A Reggio Emilia torna la grande rassegna Fotografia Europea. Programma, appuntamenti, centinaia di mostre diffuse
La città del Tricolore apre ancora una volta spazi storici o insoliti per ospitare un'ampia panoramica di autori internazionali
Venti mostre nel circuito ufficiale e oltre trecento in quello off con quasi altrettante sedi espositive: alcune storiche – Chiostri di San Pietro, Palazzo da Mosto, Palazzo dei Musei, Palazzo Scaruffi, Chiesa dei Santi Carlo e Agata -, altre moderne, come Spazio Gerra e Collezione Maramotti, o insolite, come gli appartamenti in Via Roma. Reggio Emilia si prepara al weekend inaugurale di Fotografia Europea, la grande rassegna diffusa che dal 30 aprile resterà aperta fino al 14 giugno: l’edizione del 2026, la numero ventuno, è dedicata ai Fantasmi del quotidiano, intesi come presenza di qualcosa che potrebbe accadere e come invito a cercare le cose non viste e quelle invisibili.
Il circuito ufficiale di Fotografia Europea: le mostre ai Chiostri di San Pietro
Promossa da Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia, con il contributo della Regione Emilia-Romagna, la rassegna della città del Tricolore torna quindi a osservare i cambiamenti della contemporaneità attraverso gli occhi di grandi fotografi e artisti emergenti. I Chiostri di San Pietro, da sempre sede della biglietteria e cuore pulsante del festival, ospitano il nucleo di mostre curate da Tim Clark e Luce Lebart. Il percorso inizia con Bravo, il lavoro in tre capitoli (Endings, Bodies e Breaches) di Felipe Romero Beltrán, vincitore del KBr Photo Award 2025 di Fundación MAPFRE. L’autore esplora le storie di migrazione lungo il Rio Bravo, al confine tra Messico e Stati Uniti, simbolo di un’attesa sospesa e silenziosa.
Mohamed Hassan, con il suo progetto Our Hidden Room, vincitore dello Star Photobook Dummy Award, indaga identità, famiglia e salute mentale attraverso il rapporto con il padre e l’Egitto, sua terra natale, intrecciando immagini e parole in un percorso di memoria e guarigione. In Automated Refusal, Salvatore Vitale analizza la precarietà dei lavoratori della gig economy, tra sorveglianza algoritmica, ranking e riduzione del tempo libero, nel contesto delle professioni digitali. Con Le Jardin d’Hannibal, la fotografa francese Marine Lanier racconta il Giardino del Lautaret, storico conservatorio di biodiversità alpina e centro nevralgico per la ricerca scientifica. Stains and Ashes è il lavoro di Ola Rindal, che rivolge lo sguardo verso macchie, crepe e imperfezioni dell’ambiente quotidiano, elementi solitamente trascurati, trasformati in visioni astratte. In Subject Studies: CHAPTER I, la fotografa messicana Tania Franco Klein esplora la percezione di un soggetto che cambia in base al contesto e allo sguardo dello spettatore, ricreando la stessa scena con persone diverse. Con The Season, ispirato a La lentezza di Milan Kundera, Giulia Vanelli indaga il rapporto tra velocità, memoria e oblio. Nel grande corridoio centrale, al primo piano, Frédéric D. Oberland, espone Vestiges du futur dove immagine e suono creano un’esperienza sinestetica di visioni psichedeliche e premonizioni catturate in 35mm e Super8.
Le sale del piano terra ospitano Milk Wood, la committenza di Fotografia Europea, affidata per questa edizione a Simona Ghizzoni: la fotografa di origini reggiane pone al centro del suo lavoro la figura femminile come depositaria di memoria ma anche di immaginazione e progettualità, in un percorso laboratoriale partecipato sul territorio, tra parole e immagini. Il percorso si conclude con Keep the Fire Burning, a cura di Francesco Colombelli in collaborazione con il Centro diurno per l’adolescenza AÏDA: la mostra indaga come miti, fiabe, credenze popolari e tradizioni continuino ad abitare il presente, costruendo una geografia emotiva e culturale che attraversa confini e generazioni.

