Il nuovo allestimento della Fondazione Querini Stampalia a Venezia è un gioco di arte combinatoria. Intervista alla direttrice Cristiana Collu
Dal 5 maggio 2026, l’istituzione veneziana presenta il nuovo allestimento ispirandosi ai sogni e alle passioni del suo fondatore Giovanni Querini Stampalia (nato proprio il 5 maggio del 1799) e sua sorella Caterina
“Dal cinema sono passata al teatro, all’idea di palcoscenico, e quindi a una narrazione costruita come un piano sequenza. È un po’ un “cinema rovesciato”: nel cinema lo spettatore è fermo e le immagini scorrono; qui invece è il visitatore a muoversi dentro lo spazio, come un regista che costruisce la narrazione attraversandola”, introduce così la mostra The Dreamer la direttrice della Fondazione Querini Stampalia di Venezia Cristiana Collu che, dal 5 maggio 2026, presenta il nuovo allestimento dell’istituzione ispirandosi ai sogni e alle passioni del suo fondatore Giovanni Querini Stampalia (nato proprio il 5 maggio del 1799) e sua sorella Caterina. Un allestimento costruito ad hoc ricollocando le oltre 170 opere della collezione – tra tutti la Presentazione di Gesù al Tempio di Giovanni Bellini sorretto dal cavalletto di Carlo Scarpa, il San Sebastiano di Luca Giordano o la Madonna con Bambino di Palma il Vecchio – poi poste in dialogo con quelle di sei artisti contemporanei, Giusy Calia, Silvia Giambrone, Daniela De Lorenzo, Davide Rivalta, Emanuele Becheri e Chiara Bettazzi.
Il nuovo allestimento della Fondazione Querini Stampalia a Venezia. Intervista a Cristiana Collu
Il riferimento esplicito è al film Senso di Luchino Visconti, ambientato a Venezia pochi anni prima della morte del conte Querini: “L’allestimento è una sorta di “arte combinatoria”. È come se il presente si nutrisse continuamente del passato e della sua archeologia: è l’unico modo per proiettarsi in avanti”. Infatti, entrare in mostra – dove non c’è una successione cronologica delle sezioni che invece seguono un andamento emotivo e discontinuo, sospeso in un altrove invisibile fatto di suggestioni, dettagli e rimandi – equivale a entrare in un sogno e non è nemmeno più chiaro se chi sogna è il filantropo veneziano, il visitatore o le opere stesse. “Il sogno, come il cinema, permette di muoversi nel tempo: passato, futuro, memoria e proiezione si mescolano continuamente”, continua Collu.
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Ecco com’è il nuovo allestimento della Fondazione Querini Stampalia a Venezia tra sogni, dipinti antichi e arte contemporanea
Così, gli Oracoli di Giusy Calia introducono a una dimensione iniziatica, quasi rituale, che introduce a un attraversamento simbolico tra inconscio e memoria. Gli specchi di Silvia Giambrone, invece, negano la funzione riflettente e mettono in discussione il concetto di identità, aprendo interrogativi sulle relazioni di potere e sulle dinamiche invisibili dell’io posto a confronto con la società. La materia si fa instabile negli acquerelli di Emanuele Becheri, dove l’acqua diventa forza generativa e incontrollabile, mentre con Sogno infrangibile Daniela De Lorenzo concentra l’attenzione sul gesto delle mani, trasformandolo in un atto di resistenza immaginativa. La presenza del Cavallo di Davide Rivalta introduce poi una dimensione perturbante: un corpo animale, silenzioso ed enigmatico, che destabilizza l’ordine umano dello spazio. Infine, Chiara Bettazzi lavora sul tempo reale del fare, componendo un’opera che nasce dall’incontro diretto con lo spazio e con oggetti trovati, sempre provvisoria, sempre in bilico. Il risultato è un percorso che sembra non concludersi, ma al contrario tornare su se stesso con luce sempre nuova. Ogni sala rimanda a un altrove, ogni immagine contiene una traccia di ciò che precede e un’anticipazione di ciò che verrà. Il visitatore così costruisce, inconsapevolmente, una propria narrazione, fatta di vuoti e di ritorni, di apparizioni e sparizioni.
Immaginare il futuro alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia
“Le opere della collezione permanente sono state ricollocate seguendo alcuni temi: passioni meno note del conte, come la scherma, oppure il tempo, le stagioni, la natura. C’è stato un vero e proprio mescolamento, guidato da associazioni e suggestioni. Anche elementi introdotti all’ultimo momento sono stati accolti se riuscivano a entrare nel meccanismo complessivo. È un po’ come un ingranaggio: ogni elemento deve funzionare, altrimenti rischia di bloccare tutto. Un’eccessiva spiegazione rischia di essere rassicurante, ma anche limitante. Qui invece si lascia spazio a una certa apertura, anche a un possibile disorientamento, perché è proprio lì che può nascere un’esperienza più autentica”, conclude Collu. E dunque quale responsabilità comporta oggi immaginare il futuro?
Caterina Angelucci
Venezia // The Dreamer
FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA
Campiello Santa Maria Formosa, 5252
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