Quanto sono accessibili i musei italiani? Una ricerca restituisce tutte le potenzialità (e tutte le problematiche)
Dai servizi per la prima infanzia agli strumenti per le persone con disabilità, una nuova indagine condotta su 255 musei tra Lombardia e Piemonte mostra un sistema sempre più consapevole dell'importanza dell'accessibilità, ma ancora lontano da una piena inclusione
Un museo può dirsi davvero accessibile se una persona cieca non riesce a visitarlo in autonomia? O se una famiglia con un bambino di due anni fatica a trovare un fasciatoio o uno spazio dedicato? Sono alcune delle domande al centro della prima mappatura sistematica sull’accessibilità museale promossa da Fondazione Cariplo e Abbonamento Musei, presentata alla Triennale di Milano durante il convegno Il museo che accoglie: scenari e sfide dell’accessibilità nei luoghi della cultura. L’indagine, realizzata con il contributo di Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura e della museologa Maria Chiara Ciaccheri, ha coinvolto 255 musei tra Lombardia e province piemontesi di Novara e Verbano-Cusio-Ossola, restituendo un quadro articolato che alterna segnali incoraggianti a criticità ancora diffuse.
L’accessibilità dei musei italiani secondo la Fondazione Cariplo e Abbonamento Musei
Tra i dati più significativi emerge il rapporto tra musei e pubblico della prima infanzia. Se da un lato le attività educative e gli strumenti di mediazione dedicati ai bambini tra 0 e 6 anni rappresentano uno dei punti di forza del sistema — il 41% delle istituzioni si dichiara molto preparato su questo fronte — dall’altro restano evidenti le carenze infrastrutturali.
Il 40% dei musei non dispone infatti di spazi progettati specificamente per i più piccoli e il 48% è privo di servizi e attrezzature dedicate. Solo un museo su tre offre aree per passeggini, mentre fasciatoi, allestimenti ad altezza bambino, dispositivi tattili e percorsi semplificati restano ancora poco diffusi. Un dato che, secondo i promotori della ricerca, evidenzia la necessità di riconoscere la prima infanzia come un pubblico autonomo. Particolarmente fragile appare infatti la fascia 0-3 anni, riconosciuta come pubblico di riferimento da appena il 26% delle istituzioni coinvolte.
Disabilità: superate molte barriere fisiche, la sfida ora è l’autonomia della visita al museo
Le misure legate all’accessibilità fisica risultano ormai ampiamente diffuse: il 77,3% dei musei dispone di servizi igienici accessibili e il 63,1% offre percorsi privi di barriere architettoniche o soluzioni equivalenti. Anche sul fronte economico emerge un’attenzione consolidata, con il 91,4% delle istituzioni che garantisce l’ingresso gratuito alle persone con disabilità e l’81,2% che estende l’agevolazione agli accompagnatori.
Le principali criticità riguardano invece gli strumenti che consentono una fruizione autonoma dell’esperienza museale. Supporti multisensoriali, mappe tattili, didascalie in linguaggio semplificato e informazioni accessibili risultano ancora poco diffusi. Più della metà dei musei non dispone di strumenti multisensoriali e quasi l’80% è privo di mappe tattili. A pesare, secondo la ricerca, non sono soltanto le risorse economiche, ma anche l’assenza di una progettazione strutturata: quasi la metà delle istituzioni non dispone ancora di un referente dedicato all’accessibilità e il tema compare raramente nei documenti strategici.
Dalla ricerca all’azione: i prossimi investimenti per musei più inclusivi in Italia
La ricerca si propone come uno strumento operativo per orientare le future politiche culturali. I risultati dell’indagine saranno infatti alla base delle iniziative promosse da Fondazione Cariplo nell’ambito delle sfide di mandato Anita. L’infanzia prima e Destinazione Autonomia, programmi che prevedono un investimento complessivo di 40 milioni di euro.
Tra le azioni annunciate figurano nuovi bandi dedicati ai musei e percorsi di formazione destinati agli operatori culturali, con l’obiettivo di rafforzare competenze, progettualità e collaborazioni territoriali. L’idea che emerge dalla ricerca è chiara: l’accessibilità non può essere considerata un insieme di interventi aggiuntivi o straordinari, ma deve diventare un elemento strutturale della progettazione museale. Una trasformazione che riguarda spazi, linguaggi, servizi e governance e che potrebbe ridefinire il ruolo stesso del museo contemporaneo come luogo realmente aperto a tutti.
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