Fermare il tempo? Con l’arte è possibile e lo dimostra una mostra a Roma
Esplora le potenzialità della natura morta attraverso le pratiche eterogenee di diversi artisti la mostra “Per un attimo / Still Life” a cura di Melania Rossi, che, fino al 19 giugno, è visitabile allo spazio Label201
Nasce da un gioco di parole la mostra Per un attimo / Still life che, partendo dal gioco di parole contenuto nella definizione, anche nella sua declinazione olandese still laben, riflette sul tempo e sulla sua possibile sospensione; pretesa impossibile e paradossale – ma profondamente umana – che vorrebbe negare lo scorrere del tempo, per “congelare” l’attimo. Contraddizione da cui la curatrice, Melania Rossi, ha tratto ispirazione per offrire una panoramica sull’interpretazione contemporanea di questo genere attraverso le opere di José Angelino, Chiara Bettazzi, Krizia Galfo, Emiliano Maggi, Guglielmo Maggini, Beatrice Pediconi, Saverio Tonoli e FLOVVERS.
Ad accogliere i visitatori, nello spazio Label 201 di Roma, due lavori di Chiara Bettazzi (Prato, 1977) non solo fotografie ma documentazione di installazioni costruite per accumulo di oggetti ritrovati per ragionare sulla memoria e sull’oggetto di scarto che assurge a nuova vita attraverso l’arte. Di fronte, l’installazione Orchidelirium – Continua della flora designer Barbara Mattei, alias FLOVVER, riflette su come l’estetica contemporanea sia riuscita a trasformare una preziosa rarità in merce di massa, da usare a consumo. Nell’opera le orchidee sfiorite sono crocifisse al muro, martiri della contemporaneità ed evocazione del rischio di ridurre la natura a bene usa e getta…

Il parco di sculture al centro di Label201
Al centro un parco scultoreo innesca una dialettica tra disgregazione e creazione. L’armonico allestimento si apre con la scultura ibrida Arm (Every morning there was Endless Sleep preceding it), 2020, di Emiliano Maggi (Roma, 1977) che invita a girare intorno al gruppo. E se Guglielmo Maggini (Roma, 1992), con Stele di Cocci 2024, rende un omaggio alla Fontana dei Cocci di Piazza Testaccio, con le anfore rotte e accatastate; Josè Angelino (Ragusa, 1977) in bilico tra arte e scienza, agisce lo still life con Se-Mi, 2026, opera in cui un soffione sospeso in una campana di vetro davanti a una ventola funzionante, rimane integro grazie al vuoto creato all’interno.
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La caducità della vita e la possibilità di rinascita nella riflessione sulla natura morta a Roma
Il fiore come emblema della caducità della vita ritorna in Lotus Flowers at sunset, 2025 di Beatrice Pediconi (New York, 1972), opera in cui il valore simbolico del soggetto è amplificato dal suo essere altro da sé, dal momento che l’aspetto acquatico e fluttuante del “fiore” deriva dal suo essere realizzato con pellicola di Polaroid, attraverso un particolare procedimento ideato dall’artista. L’acqua è presente nei Water flower, 2024 di Saverio Tonoli (Lucca, 1984); opere ottenute con l’antica tecnica turca ebru che genera una sorta di marmorizzazione della superfice pittorica, articolata attraverso ripetuti bagni di colore. Tecnica in cui l’artista, rinunciando ai pennelli, accetta di avere un controllo solo parziale del processo creativo.
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La sfilata di Vanitas alla mostra “Per un attimo / Still life” a Roma
Costituiscono una sfilata di vanitas i dipinti di Krizia Galfo (Ragusa, 1987) in cui l’Iperrealismo dell’impeccabile resa pittorica viene negato dalla palette psichedelica che, tutta virata sul magenta, trasferisce la scena su un piano surreale; mentre Maggi con Wolf Frieze on Blue, 2021 crea un coinvolgente memento mori, in cui lo specchio trasforma il visitatore in protagonista. Opera che posta a chiosa ideale del percorso lo traduce in un’esperienza estetica in grado effettivamente di sospende il tempo e regalare una parentesi di bellezza e viva intelligenza.
Ludovica Palmieri
Roma // Fino al 19 giugno
Per un attimo / Still Life
José Angelino, Chiara Bettazzi, Krizia Galfo, Emiliano Maggi, Guglielmo Maggini, Beatrice Pediconi e Saverio Tonoli, FLOVVERS
LABEL201, via Portuense, 201
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