Mimmo Paladino torna a Milano con una grande mostra dopo anni. Sotterranea e immersiva
A Palazzo Citterio, nella Sala Stirling, Paladino ricontestualizza una delle sue opere più famose all'interno di un nuovo allestimento site specific. Ce ne parla il curatore Lorenzo Madaro
Era dal 2011 che Mimmo Paladino (Paduli, 1948) non esponeva in un grande spazio pubblico di Milano. Quindici anni dopo, si aprono per lui le porte dell’ambiente ipogeo di Palazzo Citterio, quella quinta brutalista che è la Sala Stirling: qui giacciono, dal 16 maggio, i suoi Dormienti. La famosa serie di trentadue sculture antropomorfe in terracotta, raffiguranti corpi adagiati in posizione fetale, va a riempire l’alta camera sotterranea con un allestimento dai connotati teatrali.
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I “Dormienti” di Mimmo Paladino
“L’idea della scultura è l’idea che probabilmente avevano gli antichi, e per antichi intendo gli Etruschi: non fare cioè un oggetto che potesse sfidare delle leggi di proporzioni o che avesse più a che fare con l’arte, ma che avesse a che fare con il senso del magico e del religioso – il che è diverso dal dipingere, perché la pittura ti offre l’idea della finzione, mentre quella cosa ce l’hai davvero davanti, te la costruisci, te la materializzi”. Così Paladino raccontava i suoi Dormienti alla fine degli Anni Novanta: è del ’98 la prima presentazione al pubblico di questo corpus di opere scultoree, nate da una stessa matrice e ricombinate negli anni a seconda dello spazio in cui vengono via via accolte. I Dormienti incarnano un ideale formale essenziale, che sembra rimandare a un universo primordiale non ben definito; allo stesso tempo, ha ricordato l’artista, sono un omaggio ai disegni dello scultore britannico Henry Moore (Castleford, 1898 – Perry Green, 1986) delle persone ricoverate durante la Seconda Guerra Mondiale.
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Paladino, i “Dormienti” e la relazione con lo spazio architettonico
I visitatori possono muoversi liberamente nella sala, entrando a far parte di un paesaggio meditativo che alterna silenzi a spazi sonori intensi: per l’occasione è stata recuperata una traccia sonora di Brian Eno a cui i Dormienti erano stati abbinati per la prima volta nel ’99. “Già scendendo dalla scalinata si avverte, con la musica, questa presenza che incombe”, spiega Lorenzo Madaro, curatore della mostra e del nuovo volume monografico sull’artista (in uscita per i tipi di Metilene Edizioni) dedicato al viscerale rapporto tra Paladino e l’architettura. “L’idea alla base dell’invito del direttore generale Angelo Crespi era proprio quella di relazionarsi con la forza intrinseca spazio architettonico. Mimmo è un artista che doma gli spazi”.

La lettura contemporanea dei “Dormienti” e l’allestimento nella Sala Stirling
E lo spazio appare qui trasfigurato. L’impressionante allestimento è frutto anche del dialogo con il fotografo e lighting designer Cesare Accetta, molto apprezzato in ambito museale e teatrale: “L’illuminazione dei corpi, prima di tutto, fa capire che si tratta di un’unica grande opera e non di sculture separate; poi, fa convivere i corpi direttamente con lo spazio, e specialmente con il liscio pavimento in cemento. Guardandola dall’alto, entrando, sembra quasi una costellazione capovolta”, dice Madaro. Questa capacità di astrazione dell’opera è, per il curatore, uno dei suoi punti forti, e ne permette “la capacità di rivelare un’esperienza di riflessione sul presente, senza inciampare nella cronaca. È perché sono senza tempo che i Dormienti possono essere contemporanei”.
Le opere su carta di Mimmo Paladino a Palazzo Citterio
Aperta fino al 26 luglio 2026 e realizzata dalla Grande Brera insieme all’Archivio Paladino, la mostra accosta ai Dormienti un nucleo di quindici disegni su carta, allestiti in un ambiente “nascosto” accanto alla Sala Stirling. “In realtà sarebbe un vano tecnico. Noi ci abbiamo fatto una sorta di gabinetto dei disegni”, spiega Madaro. “Il tema ricorrente è quello di Icaro. È il grado zero del suo percorso, questi spunti li ritroviamo sulla pelle dei Dormienti”. Paladino, chiosa il curatore, precorre i tempi anche nel suo ritorno al disegno: “Queste opere le ha fatte nel 1973, quando aveva 25 anni: ha anticipato di molti anni il ritorno al disegno e alla pittura, che sarebbe arrivato solo alla fine degli Anni Settanta”.
Giulia Giaume
Paladino
Dal 15 maggio 2026 al 26 luglio 2026
Palazzo Citterio, Sala Stirling
Via Brera 12, Milano
http://palazzocitterio.org
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