Il circuito ufficiale di Fotografia Europea: le mostre a Palazzo da Mosto
Palazzo da Mosto ospita la collettiva Ghostland, un’esplorazione sull’attuale epoca ipermediata, dove la realtà appare come un territorio spettrale filtrato costantemente dagli schermi luminosi. Al piano terra del palazzo sono allestiti i progetti della Open Call, selezionati dai curatori del festival tra quelli di oltre 700 artisti, e offrono uno sguardo sulle ricerche più originali della scena contemporanea. Federica Mambrini, con L’albergo della lontananza, trasforma la distanza geografica tra Italia e Cile in uno spazio architettonico simbolico, dove ponti, deserti e gesti quotidiani diventano strumenti per costruire legami tangibili tra due emisferi. Con The serpent’s thread Emilia Martin intreccia storia e mito ricostruendo la vicenda dei corredi tessili delle cinque sorelle Andersson, vissute in un villaggio svedese all’inizio del XX Secolo.
Le mostre a Palazzo Scaruffi
Palazzo Scaruffi, edificio del XVI Secolo nel centro storico, accoglie per la prima volta un’esposizione: 200×200. Due secoli di fotografia e società. Nel bicentenario della prima fotografia della storia (La vista dalla finestra di Le Gras, creata da Joseph Nicéphore Niépce), Fotografia Europea ha chiesto a Walter Guadagnini di immaginare una rassegna che racconti per immagini il significato della fotografia nella vita di uomini e donne degli ultimi due secoli. Una passeggiata che inizia nella campagna francese e arriva fino agli schermi degli smartphone, tra le immagini dei grandi maestri come Daguerre, Nadar, Curtis, Lewis Hine, Berenice Abbott, Robert Capa, Dorothea Lange, Walker Evans, solo per citarne qualcuno.
Nella Chiesa dei Santi Carlo e Agata (IX secolo) trova spazio Ghostwriter, la mostra di Elena Bellantoni. Il progetto evoca i fantasmi della storia attraverso figure simboliche espresse dal corpo dell’artista.
Le mostre a Palazzo dei Musei, Spazio Gerra e Collezione Maramotti
La sezione di fotografia di Palazzo dei Musei presenta Luigi Ghirri. A Series of Dreams, con la curatela musicale di Giulia Cavaliere. Il riallestimento esplora il legame tra suono e immagine: dalla passione per Bob Dylan alla profonda amicizia con Lucio Dalla, dall’importante collezione di dischi ai numerosi rimandi nei suoi scritti. Negli stessi spazi, la tredicesima edizione di Giovane Fotografia Italiana presenta il progetto Voci, che mette in scena la ricerca di sette talenti under 35 in concorso per il Premio Luigi Ghirri.
Allo Spazio Gerra, l’attenzione si focalizza sulla poetica di Francesco Guccini con la mostra Canterò soltanto il tempo, un viaggio intimo nella carriera del cantautore, strutturato come un vero e proprio concept album visivo. Infine laCollezione Maramotti presenta Heaven’s truth, la prima personale italiana di Ndayé Kouagou, che propone un’esperienza narrativa, passando dal video alla performance.
Il Circuito Off di Fotografia Europea
Si arricchisce ogni anno la proposta indipendente che amplia e anima il festival. Per questa edizione sono oltre trecento le mostre diffuse su tutto il territorio cittadino. Appartamenti e giardini privati, atelier d’artisti e gallerie si animano grazie ai progetti di fotografi professionisti e giovani esordienti, appassionati e associazioni. Parte di questo circuito è anche il progetto OFF@school che coinvolge le scuole di tutta la provincia di Reggio Emilia.
Opening weekend
Come ogni anno le giornate inaugurali di Fotografia Europea (30 aprile, 1, 2 e 3 maggio) si presentano con un calendario ricco di appuntamenti: conferenze, incontri con gli artisti, presentazione di libri, book signing, letture portfolio, workshop, una bookfair dedicata agli editori indipendenti, spettacoli. Tra gli appuntamenti da non perdere ci sono gli incontri della scrittrice, giornalista e conduttrice radiofonica Loredana Lipperini con la scrittrice e traduttrice Simona Vinci, con la saggista, docente e creativa Annamaria Testa, con lo psicanalista Luigi Zoja e la conferenza concerto con il trombettista Nello Salza, in dialogo con il critico cinematografico Gianni Canova.
Mariacristina Righi
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati