passato ho scattato una foto e poi ho usato quel motivo, ho cambiato solo il colore“.

Il drappellone dipinto da Ismaele Nones per il Palio di Siena del 2 luglio 2026
Il drappellone dipinto da Ismaele Nones per il Palio di Siena del 2 luglio 2026. Dettaglio

Il Palio dedicato a San Francesco

Il palio di luglio 2026 è dedicato agli 800 anni dalla morte di San Francesco. La figura del Poverello poteva – sarebbe stato più comodo e meno foriero di critiche – occupare il centro del drappo di seta e l’artista se la poteva cavare così. E invece il Santo che nel 1226 detta il Piccolo Testamento di Siena è relegato in un fregio, in alto nel dipinto, sopra la colonna dove svetta la Madonna di Provenzano (a lei è sempre intitolato il palio di luglio) i cui capelli – come ha fatto notare Davide Ferri nella presentazione dell’opera – richiamano le acque che occupano tutta la parte bassa dell’opera.
Tra le tante bizzarrie che ho trovato a Siena questa è forse quella che mi ha colpito di più, un popolo che cerca un fiume sotterraneo inesistente“. In effetti in epoca medievale il governo senese era convinto che sotto la città scorresse un fiume in grado di pareggiare il conto con la rivale Firenze che un corso d’acque ce l’aveva eccome: la città venne dotata di una gran quantità di pozzi e cunicoli (ancora esistenti) ma il fiume – chiamato Diana – non venne mai trovato: la faccenda autorizzò il sommo Dante Alighieri, da fiorentino guelfo quale era, a sfottere i senesi: “gente vana” che perdeva tempo a “trovar la Diana”, come riporta un celebre passo del Purgatorio.
Quella Diana oggi è la rappresentazione su cui poggia tutto il lavoro di Ismaele Nones e sembra davvero un messaggio salvifico di speranza, in una settimana che vede l’Europa boccheggiare a causa di una crisi climatica che proprio grazie ad una sapiente gestione delle acque nelle nostre città potrebbe essere lenita.
Insomma Ismaele Nones ha impaginato un lavoro complesso, articolato, profondo, attento e a tratti molto lucido. Si può anche derubricarlo a “un palio brutto” perché i cavalli sono rappresentati con la lingua di fuori ma forse la proposta merita un’analisi più attenta e calma pur senza censurare le prime sensazioni di pancia se queste riescono a rimanere nella continenza.

Il drappellone dipinto da Ismaele Nones per il Palio di Siena del 2 luglio 2026. Dettaglio
Il drappellone dipinto da Ismaele Nones per il Palio di Siena del 2 luglio 2026. Dettaglio

Come si sceglie il pittore che dipinge il Palio?

C’è poi una questione di metodologia nella scelta degli artisti. Che è l’elemento più strutturale della faccenda. Come si scelgono gli artisti che dipingono il Palio di Siena? Locali? Nazionali? Internazionali? Sconosciuti? Famosi? Quanto è importante per le dinamiche della festa avere dei drappelloni d’autore? Vale la pena sottoporsi a critiche feroci come in questo caso quando con opere popolari e populiste si potrebbero far felici tutti con poca spesa e molta resa? Sono decisioni prettamente politiche, che però vanno presenza senza stare a metà del guado.

Le opere possono piacere o meno, essere riuscite o no, ma il loro appartenere alla ricerca e alla produzione di un autore certificato e professionista (e non di un hobbista) è un valore di per se. Ed è un indubbio plus per i diciassette musei di contrada che via via custodiscono i manufatti dopo la vittoria. Il Palio è una delle manifestazioni sociali, culturali e popolari più rilevanti al mondo e tutti i suoi componenti – inclusa la qualità della pittura del drappo di seta – dovrebbero essere all’altezza di questo posizionamento e di questo primato. Quindi meno enfasi sulla dinamica “mi piace non mi piace” l’opera e più attenzione ad una selezione rigorosa, inattaccabile e qualitativa degli autori. Questa volta l’autore di qualità c’è (parla il curriculum), se poi il drappellone non piace a tutti fa parte del gioco. Tanto poi chi lo vince lo adorerà comunque e pur avendolo schifata per giorni, lo porterà in corteo per mesi baciandolo e accarezzandolo come un figlio.

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli

Massimiliano Tonelli

È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a…

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