La Seconda guerra mondiale con gli occhi dei grandi fotografi in una mostra a Gorizia
Il conflitto e le sue conseguenze vengono raccontati attraverso gli scatti dei fotografi Magnum, tra reportage, cronaca e foto d’autore
Palazzo Attems-Petzenstein a Gorizia ospita la mostra Back to Peace? La guerra vista dai grandi fotografi Magnum, un percorso espositivo che vuole raccontare la Seconda guerra mondiale e la ricostruzione che ne consegue attraverso gli scatti dei più grandi maestri della fotografia: da Robert Capa a Eve Arnold, da Henri Cartier-Bresson a David Seymour, passando per Eric Hartmann, René Burri e Thomas Hoepker. Il percorso si articola in duecento fotografie, oltre alle installazioni video e ai paesaggi sonori, che testimoniano le città ridotte in macerie, le sofferenze degli indifesi, dei più deboli, i volti dei sopravvissuti e la difficile ripresa del quotidiano.

Il ruolo di Magnum Photos
Se qualcuno dovesse chiedersi che cos’è Magnum Photos, Andrea Holzherr – che ha curato la mostra con Marco Minuz – risponde che è una delle agenzie fotografiche più rispettate e longeve al mondo che ha influenzato la nostra comprensione visiva del XX e XXI Secolo, documentando conflitti, questioni sociali, cambiamenti culturali e vita quotidiana con profondità ed empatia.
Gli scatti iconici della mostra fotografica di Gorizia
A Gorizia alcune di queste finalità si concretizzano in due sezioni. La prima comprende le immagini oramai iconiche dello sbarco in Normandia scattate tra il 1944 e il 1945 da Robert Capa. E, poi, chi non conosce quella dell’anziano contadino, basso di statura con alle spalle un arido paesaggio siciliano, con la mano appoggiata sulla spalla dell’ufficiale americano accovacciato vicino mentre gli indica con un bastone, che sembra prolungare il suo braccio, la direzione presa dai tedeschi? Quelle di George Rodger, sugli internati di Bergen-Belsen al momento della liberazione. Sono sue le immagini della Shoah con i cadaveri ammassati sul ciglio della strada, sotto gli alberi, le fosse comuni, le odiose kapò. Tra gli scatti più impressionanti c’è il Ritratto di due sopravvissute, di età indefinibile, presumibilmente giovani. La divisa a strisce, le scarpe sformate dalle marce estenuanti, nelle mani alcune pentole ammaccate, i capelli scarmigliati. Ma sui volti un sorriso appena accennato rende la scena surreale e tremenda.
Grandi fotografi in mostra a Palazzo Attems-Petzenstein
Di Wayne Miller tra i primi fotografi a entrare nella città di Hiroshima, per documentare l’immane devastazione causata dalla bomba atomica. Pensava che le sue fotografie sarebbero dovute servire a dissipare l’orrore della guerra. Se non altro hanno contribuito, ma in questo periodo la certezza comincia a vacillare, a preservare il tabù nucleare, condizione necessaria per garantire un futuro di pace alle future generazioni. Henri Cartier-Bresson, con Le Retour, dà una delle testimonianze più commoventi sulla sofferenza scaturita dalla Seconda guerra mondiale, documentando la liberazione e il viaggio verso casa dei prigionieri francesi liberati dai campi di concentramento nazisti tra agosto e ottobre 1945. Dai loro volti smunti e increduli, dalle convalescenze in ospedale, fino al ritorno a casa a piedi, in camion e in aereo, la macchina da presa cattura la paura la tensione la felicità nei loro volti.
Le conseguenze della guerra viste dai fotografi
La seconda analizza le immediate conseguenze del conflitto, con gli scatti di Werner Bischof. Particolarmente commovente è quella della mamma mentre allatta il suo bambino. Un gesto naturale che esorcizza l’ideologia della morte appena sconfitta. Con i suoi reportage dedicati ai bambini europei David “Chim” Seymour mostra l’oscillare tra la tragedia della privazione dell’innocenza e la speranza nel futuro. Sono fotografi che capiscono quanto sia importante documentare le conseguenze della guerra: l’Europa in rovina nelle sue famiglie sfollate, nelle città annientate, nella lotta per la ricostruzione risollevandosi dalle macerie, nei primi barlumi di speranza.
Il valore contemporaneo della mostra di Gorizia
Insieme, le due sezioni mostrano che il ritorno alla pace non è un evento istantaneo, ma un processo lungo e irregolare, rivelatore quanto il conflitto stesso. La mostra si conclude con una sezione dedicata al Muro di Berlino. Back to Peace? non è solo una mostra sul passato: è un promemoria che vale per il presente. Vuole dirci che la pace, nel momento in cui è a rischio in varie parti del mondo, non è una conquista irreversibile. Vuole dirci che le atrocità perpetrate nel XX Secolo non possono e non devono essere dimenticate. Affinché non si ripetano. Anche se è già accaduto.
Fausto Politino
Gorizia // fino al 3 maggio 2026
Back to Peace? La guerra vista dai grandi fotografi Magnum
PALAZZO ATTEMS-PETZENSTEIN – Piazza Edmondo de Amicis, 2
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