Finalmente il Ministro della Cultura Giuli ha visitato il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2026 (e ha detto che vuole comprarselo)
Dopo le recenti manifestazioni d’interesse da parte del Ministero della Cultura per il Teatro delle Vittorie di Roma e per Palazzo Labia a Venezia, il dicastero guidato da Alessandro Giuli “auspica che l’opera di Chiara Camoni possa trovare una collocazione definitiva al termine dell’Esposizione in collezioni museali o istituzioni pubbliche”. Ed è ancora “Giuli-compra-tutto"
Era il 24 aprile quando il Ministro della Cultura Alessandro Giuli annunciava la sua mancata presenza alle giornate di pre-apertura e alla cerimonia inaugurale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, prevista lo scorso 9 maggio 2026. Una scelta maturata sullo sfondo di tensioni politiche e culturali che avevano trasformato la rassegna in un terreno di scontro geopolitico.
A distanza di qualche settimana, il Ministro ha finalmente visitato il Padiglione Italia in compagnia del Presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco. Non si è trattato però di una visita standard, bensì di un tour nella mostra che ha scaturito delle riflessioni abbastanza inattese. Nelle dichiarazioni infatti il Ministro “auspica che l’opera di Chiara Camoni, o una sua parte significativa, possa trovare una collocazione definitiva al termine dell’Esposizione, affinché il lavoro continui a vivere oltre il tempo della mostra e possa essere restituito stabilmente alla collettività”, così si legge nella nota diffusa dall’Ufficio Stampa della Biennale. Quindi il Ministero è pronto a comprare (anche) il Padiglione Italia dopo i tanti acquisti di opere e edifici annunciati o portati a termine negli ultimi mesi? Una nuova puntata della saga “Giuli-compra-tutto”?
Il Padiglione Italia alla Biennale d’Arte di Venezia 2026
È proprio la capacità di risolvere il rapporto con l’immensità delle Tese dell’Arsenale di Venezia uno degli aspetti più convincenti del progetto di Chiara Camoni (Piacenza, 1974) per il Padiglione Italia alla Biennale Arte 2026, curato da Cecilia Canziani. Con te con tutto si sviluppa attraverso due momenti distinti ma complementari: prima a confronto con la sacralità maestosa, ma non soverchiante, del bosco di figure antropomorfe plasmate nell’argilla, dove il ritorno alla natura, il gesto, la matericità della creazione si affermano evidenti; e poi nella seconda tesa, che mette al centro la relazione: tra artisti, discipline, con il pubblico chiamato a partecipare alle attività del ricco public program.
Il Ministero della Cultura interessato al Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2026
La visita di Giuli apre però anche una questione più ampia: quale destino avranno le opere prodotte per il Padiglione Italia una volta conclusa la Biennale? L’idea avanzata dal Ministero sembra andare nella direzione di una maggiore continuità istituzionale, immaginando che lavori di questa portata possano entrare stabilmente in musei, collezioni pubbliche o altri spazi culturali italiani. Non soltanto un’acquisizione simbolica, ma la possibilità di trasformare il Padiglione in un’occasione concreta di costruzione del patrimonio contemporaneo nazionale. Un’idea che potrebbe essere strutturale e valere per ogni padiglione di qui in avanti? Del resto lo stato già interviene per produrre una parte dei lavori, dunque accordarsi per una loro acquisizione potrebbe essere più facile. Certo sarebbe stato meglio deciderlo prima piuttosto che a mostra già iniziata e ad opere già prodotte. Tra l’altro c’è da dire che lo stato elargisce una cifra molto contenuta per la realizzazione del padiglione (tant’è che i team vincitori devono sbattersi, e non poco, per fare fundraising) e dunque viene da chiedersi perché, in presenza di risorse maggiori, queste non vengano messe sulla realizzazione del progetto a monte piuttosto che sulla sua acquisizione a valle. Vedremo insomma se l’ipotesi ventilata da Giuli si concretizzerà.
La campagna acquisti del Ministero della Cultura di Giuli-compra-tutto
Dopo il chiacchieratissimo acquisto dell’Ecce Homo di Antonello da Messina, rientrato in Italia e destinato all’Aquila, all’inizio di marzo i riflettori si sono spostati sul Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini (futuro papa Urbano VIII) realizzato da Caravaggio tra Cinquecento e Seicento, acquistato dallo Stato per 30 milioni di euro al termine di una lunga trattativa per destinarlo alle collezioni di Palazzo Barberini.
Nel frattempo, il Ministro Giuli, insieme all’allora Sottosegretario Gianmarco Mazzi — oggi Ministro del Turismo — si era recato a Verona per confermare l’acquisto dello storico Cinema Astra, custode di un importante sito archeologico. L’obiettivo dichiarato è quello di riaprire la sala e trasformarla in un polo museale contemporaneo grazie a un ulteriore investimento di 7,5 milioni di euro.
Risale invece a marzo anche la decisione di acquisire il Teatro Sannazzaro di Napoli, colpito dal grave incendio del 17 febbraio scorso. Un’operazione pensata per garantire la sopravvivenza di uno spazio culturale molto amato dalla città: oltre al restauro del teatro Ottocentesco, il Ministero si è impegnato a individuare una sede alternativa che consenta la prosecuzione delle attività teatrali.
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